"Osservare la polvere in un raggio di sole ci aiuta a vedere l'invisibile"

Osservare la polvere in un raggio di sole ci aiuta a vedere l’invisibile

Un esercizio per il 2003

Durata: dai quindici ai trenta minuti
Materiale: una camera, un raggio di luce
Effetto: rassicurante

Una stanza alquanto buia. Imposte socchiuse. Attraverso esse un raggio di
luce. Sole vivo, cocente, raggi obliqui dell’alba o del tramonto. Nella luce
che attraversa l’ombra si stagliano innumerevoli scintillii. È certamente
uno degli spettacoli più emozionanti e più magici che gli uomini possano
contemplare.
Migliaia di piccolissime schegge che trattengono e riflettono la luminosità
piroettano, girano, passano e ripassano. Puntini, bastoncini, microscopiche
piume, infimi fiocchi, minuscole cose aeree, leggere, danzanti attraversano
la luce in modo sublime, serio e gioioso, terribilmente indaffarati,
agitati da vortici e itinerari impossibili da seguire. Frammenti di
traiettorie, puri lampi di vita.
Ciò che colpisce di più in questo miracolo dello scintillio è la densità.
Tralasciate i ricordi dell’infanzia, i giochi di un tempo, le case di
campagna, l’odore degli armadi se è il caso. Non vi aggrappate a questi
strabilianti granelli. Il confine tra la luce e le tenebre è
improvvisamente così rigido, netto e diretto che ci sembra quasi possibile
toccarlo con mano. Il brulichio delle particelle appare e scompare
dall’altra parte della barriera. Ed è qui che è possibile sognare.
Sono poche le esperienze semplici che danno così intensamente la sensazione
di un mondo invisibile improvvisamente svelato. Nel raggio di luce appare
come un pezzo di spazio diverso, inserito nel nostro, un universo
dell’altra faccia, del rovescio del globo, dell’altrove, reso di colpo
visibile come per effrazione.
Come sarebbe il mondo se vedessimo scintillare continuamente, ovunque e
sempre la polvere? Non c’è continuamente, ovunque e sempre uno strato
invisibile e al tempo stesso presente? Uno strato che è possibile
raggiungere, uno spazio incastrato in quello che conosciamo?
E se si trattasse solo di saper socchiudere bene le imposte?

Da: Roger – Pol Droit, Piccola filosofia portatile, Rizzoli, 2001, pagg.
87-88

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