Costituzione e democrazia: Lezione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla prima edizione di Biennale Democrazia Torino

Oggi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha scritto una pagina fondante di diritto costituzionale e delle storia d’italia.
Estraggo queste parole:

La Costituzione repubblicana non è dunque una specie di residuato bellico, come da qualche parte si vorrebbe talvolta far intendere. Essa fu preparata da indagini a tutto campo e cospicue pubblicazioni del Ministero per la Costituente, che esplorò tra l’altro le Costituzioni e le leggi elettorali dei principali altri paesi, mettendo a confronto le esperienze altrui e le condizioni del nostro paese. La Carta che scaturì dall’Assemblea Costituente, nacque dunque guardando avanti, guardando lontano : essa seppe – partendo da esperienze drammatiche, di cui scongiurare ogni possibile riprodursi – dare fondamenta solide e prospettive di lunga durata al nuovo edificio dell’Italia democratica. Quelle fondamenta poggiavano sui valori maturati nell’opposizione al fascismo, nella Resistenza, in nuove elaborazioni di pensiero e programmatiche ; quelle prospettive furono affidate a uno sforzo sapiente, nelle formulazioni e negli indirizzi della Carta, per tenere aperte le porte del nuovo edificio alle imprevedibili evoluzioni e istanze del futuro.

Da decenni ormai si è aperto il dibattito generale sulla governabilità delle società democratiche : nelle quali, a una crescente complessità dei problemi e a un tendenziale moltiplicarsi delle domande e dei conflitti, non corrispondono capacità adeguate di risposta, attraverso decisioni tempestive ed efficaci, da parte delle istituzioni.
Nell’affrontare a suo tempo questo tema cruciale, Norberto Bobbio osservò che mentre all’inizio della contesa sul rapporto tra liberalismo e democrazia “il bersaglio principale era stato la tirannia della maggioranza”, esso stava finendo per assumere un segno opposto, “non l’eccesso ma il difetto di potere”. E Bobbio aggiunse, pur senza eludere il problema : “la denuncia della ingovernabilità tende a suggerire soluzioni autoritarie”.

qui l’intero testo: Lezione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla prima edizione di Biennale Democrazia Torino – Teatro Regio, 22 aprile 2009

Ci tengo ad annotare questa giornata e annodarla ai pensieri che scrissi al momento della elezione di Giorgio Napolitano:

Il 10 maggio 2006 è’ stato eletto Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un grande vecchio (per età e sapere) che riassume su di sé un intero arco della storia d’Italia negli ultimi cinquant’anni.

Perché quest’uomo ha anticipato già negli anni ’60, con il pensiero, quello che sarebbe avvenuto trent’anni dopo, nella realtà. Cioè la necessità di puntare sull’obiettivo di costruire un partito che allora si sarebbe riconoscito nella tradizione “socialdemocratica” e che invece ora forse andrà in quella “democratica”.
Dopo l’esperienza di Massimo D’Alema come Presidente del Consiglio nel 1998, si chiude la regola di esclusione di esponenti della tradizione dei comunisti italiani dalle massime cariche istituzionali del nostro paese.
Nel disordine decisionale di queste elezioni e in una società culturalmente e politicamente divisa e frammentata è un esito comunque importante.
Nei prossimi giorni si scriveranno tantissime pagine sull’episodio.
A me viene in mente un confronto con la musica jazz.

C’è un grande vecchio americano che si chiama Dave Brubeck. Sbeffeggiato fin dall’inizio della sua carriera (fine anni ’50) dagli “estremisti” che lo criticavano perché importava nelle sue composizioni le influenze classiche europee. Cosa insopportabile per i cultori del “rivoluzionario” free jazz.
Il tempo, come nella parabola del contadino cinese seduto ai bordi del fiume, talvolta rende il merito alla persona. Meglio ancora se la persona è ancora viva.

Oggi chiunque ascolti il cd “Time out” o le tracce “Take Five” e “Blue Rondo a la Turk” capisce subito, se non è fazioso, da che parte stia la sapienza e la profezia.

Di quei fanatici neppure si conosce il nome. Dave Brubeck, invece, lo si può ascoltare con gusto e piacere in ogni momento, per la modernità dei suoni che ha saputo creare.
Così avviene per Giorgio Napolitano.

L’estremismo di coloro che per darsi una identità si dichiaravano “diversi” lo prendevano di mira, coniando un neologismo assurdo: quello di “migliorista”. Come se aspirare a migliorare le nostre strutture sociali fosse un delitto politico.
Con una certa tristezza esistenziale ricordo a me stesso che fra quegli imbecilli c’ero anch’io.
Ora Napolitano è Presidente della Repubblica.
Onore al merito e alla persona.
Oggi è una bella giornata per la politica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...