Don’t Let Me Be Misunderstood

NINA SIMONE, Don’t Let Me Be Misunderstood

Autori: Bennie Benjamin, Gloria Caldwell, Sol Marcus

Album: Broadway-Blues-Ballads (Philips, 1964)

“non fraintendetemi”

imprevedibile, libera e indipendente come poche altre, Nina Simone è stata una delle personalità femminili più incisive della musica della seconda parte del XX secolo.

Lei ha attraversato questi decenni con la sua personalità unica, impastata di talento e genio quasi divini, ma anche di umanissime contraddizioni e debolezze.

Come altri suoi classici, Don’t Let Me Be Misunderstood

non è stata un successo, pur restando tra le interpretazioni più memorabili e toccanti del suo canzoniere. Si è a lungo pensato che il brano fosse legato alla sua militanza politica nel movimento per i diritti civili.

In realtà la canzone era i scritta dall’arrangiatore Horace Ott in un momento di crisi con la compagna (e futura moglie) Gloria Caldwell, la quale poi si troverà perfino accreditata come autrice del brano insieme a Bennie Benjamin e Sol Marcus.

Ad alcuni mesi dall’uscita, il pezzo era poi stato passato agli Animals.

La loro parziale riscrittura R&B (pubblicata nel 1965) incentrata su un insistente riff di chitarra e organo che Hilton Valentine e Alan Price ave­vano sviluppato da un passaggio strumentale dell’originale diventerà la versione più nota, piazzandosi al numero 3 delle chart inglesi e al numero 15 di quelle americane.

Ma il destino di Don ‘t Let Me Be Misunderstood non si è anco­ra compiuto: nel 1977 risorge in una torrenzia­le versione latin disco (16 minuti) firmata dai Santa Esmeralda, che scalerà di nuovo le clas­sifiche e spopolerà sulle piste da ballo di tutto il mondo, sfoggiando un arrangiamento tanto interessante e cool che verrà ripescato anni dopo da Quentin Tarantino per una delle scene del suo cult movie Kill Bill Vol. 1 (2003).

Tra le altre cover, ne ricordiamo una di Joe Cocker (2004) e quella di Elvis Costello contenuta nel suo album del 1986 King Of America, con tanto di marimba: entrambe hanno come punto di riferimento la versione degli Animals.

4 pensieri riguardo “Don’t Let Me Be Misunderstood

  1. La classe non è acqua. Il brano originale non è eccezionale ma l’interpretazione è fantastica; lei possiede una capacità innegabile di valorizzare al massimo cose nate non eccelse.
    Ricordo una buona versione in chiave blues di Brian Auger e julie Driscoll risalente a fine anni sessanta (mi sembra).
    Un saluto.

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