A Attesa Collocazione

Quando i "padri" sono meglio dei "figli".


Qualche giorno fa Massimo D’Alema è stato dichiarato persona non gradita dalla comunità ebraica romana per due suoi articoli di velenosa polemica contro lo stato israeliano ed ha preferito non partecipare alla presentazione del libro di Luca Riccardi, “Il problema Israele – Diplomazia italiana e Pci di fronte allo stato ebraico (1948-1973)“, Guerini editore.
Ieri, in un discorso a mio avviso “storico”, ci ha pensato in modo definitivo Giorgio Napolitano a chiarire come deve essere impostata, nella politica italiana, la questione degli ebrei e dello stato di Israele:

“possiamo combattere con successo ogni indizio di razzismo, di violenza e di sopraffazione contro i diversi, e innanzitutto ogni rigurgito di antisemitismo. Anche quando esso si travesta da antisionismo : perché antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello Stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza, oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele.”

Forte, chiaro, autorevole, definitivo.
A me il messaggio è arrivato. Ma ero già predisposto. E’ stata una conferma. Mi fa piacere che sia stato un “grande vecchio” a farlo.
Spero che D’Alema pigli un appunto dalla lezione di un suo “padre”.

DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
ALLA CELEBRAZIONE DEL “GIORNO DELLA MEMORIA”

Palazzo del Quirinale, 25 gennaio 2007

….

oggi qui, e poi in tutta Italia, si celebra per il settimo anno il “Giorno della Memoria”. E sappiamo che la data del 27 gennaio fu scelta come ricorrenza del giorno in cui vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz ; quell’immenso campo di sterminio al cui ingresso, per una sorta di macabra, blasfema irrisione, campeggiava la scritta: “Arbeit macht frei”, “Il lavoro rende liberi”.
L’istituzione del Giorno della Memoria, è giusto rammentarlo, fu approvata dal Parlamento della Repubblica con voto unanime. Le forze politiche espressero un comune sentire e un comune impegno. E anche grazie a ciò, è poi accaduto che, col trascorrere degli anni, le manifestazioni indette in questa giornata siano divenute non meno, ma via via più numerose. La memoria della Shoah non si attenua, nella coscienza degli Italiani e degli Europei. Sempre nuove ricerche continuano ad accrescere la conoscenza di quella che fu, forse, la più immane tragedia nella storia d’Europa.
Sì, è non solo doveroso ma importante ricordare, conoscere, cercare di capire. E’ importante per tutti, guardando al futuro e non solo al passato. E’ importante perché – come ha scritto Primo Levi – “ciò che è accaduto può ritornare”, per assurdo e impensabile che appaia. “Pochi paesi possono essere garantiti da una futura marea di violenza generata da intolleranza, da libidine di potere, da ragioni economiche, da fanatismo religioso o politico, da attriti razziali”. Ecco, con quelle parole Primo Levi ha indicato tutti i pericoli da cui dobbiamo guardarci, tutti i fenomeni che possono sfociare in aberrazioni come la Shoah : e non abbiamo forse visto in anni recenti, e non vediamo oggi affacciarsi alcuni di quei fenomeni, in più parti del mondo e anche non lontano dal nostro paese?
Dobbiamo guardare con fiducia alla nuova Europa che abbiamo costruito negli ultimi cinquant’anni, una comunità di Stati e popoli amanti della pace, animati – soprattutto nelle giovani generazioni – da spirito di amicizia e tolleranza, dal rispetto dei diversi da noi.
Ma non dobbiamo cessare di riflettere e interrogarci su come in Europa nello scorso secolo si siano intrecciate cultura e barbarie. A questo tema ha dedicato di recente un breve libro Edgar Morin, che così si conclude : “Alla coscienza delle barbarie” che nel Novecento si sono prodotte nel nostro secolo – e non è stata solo la Shoah – “deve integrarsi la coscienza che l’Europa produce, con l’umanesimo, l’universalismo, l’ascesa progressiva di una consapevole visione planetaria, gli antidoti” a ogni rischio di nuove barbarie.
E’ a questo spirito di verità e di responsabilità europea che sono ispirate la ricca gamma di attività (qui richiamate dal Ministro Fioroni) della scuola italiana e dei suoi docenti, e le manifestazioni di cui voi giovani siete protagonisti: come il concorso “I giovani ricordano la Shoah” e come le visite annuali ad Auschwitz di studenti di ogni parte d’Italia.
Vi rivolgo per questo impegno il più vivo e convinto apprezzamento. Col vostro appassionato contributo possiamo combattere con successo ogni indizio di razzismo, di violenza e di sopraffazione contro i diversi, e innanzitutto ogni rigurgito di antisemitismo. Anche quando esso si travesta da antisionismo : perché antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello Stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza, oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele.
Come italiani – pur nel succedersi delle generazioni – dobbiamo serbare il ricordo e sentire il peso degli anni bui delle leggi razziali del fascismo e delle persecuzioni antiebraiche della Repubblica di Salò. Egualmente, nei giorni scorsi, a Parigi il Presidente Chirac ha ricordato in un nobile discorso “i momenti profondamente oscuri della storia della Francia”, quelli del governo di Vichy sotto l’occupazione tedesca.
E come lui ha fatto per la Francia, vogliamo anche noi ricordare per l’Italia la luce che venne dalle imprese dei Giusti, di coloro che hanno meritato questo nome per le prove concrete che offrirono – anche col rischio del sacrificio della vita – di solidarietà verso i fratelli ebrei perseguitati, esposti alla minaccia della deportazione, della tortura, dello sterminio nei campi come Auschwitz.
Quei Giusti hanno salvato l’onore dell’Italia : e oggi dobbiamo noi render loro onore, con profonda e sempre viva riconoscenza.


A riprova che l’antisemitismo e antisionismo è molto radicato nella politica italiana:

Su EUROPA, quotidiano della Margherita la notizia della frase del Presidente della Repubblica Napolitano, sull’antisemitismo mascherato da antisionismo, è relegata nelle pagine della cultura, in un trafiletto intitolato “Napolitano: no ad ogni rigurgito di antisemitismo”.

Sull’UNITA‘ è relegata a un sottotitolo “Napolitano, combattere ogni rigurgito di antisemitismo, anche travestito da antisionismo” e a una breve citazione nella cronaca di Anna Tarquini e Massimo Franchi sulla proposta Mastella(“Carcere per le discriminazioni razziali e sessuali”, a pagina 9).
Completa la censura sull’edizione on line del quotidiano.

Quello di Napolitano è definito “discorso-svolta” nell’articolo. Come mai gli si dà così poco rilievo? Anche in prima pagina non se ne fa menzione, mentre viene richiamato un altro discorso del Presidente della Repubblica: “Napolitano, il lavoro precario uccide”

Nessun cenno al discorso di Napolitano nemmeno sul MANIFESTO e su LIBERAZIONE

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