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“Osservare la polvere in un raggio di sole ci aiuta a vedere l’invisibile”

31 dicembre 2002

“Osservare la polvere in un raggio di sole ci aiuta a vedere l’invisibile”

Un esercizio per il 2003

Durata: dai quindici ai trenta minuti
Materiale: una camera, un raggio di luce
Effetto: rassicurante

Una stanza alquanto buia. Imposte socchiuse. Attraverso esse un raggio di luce. Sole vivo, cocente, raggi obliqui dell’alba o del tramonto. Nella luce che attraversa l’ombra si stagliano innumerevoli scintillii. È certamente uno degli spettacoli più emozionanti e più magici che gli uomini possano contemplare.
Migliaia di piccolissime schegge che trattengono e riflettono la luminosità piroettano, girano, passano e ripassano. Puntini, bastoncini, microscopiche piume, infimi fiocchi, minuscole cose aeree, leggere, danzanti attraversano la luce in modo sublime, serio e gioioso, terribilmente indaffarati, agitati da vortici e itinerari impossibili da seguire. Frammenti di traiettorie, puri lampi di vita.
Ciò che colpisce di più in questo miracolo dello scintillio è la densità. Tralasciate i ricordi dell’infanzia, i giochi di un tempo, le case di campagna, l’odore degli armadi se è il caso. Non vi aggrappate a questi strabilianti granelli. Il confine tra la luce e le tenebre è improvvisamente così rigido, netto e diretto che ci sembra quasi possibile toccarlo con mano. Il brulichio delle particelle appare e scompare dall’altra parte della barriera. Ed è qui che è possibile sognare.
Sono poche le esperienze semplici che danno così intensamente la sensazione di un mondo invisibile improvvisamente svelato. Nel raggio di luce appare come un pezzo di spazio diverso, inserito nel nostro, un universo dell’altra faccia, del rovescio del globo, dell’altrove, reso di colpo visibile come per effrazione.
Come sarebbe il mondo se vedessimo scintillare continuamente, ovunque e sempre la polvere? Non c’è continuamente, ovunque e sempre uno strato invisibile e al tempo stesso presente? Uno strato che è possibile raggiungere, uno spazio incastrato in quello che conosciamo?
E se si trattasse solo di saper socchiudere bene le imposte?

Roger – Pol Droit, Piccola filosofia portatile

Rizzoli, 2001, p.87-88

Paolo Ferrario Mostra tutti

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