“Sediamoci dieci minuti e aspettiamo il referto”.
Oggi ho accompagnato la persona a me più cara a fare un esame medico e ho intercettato questa frase detta da un infermiere ad una paziente mentre la faceva sedere nella sala di attesa.
Subito mi è affiorato alla mente che i molecolari e continui progressi della medicina hanno una problematica retroazione sul piano psicologico e relazionale.
Oggi un “referto” può tendere a diventare una “sentenza” sul destino del nostro corpo, il bene biologico che ci accompagna per tutto il ciclo di vita. A tanto porta la medicina predittiva. Il potere della tecnica ci rende sempre più coscienti del nostro destino.
Riflettevo anche a quanto abbiamo bisogno delle istituzioni di servizio. Senza di esse la nostra vita sarebbe semplicemente impossibile.
Mi fisso le parole – chiave di questa mattinata: “accompagnare”, “referto”, “sentenza”, “corpo”. Tutto in un generale clima di “attesa”.
“Attàccati al badante” ho infine detto alla persona a me più cara.
Salute e malattia: la comunicazione problematica | Tracce e Sentieri.

