siamo parte dell’humus che prepara il futuro, noi che ce ne andiamo

Il tema del tempo (o ancora più precisamente della nostra relazione con il tempo) accomuna tutti nell’esercizio quotidiano di interpretarne la funzione all’interno della propria condizione umana, storia e arco vitale.
Leggo spesso che è una questione che prende in profondità anche Clelia, che cura il blog

Akatalepsía.
Oggi vi trovo una poesia di Carlo Bettocchi che interseca per fili sotterranei il mio attuale e – credo – durevole ri-incontro con il processo di pensiero di Silvia Montefoschi.
Scrive Carlo Bettocchi:

Per cui un vecchio come me si alza dalla sua

sedia senza vacillare e si guarda

 d’intorno. E s’accorge, senza averne

spavento, che il tempo scivola come

rena, e che il nuovo è tutto da venire

ancora tutto da venire: e sente

dire in sé sommessamente, dalla vita:

siamo parte dell’humus che prepara

il futuro, noi che ce ne andiamo.

Carlo Betocchi , Prime e ultimissime, ed. Mondadori, 1974


Nel 1952 , a Napoli e a 26 anni, scriveva Silvia Montefoschi:

L’avvento

Fu una pioggia di stelle sul mio viso.
Sentii gravarmi da un infinito cielo
soffice, di calda luce.
Sentii la terra nelle mani
e nei capelli,
e fu il sapore di quella terra in bocca
e di quel bacio,
e fu il risucchio del mio corpo
dalle profondità abissali di quel cielo,
e fu un sussulto, un grido
di sovraumana gioia,
a sentire quel cielo entro il mio ventre,
quel cielo e quella terra,
la mia stessa terra
fatta della mia carne e del mio sangue.
Fu come un dileguarmi
in quella pioggia d’infinite stelle,
e ritrovarmi
nella dolcezza di un abbraccio amico,
umido ancora
di un sapor di latte,
di lacrime infantili
e di lontani baci.

in Silvia Montefoschi, Fu una pioggia di stelle sul mio viso(Napoli 1952), Laboratorio Ricerche Evolutive di Giampietro Gnesotto Editore, 1989

Pur su orizzonti personali molto diversi trovo affinità fra il:
“siamo parte dell’humus che prepara

il futuro

e il:

 e fu un sussulto, un grido
di sovraumana gioia,
a sentire quel cielo entro il mio ventre,
quel cielo e quella terra”


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