“Nel Pd si sono affermate due concezioni del partito e del sistema politico. Una dalemiana, chiamiamola così per comodità, Bersani sa che non è popolare sbandierarla. Recita: un partito riformista di sinistra in Italia è nettamente minoritario, l’unica cosa da fare è una coalizione con il centro e la modifica della legge elettorale. Casini è interessato, dicono, Berlusconi non è eterno, teniamoci pronti senza escludere nulla, lasciamo tutto aperto”.
L’idea affascina più della metà degli iscritti, stando al voto dei circoli…
“È la nostalgia per il calduccio familiare dei vecchi partiti. Piace i similes cum similibus, i socialdemocratici con i socialdemocratici, gli elettori di centro con gli elettori di centro. Chi vota la mozione Bersani suggerisce questo: basta con questi cattolici che strepitano, con queste anziane signore alla Binetti che spuntano da chissà dove. Stiamo in pace in casa nostra e poi alleiamoci con chi ci pare. Un’idea del genere rappresenta la smentita di una strategia che dura da vent’anni. Tutto sbagliato? Se è così bisogna dirlo con chiarezza”.E l’altra idea di Pd?
“Franceschini, e dietro di lui Veltroni, restano fedeli al progetto originario. Un partito ostile ai piccoli pasticci al centro. Un partito che come in ogni sistema bipolare intende la contesa politica come una lotta per conquistare gli elettori del centro, non i favori di un partitino. Il Pd che avevo sognato, quello che doveva seppellire Porta Pia, un partito di credenti e di non credenti nella modernità”.
Pd fuori tempo massimo | L’espresso
