E’ stata una sorpresa, nelle settimane passate, lo spazio dedicato dai media italiani alla morte di Nina Simone. Perfino mezze pagine di quotidiani; per un ‘ artista che in fondo non aveva mai avuto un brano forte da classifica, che aveva passato la carriera a stentare da un ‘ etichetta all ‘ altra e, particolare forse decisivo, non era mai stata collocata precisamente né di qua (il jazz) né di là (il soul, il R&B ) – un suo felice tratto distintivo ma anche un limite. L ‘ unico incontro ravvicinato con il grande pubblico delle nostre parti la signora Eunice Waymon (questo il vero nome) l‘aveva avuto anni fa, fornendo una stringante colonna sonora a una campagna promozionale automobilistica. Un bel colpo, che però spiega poco; neanche i più scatenati ultra dei jingles, ritengono che basti uno spot fortunato per dare un sigillo di gloria a una carriera e suscitare il rispettoso affetto che si è potuto cogliere nell‘occasione. Certo, si può spiegare tutto in termini ridutttvi: era un periodo senza grandi notizie di spettacolo, avanzava spazio e poi, si sa, la stampa ha sempre i suoi amorini strani, fissazioni “di culto”. Ma forse la spiegazione sta da un‘altra parte.Forse è vero che esistono ancora artisti, e neanche pochi, che non vanno in classifica, non si vedono in TV, non fanno le prime pagine ma riempiono la vita a tante persone con le loro canzoni fuori tempo e fuori schema; conosciute magari per caso, per un fortunato incontro radiofonico, per il consiglio di un amico, seguendo il tam tam sotterraneo di quella rete che non è Internet ma funziona anche meglio, e da più tempo, usando l‘antico sistema del passaparola. Robert Kirk, un ministro al culto scozzese, si divertì quattro secoli fa a spiegare e catalogare il mondo delle fate e degli spiriti invisibili, e lo chiamò il Regno Segreto. Ecco, c‘è un Regno Segreto anche nella musica: «esseri che si dice siano di una natura intermedia fra l ‘ uomo e l ‘ angelo, con una mentalità intelligente e appassionata», non visibili a tutti ma vivi e operosi, capaci di coinvolgerci e darci emozioni. Nina Simone era di quella specie, e per quello è stata salutata con tanta intensità e, a guardare le nude cifre del “mercato”, così smodatamente.
di Riccardo Bertoncelli, in La Repubblica Musica, 2003

Un pensiero riguardo “Il Regno segreto di Nina Simone, secondo Riccardo Bertoncelli”