Dimissioni

Amici

Como 25 Gennaio 2005

Caro …,

ti spedisco questa lettera in sincera amicizia. Scusandomi se uso Internet e non carta e penna, ma ormai non so quasi più scrivere a mano. E sperando in una tua comprensione per quanto scriverò nelle ultime righe.

Credo che fra noi due ci siano 10 anni di differenza di età (io sono del 1948), ma credo anche che tu stia invecchiando meglio di me. Perché sei ancora proiettato sul futuro. Invece io sono in una fase della vita in cui mi piace ripercorrere il passato. Tornare indietro, più che andare avanti.

E in questi giorni, di sera, con la musica che mi accompagna sempre, sto riordinando quanto ho scritto in questi anni. Andando anche molto indietro, quando a 16 anni pubblicavo articoletti sui giornali studenteschi o sui quotidiani locali, cui andavo a proporre le mie faticose scritture. Non ho una scrittura fluida e ci metto molta fatica a passare dal pensiero alle parole sul foglio bianco. Il foglio bianco è una sfida con il possibile lettore, ma soprattutto con me stesso.

Così, facendo ordine in questa mia infinitesima vita ho visto gli anni di collaborazione con le varie attività che tu, da vero organizzatore culturale, hai messo in atto chiamandomi spesso a lavorare con l’…: i distretti sanitari nel 1984, i corsi a Vigevano e Pavia, i rapporti al Ministero dell’Interno, la comparazione delle leggi, le voci in cui suddividere la biblioteca… E’ perfino bello vedere l’ordine dattilografico di questi rapporti, credo tutti pazientemente trascritti dalla gentilissima … (pensa i vuoti di memoria: non riesco a tirare fuori il nome. Ma prima o poi rispunterà, improvvisamente).

Ma fra tutti spicca la tua creatura fondamentale. ….. : certo veicolo per la vostra attività di consulenza e ricerca, ma ancora di più testimonianza storica della evoluzione ormai trentacinquennale del mondo dei servizi socio-sanitari.

Forse tre anni fa, hai avuto la benevolenza di chiamarmi a far parte della …. Ma ora mi trovo a disagio nel ritrovare il mio nome in quella ….

Non ce la faccio più a tenere aggiornato ….. Tu sai che il questo “regionalismo amministrativo” sta portando il sistema ad una grande frammentazione. Le leggi regionali non sono più un indicatore di tendenza. Lo sono di più gli atti amministrativi di talvolta boriosi dirigenti e funzionari che non conoscono le energie che si rendono necessarie nel produrre il servizio e che si sostituiscono del tutto anche ai ruoli degli assessori. I Consigli regionali contano sempre meno. Chi governa fa quello che vuole. Formigoni insegna: e questa cultura sta contaminando anche il “riformismo” dei centri-sinistra.

So che è nostalgia, ma io vengo da una cultura politica in cui la sequenza era: scelte prima culturali e poi legislative a livello statale, applicazioni regionali mediante leggi dei Consigli, delibere di Consiglio, atti delle Giunte e solo allora impostazione tecnica. Con la successiva intelligenza di amministratori locali e generosi operatori sociali che nei territori hanno costruito la rete. Questo ha a che fare certo con la politica. Ma ha anche inciso su quel mio lavoro di amanuense dei processi legislativi. Così necessariamente ho dovuto rinunciare ai miei …

Ma c’è dell’altro. E ti prego di giustificare la schiettezza.

Si è consolidata nel tempo un’altra generazione di ricercatori-formatori: io sono forzatamente uno che ha le sue radici negli anni ‘70. Quella nuova è una generazione molto competitiva, che usa in modo strategico (non documentale, come tento di fare con un po’ di eccessi informativi) scritti, citazioni, note a fondo pagina, bibliografie per costruire alleanze amicali nei mondi accademici. Li incrocio continuamente nel mio isolato lavoro professionale: si sono andate costituendo “famiglie” impermeabili l’una all’altra (….) E purtroppo li noto anche nelle …. Certo con una mescolanza generazionale decisamente più articolata.

E’ uno stile comunicativo che non mi piace. Che non entra in relazione con la fase introspettiva della mia pre-vecchiaia, di cui ti ho parlato nelle prime righe.

E’ per questi motivi, del tutto umorali, che intendo “dimettermi” …..(che la mia vita sia tutta una dimissione? Dalla Scuola di servizio sociale, dal Comune di Milano – Servizi sociali, dal Pci-Pds … Spero che non preluda ad una dimissione ben più impegnativa …).

Ti chiedo quindi di ….

Spero – ci terrei – che resti la nostra amicizia. Mi piacerebbe qualche volta venirti a trovare per parlare al di fuori di ogni relazione di lavoro. Appunto in sincera amicizia.

Un davvero caro saluto, Paolo

Caro Paolo, è tardi e sto’ per tornare a casa ma trovo la tua lettera, ricca di valori e se mi permetti, di affetti, da cui mi sento coinvolgere. Anche dalle tue dimissioni: ricordo come si è insieme discusso di quella dal Comune di Milano. Lo spazio che ti prendi credo vada visto e da te vissuto come uno spazio per la qualità, della tua ma non solo della tua vita. Quindi uno spazio fecondo, non di fuga dalla realtà, ma di ricerca di un’ottica diversa da cui guardare la realtà. Uno spazio in cui ci si può permettere anche tempi di melanconia o tristezza, ma che non si risolve assolutamente in questi, perchè cerca un’ulteriore profondità. Per ora non ne sono capace, preso ancora da troppo attivismo. Ma gli anni passano…Scusa la fretta, ma tenevo a risponderti subito, questa volta non solo per attivismo! …..

Pensiamoci ancora un po’, sei d’accordo?

Con amicizia, ….

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