Venticinque anni fa le brigate rosse, i nipotini della cultura eversiva della sinistra comunista, assassinavano Ezio Tarantelli.
“Il professor Tarantelli è ucciso da un commando di terroristi mentre sale sulla sua auto davanti all’Università al termine della sua lezione. Il gruppo lascia la rivendicazione sotto il tergicristalli dell’auto: è a firma delle Brigate Rosse e Tarantelli viene indicato come “uno dei principali responsabili dell’attacco al salario operaio” in quanto consulente CISL ed in riferimento all’accordo tra governo e sindacati sul taglio dei punti di contingenza.”
in Associazione Italiana Vittime del Terrorismo e dell’Eversione Contro l’Ordinamento Costituzionale dello Stato
Davanti alle immagini del film che ha dedicato alla vita del padre, ancora non si spiega quella reazione il giovane storico Luca, figlio dell’economista Ezio Tarantelli caduto proprio venticinque anni fa sotto il piombo brigatista. A metà Anni Ottanta, l’Italia era nel fuoco dello scontro sul taglio della scala mobile, il sistema automatico di adeguamento dei salari all’inflazione che proprio Tarantelli aveva contribuito a riformare e che divise il Paese a metà. [..]
Tirava un’aria pesante in Italia a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta. Luca è convinto che «anche un bambino poteva capire che c’era una guerra in corso. Bastava sentire i telegiornali che parlavano solo di delitti e attentati. Forse la cosa che non potevi comprendere era da che parte stavano i buoni e i cattivi».
Sono gli ultimi momenti di spensieratezza di una famiglia «felice, molto molto felice», come assicura Carol, tornando indietro con il pensiero. A rompere quest’atmosfera di serenità arriverà tra poco il commando delle Br. Ma prima, c’è il momento in cui Ezio formula quella che gli sembra la teoria più importante della sua vita. L’Italia, osserva, non può seguitare ad essere un Paese in cui tra disoccupati, sottoccupati, ed emarginati c’è più di un terzo di gente che se la passa malissimo, e anche quelli che hanno un lavoro vedono il proprio salario divorato da un’inflazione che tocca punte del 25 per cento. Di qui l’idea che, quando la spiega, tutti, a partire da sua moglie, gli dicono che è fuori di testa: bisogna fissare una soglia prestabilita per l’inflazione, e regolare di conseguenza la scala mobile.
Va a parlarne con il segretario della Cgil Lama, lui che è vicino al Pci e per qualche anno ha anche avuto la tessera in tasca, ma rimane deluso.
Va al Cespe, il centro di ricerche vicino al Pci, ma non lo stanno a sentire. Il suo amico Aris Accornero gli dice letteralmente: «Ma sei pazzo?». Alla fine gli unici che lo ascoltano sono Spadolini, che si ricordava della vecchia formula lamalfiana della «politica dei redditi», il capo della Cisl Carniti e Craxi, che s’innamora dell’idea che lo porterà a tagliare la contingenza per decreto. Il 3 maggio 1983 sparano alle gambe a Gino Giugni, il socialista giuslavorista che aveva scritto lo Statuto dei lavoratori. [..]
Ezio Tarantelli va incontro alla morte in un giorno qualsiasi. Il giorno del compleanno del figlio in cui per un po’ aveva giocato a calcio, lo avevano visto pensieroso. Aveva detto a Luca e ai suoi amici: «Vi aspetto a casa». Quella mattina del 27 marzo 1985 aveva fatto lezione, era uscito dalla facoltà d’Economia della Sapienza dove ora c’è un’aula a suo nome,
era salito in macchina e s’era girato svelto, sentendosi chiamare: «Professore». Andarono a prendere Carol e in macchina, mentre andavano all’ospedale, le comunicarono ch’era morto: diciassette colpi di mitra. E lei dovette dirlo a suo figlio. Due dei tre assassini li hanno presi. Uno, Antonino Fosso, un vero sanguinario, è all’ergastolo. L’altra, Barbara Balzerani, la donna di Mario Moretti al vertice della colonna romana, è uscita da poco. «La settimana scorsa – racconta Luca – ha fatto un recital di poesia. Erri De Luca, lo scrittore che l’ha introdotta, ha detto che a nessuno, neanche a un terrorista, può essere limitata la libertà d’espressione. Ma esiste una limitazione peggiore di questa libertà che chiudere per sempre la bocca a una persona?».E’ da molti anni che mi sono imposto una disciplina da lettore: mai un libro di un autore che è un simpatizzate di idee violente ed eversive.
Mai un libro di Erri De Luca, che non ha perso l’occasione per insultare le vittime del terrorismo e per il quale contano di più gli autori dei delitti che le loro vittime.

