Giovanni Moro: un giorno ci dissero che la prigione di mio padre era stata scoperta

L’ultimo dei 4 figli dello statista rapito e assassinato racconta i ricordi dei 55 giorni e le sue riflessioni a 30 anni di distanza. Docente universitario, da sempre impegnato nei movimenti per la difesa dei cittadini, Giovanni Moro ha scritto quest’anno un testo, “Anni 70” Einaudi, per chiedere a storici e protagonisti di quegli anni un giudizio obiettivo e condiviso sul terrorismo. “Solo la verità può farci uscire da quel clima di scontro, che ci condiziona ancora”. Riandando ai giorni del sequestro, Giovanni Moro non può dimenticare le tante domande senza risposta, che nascono da quegli eventi: quanti erano i brigatisti a Via Fani, cosa è successo a Via Gradoli, quale fu il ruolo di Senzani e quale quello dei brigatisti espatriati? Tanti anche i misteri di cui la famiglia Moro fu testimone diretta. “Poco dopo il sequestro, ci dissero che la prigione era stata scoperta e che si preparava un blitz, ma poi ci annunciarono che l’operazione era stata annullata, perché troppo rischiosa”. “Quando arrivò dalla seduta spiritica il nome di Gradoli, abbiamo chiesto se non c’era a Roma una Via con questo nome, ma ci dissero di no; guardammo lo stradario e la trovammo subito”.


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