l’ Arte di coltivare un orto e se stessi



Nel dedicarsi intensamente, in una fase dell’anno, a coltivare un orto, e così imparando, ora dietro ora, qualcosa su se stessi, si arriva a comprendere la grande distinzione fra:

– la preparazione

– e la manutenzione

La manutenzione ci accompagnerà da qui a settembre.
Mi soffermo ancora sulla preparazione.

La preparazione è dura e richiede metodo. Occorre attrezzarsi a vivere, e non ce la si fa da soli. Se si ha una buona famiglia e una scuola accettabile sarà più facile. Accettabile, non eroica. Solo accettabile.
Prima occorre aiuto.
Poi a poco a poco ce la si cava: “io speriamo che me la cavo”, dicevano i ragazzi del maestro Orta.. E qualche errore lo si può evitare ascoltando gli altri, sperando che siano meritevoli della nostra fiducia.
Ma soprattutto occorre allargare il proprio campo della coscienza. come fanno le piccole radici bianche e fragili che da subito cominciano a distendersi e a prendere dimestichezza con l’ambiente che abbiamo preparato per loro.
Per l’orto. è abbastanza semplice. Faticoso, ma semplice.
Ricapitolo le procedure del maestro Cristianini:

1. creare le prode, per lavorare solo la terra su cui si coltiverà. Quanto risparmio di lavoro! Che meraviglia camminare nei passaggi e non sprofondare nella morbida terra!
Qui l’insegnamento è : applicare la legge del minimo sforzo possibile nelle condizioni date.
L’energia è limitata, il compito ha una certa durezza. Scegliamo la via breve.

2. incorporare il letame (“basta far sentire l’odore del letame almeno ogni due anni per avere i micro elementi  … zio caro!” dice Cristianini).
Beh   … sì … io esagero un po’: una volta all’anno e un po’ più che l’odore. Ma è che sono così insicuro … così cauto …  così pignolo … che preferisco eccedere. Per sicurezza. Non per altro.
La sicurezza …. è vero mi piacciono gli sceriffi dei film western ! Come il Burt Lancaster nel film shakespeariano “Io sono la legge”
Ecco: quel po’ di letame in più è quel tantino di sicurezza di cui ho bisogno.

3. incorporare il concime chimico dei tre macro elementi (N, P, K).
Chimico, perchè “viviamo nel terzo millennio”.
E perchè la cultura newagista del “naturale” è così triste e così ridicola quando diventa ideologia.
E poi perchè ho solo un decennio o due da vivere. E non voglio perdere un anno di raccolto.
E perchè Laura Conti mi diceva, parlando delle cosiddette  “medicine alternative”:  “è un grande pericolo curare le malattie in base a delle teorie. Ci si cura basandosi sull’esperienza”.
Comunque i tre macro elementi insegnano che dobbiamo darci energia. Attraverso mezzi idonei.

4. stendere sulle prode le canne d’acqua perdenti. Cioè quelle che lasciano andare “goccia a goccia”. Si risparmia l’80 % dell’acqua necessaria, che piano piano piano va ad umidificare i granelli della terra.
Eh sì, questa non me l’ha insegnata il Cristianini.
Ci sono arrivato per conto mio.
Perchè occorre tentare di andare un pochino, anche solo un pochino, oltre ai “maestri”.
Le canne perdenti sono quelle nere, sulle prode.
Lì, belle fisse, sotto il telo. A tentare di vincere la siccità della prossima estate

5. Pacciamare con i teli neri. Ne ho parlato ieri, nella seconda puntata.
La cosa interessante è che lo suggerisce anche Masanobu Fukuoka, nel libro “La rivoluzione del filo di paglia“, suggeritomi da Anna- Ihadadream.
Credo proprio che sia la pacciamatura ad unire la teoria di Fukuoka alla esperienza di Cristianini.

6. Piantare i pali per le piante che richiedono sostegno (pomodori, cetrioli, melanzane, peperoni, fagiolini …)
Il solo fatto che siamo vivi non vuol dire che stiamo in piedi.
I pali di sostegno sono le politiche dei welfare state per le piante.
Senza politiche sociali, nella modernità, non riusciamo ad esistere

7  e, finalmente (non posso dire “se dio vuole” perchè sono senza fede) trapiantare gli ortaggi
E dato che gli ortaggi avranno bisogno di cure (che richiedono un lavoro un po’ più leggero rispetto a quello che ho prodotto finora) si impara che la natura senza il lavoro dell’uomo è pura e disordinata casualità.
I due fattori (natura e uomo) stanno assieme. Si tengono assieme.

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