Chi vuole una fetta di ecumenismo islamico?

Che cosa è accaduto, dunque? In Egitto sette cristiani copti sono stati massacrati e altri nove feriti da tre musulmani che gli hanno sparato da una macchina mentre uscivano dalla messa di Natale. Il ministero dell’interno dichiara che si sarebbe trattato di una vendetta per un presunto stupro. E’ normale che per farsi giustizia da sé si ammazzi della gente all’uscita di un luogo di culto? I copti “lamentano di subire discriminazioni sia da parte dei musulmani estremisti che nella vita civile: le tensioni sono particolarmente forti proprio nell’Egitto del sud”.

In Malaysia, invece, dove i musulmani sono maggioranza assoluta, ma gli appartenenti alle altre religioni sono una nutrita minoranza – il quaranta per cento – quattro chiese di diverse confessioni sono state date alle fiamme. Il motivo di tutto ciò? Una sentenza di un tribunale che consente a tutti di usare la parola “Allah”, mentre gli islamisti la rivendicano solo per sé: gli infedeli dovrebbero usarne un’altra,

Che cos’hanno in comune questi due episodi – tre se contiamo anche quello sudanese? Non di certo l’ “origine etnica”, nel caso in cui qualcuno volesse tacciarmi di pregiudizio razziale. Quello che hanno in comune è che sono accaduti in paesi che, in diversa misura, hanno abbracciato l’islam. L’islam è “buono” e “tollerante” solo in quei paesi in cui, per ora, è assolutamente minoritario: non appena acquista una maggioranza, seppur risicata (come è il caso della Malaysia), manifesta subito – in maniera più o meno violenta – il suo modo tipico di affrontare la diversità religiosa. Quella diversità religiosa che per noi è un diritto – è il caso di dirlo – sacrosanto, anche se riteniamo che i contenuti delle singole religiosi siano tutte fole. Chi invoca l’accoglienza indiscriminata dei “fratelli musulmani” gioca col fuoco e, purtroppo, non scotta solo sé stesso.

Chi vuole una fetta di ecumenismo islamico?

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