L’architetto Mario Botta vive a mezz’ora da Como, in Svizzera. Oggi pomeriggio, in libreria, mi dicevano che è molto simpatico e gradevole nell’incontro. Costui ha avuto la competenza e la fortuna di realizzare costrutti urbani di grande valore:
Ne parlo perché è lui, assieme a Giulio Andreolli, il progettista del
Museo d’arte moderna e contemporanea Mart di Trento e Rovereto ,
dove si tiene la
Mostra Il secolo del Jazz, curata da Daniel Soutif, che abbiamo visitato il 2 gennaio a Rovereto.

Già il fatto che nel mezzo di una valle, lontano dai grandi flussi di traffico e in una piccola cittadina di provincia, sia stato realizzato un museo di tale bellezza e capacità culturale la dice lunga sulle attitudini della classe dirigente locale di quel territorio. Ricordo, infatti, che furono politici locali di estrazione democristiana a realizzare negli anni ’60 la facoltà di sociologia, a Trento. Ed ora Rovereto è sede di una Facoltà di scienze cognitive. Mica male in tema di “fare cose grandi in luoghi piccoli” !
Per arrivare al Mart, dalla stazione ferroviaria

si percorre corso Carlo Rosmini (latinista e storico della prima metà dell’Ottocento che nacque qui)

fino ad arrivare all’omonima piazza, da dove si svolta a sinistra per imboccare corso Bettini

Una abilità progettuale di Mario Botta è la sua capacità di stabilire un equilibrio formale fra la nuova costruzione ed il vecchio contesto urbano. Lo si può osservare anche in questa realizzazione (nuova Sede della Banca Nazionale di Grecia):

La costruzione del Mart è arretrata rispetto alle vecchie case che si affacciano sulla via

L’effetto integrativo delle due tipologie edilizie è ottenuto con quel corridoio che passa fra gli edifici di prima fila


Indubbiamente l’effetto visivo più affascinante è la grande cupola in acciaio e plexiglas cui manca uno spicchio:



In genere siamo abituati a meravigliarci davanti alle grandi opere del passato: chiese gotiche, edifici neoclassici, strutture rinascimentali, tanto che sembra impossibile che nella modernità si possano ripetere simili meraviglie. In questo caso, invece, il Mart di Mario Botta e Andreolli,riesce a reiterare lo stupore che si prova guardando verso l’alto con mezzi e culture architettoniche del tutto moderni:

Un’altra peculiarità di forte impatto è l’uso dei lastroni di pietra gialla di Vicenza, tradizionalmente usata da Andrea Palladio che rivestono il muro tondeggiante dell’area circolare antistante:


Una porta girevole automatica consente l’accesso al museo, che si struttura su quattro livelli: il sotterraneo, pianterreno e al
tri due piani





I due piani adibiti alle esposizioni sono fra loro collegate una scala a pianerottoli principale e, inoltre, da due originali scale circolari che si prestano a diventare spazi per raccogliere frasi, scritti e graffiti. Dalle feritoie è possibile rimirare la cupola.





La mostra è situata al secondo piano

Fotografie di Luciana
