I nipotini della sinistra massimalista e di Stalin non avendo più argomenti intellettuali e intersoggettivi usano le armi e istigano all’omicidio Paolo Ferrario):
“Pugni e grugni degli Anni ‘70 in un’aula di tribunale. La gabbia degli imputati a maglia fitta perfin più di allora, le dita serrate verso l’alto, gli slogan: «Ichino assassino». Mentre una Corte d’Assise pronuncia una sentenza di tredici condanne – fino a oltre 14 anni di carcere – per le nuove Brigate Rosse, quaranta persone tra il pubblico alzano la mano chiusa e urlano contro il professore di Diritto del Lavoro, consulente dello Stato, che non si è riusciti ad ammazzare, come Marco Biagi e Massimo D’Antona. «Assassino». Lo gridano in aula a Milano, processo d’Appello, imputati, parenti, amici, compari. “
… “Al di là della galleria di parole di solidarietà politica doverosa e distratta al professore, resta da ascoltare l’avvocato Giuseppe Pelazza, difensore di molti imputati: «Sono sentenze di un processo che fa parte di una battaglia politica e la Corte ha dimostrato di essere dalla parte del potere e contro chi lo contesta». Dalle gabbie si fanno cori per la «guerra di classe» e la «rivoluzione». E si dà dell’assassino all’uomo del quale, in una intercettazione ambientale, Bruno Ghirardi (dieci anni e dieci mesi scanditi ieri) diceva: «Ci armiamo per ammazzare Ichino». Ichino assassino?”
da Marco Neirotti, L’ultima pallottola delle BR “Ichino sei un assassino”, La Stampa 25 giugno 2010
