A Attesa Collocazione

stasera sono sola, perchè Paolo è a Milano a presentare un libro di una collega. Il computer è mio!

Uauh, sono appena arrivata e stasera sono sola, perchè Paolo è a Milano a presentare un libro di una collega. Il computer è mio! 
Eravamo rimaste a questa tua lettera, e se tu hai gongolato, figurati io. Talento mi pare un termine esagerato, però sono contenta di trasmettere sensazioni positive a chi mi legge. Difficile invece in questa fase della vita operare distinzioni fra lo scrivere su committenza o per se stessi. Ho la fortuna di fare un lavoro in cui credo molto, per cui quando scrivo progetti ci ricavo anche lo spazio del sogno e della creatività, pur aggirandomi in territori molto concreti e tecnici.
Ho invece fatto una scoperta interessante alla mostra di domenica. Adiacente a quella sul fuoco, infatti (peraltro molto suggestiva), era in corso anche un’esposizione sui libri d’artista della collezione Consolandi. Sono molto ignorante in fatto d’arte, ho poche passioni – Hopper, Botero, Van Gogh, Monet, e qualcun altro – ma curiosare sotto le teche le opere esibite mi ha entusiasmato. Non sapevo dell’esistenza dei libri d’artista, ovvero quei libri che paiono tali solo nella forma ma il cui contenuto è appunto una manifestazione artistica dell’autore. Si è spalancato un mondo. Mi ci sono incantata. Per me il libro è una fascinazione continua, e questo suo per me nuovo aspetto sarà sicuramente fonte di futura immaginazione. Come vorrei saper dipingere … Ma gli spunti sono tanti: tessuti, fotografie, macchie, numeri, carte, origami. Insomma un altro pezzo che si aggiunge all’interminabile lista di “compiti” che vorrei prima o poi realizzare. Non so quando e come, ma spero ci sarà spazio per un post con qualche foto su Tracce e sentieri.
Anche il film è stata una bella esperienza: Winged Creatures – il giorno del destino. Forte sul piano emotivo, debbo dire che stavolta le interpretazioni date hanno aiutato a sciogliere alcuni dubbi sulla vicenda.
Domenica era una giornata di pieno inverno e solo oggi il termometro ha restituito una dimensione di normalità. Speriamo che tenga, anche se per i miei meccanismi adattativi questi continui sbalzi sono deleteri.
Questo week-end, se il tempo si conserva, potremmo inaugurare l’apertura della casa e passarci la notte. Sta arrivando il momento di darsi da fare per la preparazione dell’orto e quando ci fermiamo a dormire sicuramente la resa è maggiore.
Intanto incomincia con Paolo tuo a pensare a un periodo per voi funzionale al clima lacustre. Non mi faccio problemi con voi: ho la percezione di due persone di famiglia, però dovete comunque sapere che ad Amaltea ci vuole buon spirito di adattamento. Amaltea è vecchia e non si dà pena nel dimostrarlo. Il suo essere poi contigua alla terra le dona quella sorta di continuità con l’elemento primordiale che è inutile tentare di cancellare. Quindi abolire vestiario e calzature eleganti, essere disposti al cammino, ai calcinacci dell’intonaco che l’umidità solleva, ai gradini della scala a chiocciola che iniziano a scricchiolare sotto i piedi, alle imposte (non tutte) che traballano sotto le raffiche del vento, alle ragnatele con relativi proprietari, più scolopendre, qualche scorpioncino e bave di lumache, senza contare i sei gatti che, se ben ricordi, sono i veri padroni del luogo.
Sai, io e Paolo siamo veramente infatuati del nostro spazio magico, solo che io conservo quel minimo di razionalità per capire che non a tutti può produrre lo stesso effetto. Rabbrividisco ancora oggi al pensiero di aver ricevuto Emmanuel nelle modalità nostre consuete …
A proposito del mio problema del controllo, Amaltea è terapeutica. Ha vinto lei. Non c’è alcuna possibilità – a meno che uno non si fornisca di una schiera di servitù alla moda dei romanzi di Jean Austen – di darle una facciata più decorosa. Bisogna solo aspettare la fine di settembre – quando la vitalità della natura inizia ad affievolirsi ed io ho potuto stare fissa nel mese di agosto – per godere di un mimino di ordine senza troppe incombenze. Ed è proprio quello il momento in cui si ricomincia a stendere il telo di plastica sulla panca, a riporre le sedie all’interno, ad accendere il fuoco nella stufa e, ahimé, a prepararsi all’avvento del buio e al ritorno definitivo in città.
Torniamo alla realtà lavorativa: sull’articolo della memoria autobiografica, credo che darò un’impostazione centrata sul significato della storia, partendo dal c’era una volta compagno dei nostri primi anni, alla storia della propria vita, da cui il titolo “C’era una volta me”. Sul significato psicoterapeutico vado più sfumata, anche perchè pensando agli anziani, aprirei un capitolo troppo tormentato per la filosofia di Stannah. Ok per la data del 20 maggio e probabilmente farò come sempre: te lo invierò un po’ prima per verificare se ho colto nel segno.
Ok ora chiudo.
Una buona serata e a risentirci a presto
Luciana

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