Sulle orme di Parmenide
Nel frammento 2 Parmenide indica due vie di ricerca come le “sole pensabili” [2]. La prima ha per oggetto l’essere, o meglio ancora cio’ che è, la verità; la seconda il non essere, “ ciò che non è e non è possibile che non sia”, illustrata come un “ sentiero del tutto inindagabile”[3] in quanto “ il non essere né lo puoi pensare (non è infatti pensabile), né lo puoi esprimere perché “ il pensare implica l’esistere[del pensato]”[4], e ciò che non è , non esistendo, non vi può rientrare.
Un rovescio della medaglia che Emanuele Severino con solenne lucidità così illustra: “Parmenide, negando il divenire dell’essere, non solo ha evocato per la prima volta il senso dell’eternità dell’essere, ma ha evocato anche il suo avversario. L’avversario autentico del pensiero di Parmenide si presenta cioè per la prima volta , in modo esplicito, all’interno di questo stesso pensiero.”[5] Come dire che solo con la rivelazione di Dio, si palesa al contempo la presenza del demonio.
Il NonEssere tra Parmenide e Platone di Carlo Vespa
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