Louis Armstrong, West end Blues, 1928

In questi istanti Armstrong ha indicato la strada su cui tutti, proprio tutti, compreso Miles Davis,  dopo hanno camminato:

Un commento odierno di Giulio Stevanato mi spinge a riprendere la mia personale storia del jazz.
Quando comincia il jazz moderno, anche se nel pieno di quella che oggi chiamiamo “tradizione?
In molti sostengono, e io con loro, che il jazz moderno comincia con i fino ad allora inauditi suoni di tromba di Louis Armstrong di  West and Blues
A riprova che per inseguire la modernità occorre ricercare nella tradizione.
E’ questo che intendo dire quando mi dico che “sono un conservatore”.

Ho cominciato ad ascoltare musica jazz fin da molto piccolo, agli inizi degli anni ‘50. Ho un ricordo vaghissimo di quando, probabilmente a tre anni o giù di lì, i miei genitori mi facevano imitare la voce di Louis Armstrong, che evidentemente mi aveva colpito molto. Quando avevano qualche ospite, venivo messo nel mezzo del “tinello marron” (come direbbe Paolo Conte) e mi esibivo in qualche suono gutturale, che oggi vorrei che qualcuno avesse registrato. Si rideva molto, mi sembra, a quelle esibizioni.

Il fatto è che mio padre era un forte appassionato di musica jazz. Mia madre no. Mia madre era fra quelle di cui dice il pluricitato Paolo Conte:  “Le donne odiavano il jazz, non si capisce il motivo”

Lui era stato prigioniero degli americani a Napoli e nel 1945, a guerra finita, aveva attraversato l’Italia per tornare al nord con un baule di dischi  che allora si chiamavano i “V-disc”  (i disci della vittoria: era una serie pubblicata dalla Victory che nel 1942 sbarcarono nel nostro Paese insieme alle truppe americane: Duke Ellington, Glenn Miller, il giovane Frank Sinatra, Ella Fitzgerald,  i fratelli Dorsey, ovviamente Louis Armstrong … ). Per anni li vidi sentiti, curati, accuditi e conservati in una cassapanca di legno. Poi c’è un vuoto di memoria, se non un vago ricordo di alcuni pezzi del pianista Art Tatum, ascoltati “abusivamente”, di pomeriggio quando avevo forse 10 o 11 anni. Anche qui: ho un ricordo indelebile di qualche pezzo di questo sublime pianista cieco che avrebbe voluto fare il concertista classico.
Il fatto è che mio padre mi ha sempre impedito l’accesso alla sua discoteca, in pratica per quarant’anni. Non era il “padre morbido” delle generazioni degli figli degli anni ’60 e successivi. I dischi non si toccano e basta.
Negli anni successivi ho esagerato. Ma non sono il solo, vero  JazzFan?

Ma come può essere definito il jazz?
Per addentrarmi nelle pochissime chiavi che consentono di provare ad apprezzarlo conviene consultare un jazzofilo tedesco, che aiuta a farlo in modo semplice e magistrale (perché i buoni maestri sono sempre semplici):

“II jazz è un modo artistico di suonare la musica nato negli Stati Uniti dal­l’incontro del nero con la musica europea. Lo strumentale, la melodia e l’ar­monia del jazz nascono prevalentemente dalla tradizione musicale occidentale. Il ritmo, il modo di fraseggiare e la formazione del suono nonché certi elemen­ti dell’armonia del blues nascono dalla musica africana e dalla sensibilità mu­sicale del nero americano. Il jazz si differenzia dalla musica europea per i se­guenti tre elementi fondamentali:

1. Per un rapporto particolare con il tempo che viene indicato con la parola «swing».                                                                                           

2. Per una spontaneità e una vitalità della produzione musicale in cui l’im­provvisazione riveste importanza.

3 Per una formazione del suono e per un modo di fraseggiare in cui si riflet­tel’ individualità del jazzista esecutore.

Questi tre elementi fondamentali creano un nuovo tipo di rapporto di tensio­ne in cui non sono più importanti — come nella musica europea — i grandi archi tensionali, ma una quantità di piccoli elementi tensionali che creano in­tensità, che vengono continuamente costruiti e poi distrutti. I diversi stili e le diverse fasi dell’evoluzione attraverso i quali è passata la musica jazz dalla sua nascita intorno all’inizio del secolo a tutt’oggi, diventano una parte essenziale per il fatto che ai tre elementi fondamentali di volta in volta viene attribuita un importanza diversa e il rapporto fra loro muta continuamente.

In questa definizione è compreso prima di tutto il fatto che il jazz è nato da un incontro fra «nero» e «bianco», e che quindi non potrebbe esistere né come un dato di fatto esclusivamente africano, né come un dato di fatto esclusivamente europeo. ….  La tipica formazione del suono di jazz è in larga misura una creazione dei neri, ma tuttavia nella musica jazz vi è una quantità di suoni vocali e strumentali che sono presenti anche nella musica europea

Joachim Ernst Berendt, Il nuovo libro del jazz: dal New Orleans al jazz rock, Vallardi 1986, p. 436-437

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