Il Regno segreto di Nina Simone, secondo Riccardo Bertoncelli

E’ stata una sorpresa, nelle settimane passate, lo spazio dedicato dai media italiani alla morte di Nina Simone. Perfino mezze pagine di quotidiani; per un artista che in fondo non aveva mai avuto un brano forte da classifica, che aveva passato la carriera a stentare da un etichetta all altra e, particolare forse decisivo, non era mai stata collocata precisamente né di qua (il jazz) né di là (il soul, il R&B ) – un suo felice tratto distintivo ma anche un limite. L unico incontro ravvicinato con il grande pubblico delle nostre parti la signora Eunice Waymon (questo il vero nome) laveva avuto anni fa, fornendo una stringante colonna sonora a una campagna promozionale automobilistica. Un bel colpo, che però spiega poco; neanche i più scatenati ultra dei jingles, ritengono che basti uno spot fortunato per dare un sigillo di gloria a una carriera e suscitare il rispettoso affetto che si è potuto cogliere nelloccasione. Certo, si può spiegare tutto in termini ridutttvi: era un periodo senza grandi notizie di spettacolo, avanzava spazio e poi, si sa, la stampa ha sempre i suoi amorini strani, fissazioni “di culto”. Ma forse la spiegazione sta da unaltra parte.Forse è vero che esistono ancora artisti, e neanche pochi, che non vanno in classifica, non si vedono in TV, non fanno le prime pagine ma riempiono la vita a tante persone con le loro canzoni fuori tempo e fuori schema; conosciute magari per caso, per un fortunato incontro radiofonico, per il consiglio di un amico, seguendo il tam tam sotterraneo di quella rete che non è Internet ma funziona anche meglio, e da più tempo, usando lantico sistema del passaparola. Robert Kirk, un ministro al culto scozzese, si divertì quattro secoli fa a spiegare e catalogare il mondo delle fate e degli spiriti invisibili, e lo chiamò il  Regno Segreto. Ecco, cè un Regno Segreto anche nella musica: «esseri che si dice siano di una natura intermedia fra l uomo e l angelo, con una mentalità intelligente e appassionata», non visibili a tutti ma vivi e operosi, capaci di coinvolgerci e darci emozioni. Nina Simone era di quella specie, e per quello è stata salutata con tanta intensità e, a guardare le nude cifre del “mercato”, così smodatamente.

di Riccardo Bertoncelli, in La Repubblica  Musica, 2003

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