A Attesa Collocazione

Eugen Herrigel, Lo Zen e il tiro con l’arco (1948), Adelphi editore, 1975. Punti di attenzione per un gruppo di lettura

Lo Zen e il tiro con l’arco è un saggio biografico che ha reso piuttosto famoso Eugen Herrigel (1884-1955).

Si tratta di uno di quei casi letterari in cui il singolo libro sopravanza di gran lunga il suo autore.

La fascetta dei libri dell’editore Adelphi sono diventate leggendarie, essendo esse stesse testi letterari di valore. Qui veniamo informati che Herrigel era un professore di filosofia che andò in Giappone nel 1924. Al suo ritorno, nel 1948, pubblicò questo libretto che “ha avuto una grande fortuna in molti paesi”. E’ un piccolo indizio, questo, che mi ha incuriosito fin dagli anni ’70. Mi rimane il mistero di questo tedesco che ha attraversato quel grumo di anni terribili astraendosi del tutto dalla tragedia del nazismo per immergersi in una sua personalissima ricerca esistenziale. E’ un mistero che rimane tale e che – tuttavia – non inficia l’interesse di comprendere ed interpretare il percorso da lui raccontato.

Ora vorrei solo introdurre la conversazione, per poi partecipare con voi ai commenti.

Intravvedo nel testo una serie di piani di lettura che si intersecano. Provo ad enuclearli per suggerire qualche punto di discussione.

1 La posizione dell’autore

Si tratta di una storia di apprendimento a partire da una sua identità filosofica precedente all’esperienza vissuta:

Già da studente, quasi obbedendo a un impulso segreto, mi ero occupato a fondo di mistica, nonostante che lo spirito dell’epoca fosse poco portato a tali interessi” (pag 29)

L’apprendimento cui si sottopone Herrigel è quello del

2 Tiro con l’arco

Mi sembra interessante il tema della “perdita di funzione” di ciò che nel passato era una abilità guerresca e che successivamente è diventata uno sport nazionale e – contemporaneamente – un esercizio spirituale trasferito addirittura in un rito

Il tiro con l’arco diventa per Herrigel una pratica fisica indispensabile per elaborare la sua adesione alla

3 Filosofia buddista nella variante Zen

Non mi soffermo sui contenuti di questa filosofia: ne so poco e mi sembrerebbe di banalizzarla in questa breve introduzione. Magari la conversazione ne riprenderà qualche carattere.

Qui mi sembra indispensabile, piuttosto, fissare la qualità della relazione dell’autore con questa filosofia:

il mio proposito è quello di far luce sulla natura dello Zen mostrando in che modo si manifesti in una delle arti che portano la sua impronta” (pag. 27)

Trattandosi di un apprendimento il testo ha il suo cuore pulsante negli

4. “Esercizi” di rilettura

Ci sono pagine rilevanti in questa parte del libro. Trovo di estremo interesse il tema della suddivisione in fasi:

Anche la via al distacco da se stessi il Maestro la suddivise in singole parti, e ciascuna andava esercitata accuratamente” (pag. 50-51)

I momenti interni necessari all’imparare si distinguono in:l’arte del respirare, tendere l’arco, rimanere in tensione, lanciare.

L’elemento fondamentale che il maestro pone all’attenzione dell’allievo è quello di “non pensare”. Fardello difficile (per tutti, credo: occidentali od orientali che siano) da togliersi di dosso:

E’ appunto perchè lei si sforza, perchè ci pensa. Si concentri esclusivamante sulla respirazione, come se non avesse altro da fare” (pag. 39)

Se provo ad astrarmi da questo racconto biografico per rintracciare qualche elemento universale ( cioè slegato dalla specifica ricerca della via alla filosofia Zen) lo trovo nella ricerca del centro di sè, del particolare destino che sto incarnando nella mia struttura di personalità.

E’ per questo che qualche ulteriore ricchezza indotta dal libro andrebbe individuata nella

5. Posizione dei lettori

E’ questo che potrebbe essere interessante elaborare nella conversazione.

Cosa proiettiamo – se proiettiamo qualcosa – in questa storia personale?

Quali sono le ragioni della nostra partecipazione alla vicenda raccontata?

Cosa conta? L’obiettivo filosofico o il metodo per ottenerlo?

C’è un messaggio universale? O è solo una storia storicamente e culturalmente datata?

Forse ho fissato troppi punti di discussione e moltissimi ne ho messi in ombra

Vogliamo iniziare la conversazione?

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