Jeff Wall, After “Invisible Man” by Ralph Ellison, The Prologue, 2000

Wall illustra, con una fotografia di enorme suggestione, il protagonista del romanzo di Ralph Ellison The Invisible Man, seduto in una cantina dove vive e dove ha istallato 1350 lampadine illegalmente allacciate alla corrente elettrica, mentre ascolta What Did I Do To Be So Black and Blue (1929)di Louis Armstrong
“Per ora ho un solo radio-grammofono; ma conto di averne cinque. Nel mio buco c’è una certa immobilità acustica, e quando c’è musica voglio sentirne le vibrazioni, non solo con le orecchie ma con tutto il corpo. Mi piacerebbe sentire cinque dischi di Louis Armstrong che suona e canta What Did I Do to Be so Black and Blue tutti insieme. Adesso sto ad ascoltare Louis, qualche volta, succhiando il mio dessert preferito, gelato di vaniglia al liquore. Verso il liquido rosso sulla massa bianca, e lo guardo luccicare ed evaporare mentre Louis plasma quello strumento militaresco in un raggio di liriche note. Forse mi piace Louis Armstrong perché è riuscito a trasformare in poesia il fatto d’essere invisibile. Credo che questo avvenga perché egli non si accorge di essere invisibile. E la mia comprensione dell’invisibilità mi aiuta a capire la sua musica.”
da Ralph Ellison, Uomo invisibile, traduzione di Carlo Fruttero Lucentini e Luciano Gallino, Einaudi, Torino, 1956
