Greppi Carlo, Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo, Laterza, 2023

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«E io gli ho detto: “guarda che rischi a parlare con me”. E lui ha detto: “non me ne importa niente”.»

«La storia di Lorenzo Perrone è forse il momento più alto della testimonianza di Primo Levi.»
Carole Angier

«Questo libro è splendido: una ricerca storica scrupolosa, scritta magnificamente.»
Ian Thomson

In Se questo è un uomo Primo Levi ha scritto: «credo che proprio a Lorenzo debbo di essere vivo oggi».

Ma chi era Lorenzo? Lorenzo Perrone, questo il suo nome, era un muratore piemontese che viveva fuori dal reticolato di Auschwitz III-Monowitz.

Un uomo povero, burrascoso e quasi analfabeta che tutti i giorni, per sei mesi, portò a Levi una gavetta di zuppa che lo aiutò a compensare la malnutrizione del Lager.

E non si limitò ad assisterlo nei suoi bisogni più concreti: andò ben oltre, rischiando la vita anche per permettergli di comunicare con la famiglia. Si occupò del suo giovane amico come solo un padre avrebbe potuto fare.

La loro fu un’amicizia straordinaria che, nata all’inferno, sopravvisse alla guerra e proseguì in Italia fino alla morte struggente di Lorenzo nel 1952, piegato dall’alcol e dalla tubercolosi.

Primo non lo dimenticò mai: parlò spesso di lui e chiamò i suoi figli Lisa Lorenza e Renzo, in onore del suo amico. Questo libro è la biografia di una ‘pietra di scarto’ della storia, di una di quelle persone che vivono senza lasciare, apparentemente, traccia e ricordo di sé. Ma che, a ben guardare, sono la vera ‘testata d’angolo’ dell’umanità.

2 pensieri riguardo “Greppi Carlo, Un uomo di poche parole. Storia di Lorenzo, che salvò Primo, Laterza, 2023

  1. So che è una cattiva azione parlare di un testo che non si è (ancora) letto.Ma le microstorie di cui l’autore è narratore hanno uno stimolo , una origine ben definita nel lascito di Primo Levi. Solo la letteratura, quando non è semplice svago o vuota retorica, permette quel rovesciamento che Tolstoi ha fatto in Guerra e Pace: il movimento molecolare della storia come si incarna nelle sofferenze dei “piccoli” al di là delle gesta e dei detti dei “grandi”. Vale anche per la letteratura italiana : un sergente nella neve (Rigoni-Stern); un muratore schivo , di poche parole appunto, che sostiene in vita con la sua zuppa Primo Levi (e anche altri deportati).A Lorenzo Perone è rimasta una lapide commemorativa nel suo comune di Fossano e una menzione tra i giusti dello Yad Vashem. A noi è toccato molto di più: la fortuna di potere leggere nelle opere di Primo Levi parole come queste:”Nell’ambiente violento ed abietto di Auschwitz, un uomo che aiutasse altri uomini per puro altruismo era incomprensibile , estraneo, come un salvatore venuto dal cielo…”; per infine chiudere il ricordo dell’amico con queste parole:”Lui, che non era un reduce, era morto del male dei reduci”.(Primo Levi “il ritorno di Lorenzo” in Lilit)

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