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Lettera di Tartarugosa aTartatap. Trascritta da Tartarugoso a sua insaputa

Cara Tartatap, sapessi quante volte anche io e Tartarugoso abbiamo vissuto simili esperienze.
Una l’hai conosciuta anche tu, quella della lettura condivisa dei romanzi di tre anni fa. Grande entusiasmo sulla rete al momento della proposta, qualche difficoltà nell’identificazione dei titoli (ma poi l’accordo), avvio dell’esperienza (che ha anche segnato l’apertura di Tartarugosa) … alla fine praticamente eravamo in tre (io, Tartarugoso e Tartavela) a intervenire con una certa sostanza. La maggior  parte con laconiche frasi (… bello .. , …. lo leggerò …,  ….. anche a me è piaciuto… ,  ….. sono un po’ in ritardo con la lettura…)
La seconda esperienza è quella di Antologia del tempo che resta, stesso iniziale entusiasmo, qualche pezzo postato da Tartodonne e Tartofosco, poi il silenzio e ora Tartarugoso considera questo blog solo suo.
La terza esperienza è stata  Tartispiriti, su cui Tartarugoso ha profuso molte energie,  fino a quando si è accorto che nessuno del  tartogruppo lo guardava e a questo punto,  scocciato,  l’ha chiuso e incorporato in Antologia del tempo che resta.
Ma potrei farti molti altri esempi ancora a proposito del cinema, per non parlare della musica. Pensa che per anni, insieme, a fine anno abbiamo costruito per gli amici una musicassetta con le canzoni che ci parevano più significative dell’anno (nuove scoperte, gruppi di varia  origine, diversi tipi di musica; temi e sonorità). Erano i tempi in cui usavano i CD e Tartarugoso, da buon collezionatore, comprava tutto quello che gli sembrava degno attraverso la lettura di diverse riviste specializzate. Costruivamo la copertina, la dedica, il titolo, insomma un piacere ma anche un lavoro non indifferente. Non facciamo regali per Natale e quello ci sembrava un segno di buon auspicio.
Credo che le reazioni fossero molto simili a quelle da te descritte nella tua mail. Gli amici dicevano grazie, prendevano il loro pacchettino e poi non si sapeva più nulla. Abbiamo smesso ad una battuta, probabilmente fatta senza malevolenza, così tanto per dire:   “Ci tocca la cassetta …
Tartarugoso è molto più permaloso di me. La sua generosità non pretende ringraziamenti, ma vorrebbe solo condivisione:  “mi è piaciuta perchè …”, “quell’autore non lo conoscevo, che bravo …”, “l’ascolto quando viaggio …. “, che so, una segnalazione anche da parte del ricevente. Un minimo segno. Nella stragrande maggioranza dei casi il silenzio: quello della indifferenza
Io sono molto più accondiscendente. Essendo abbastanza di poche parole, non me la prendo se uno non commenta.
Però ormai mi sono convinta di una cosa: ci sono passaggi nella condivisione degli interessi che richiedono una profonda conoscenza dell’Altro. Nella vita le persone cambiano, poichè cambia anche l’ambiente loro intorno.
Nella coppia, invece, questo processo si accresce giorno dopo giorno, anno dopo anno. Permangono alcune idiosincrasie, ma generalmente ci si apre di più alle differenze del partner e questo fa nascere istintivamente il desiderio di fare/vedere/provare esperienze insieme.
Proprio l’altro giorno, sul tema del silenzio, a un commento di Tartarugoso che diceva che non riscontrava grande interesse su qualcosa che non ricordo più, ho risposto che comunque noi due viviamo abbastanza in un nostro mondo esclusivo: l’attrazione del Genius Loci, lo sconfinato amore per la natura, la capacità di entusiasmarsi per le cose infinitesimamente inessenziali per la maggior parte della gente, la creatività e la voglia di mettere in circolo quello che crediamo possa piacere anche agli altri, fare un viaggio di sera per andare a sentire una lezione di Emanuele Severino … . Insomma tutto ciò che ci fa stare bene insieme non è assolutamente detto che abbia lo stesso tipo di feed-back sul mondo circostante.
Pazienza.
Pertanto non te la prendere su questa reazione (tra l’altro nella premessa che fai nel volantino in qualche modo giustifichi in anticipo l’atteggiamento, guarda che non smetto di essere deformata dalla mia professione, per cui stavolta sono io che dico a te di “ribaltare” lo stile!).
L’importante è trarre piacere per sè e per chi ti è veramente vicino. Gli altri si arrangino. Fortunatamente il globo è pieno di opportunità.
Mi sono comunque presa nota dei titoli dei film dl tuo Tartacineforum. Ho visto solo Adele H. Anche in questo caso, credo di poter tranquillamente affermare che avremo un migliaio di film da vedere e, tanto per consolarti, quando siamo ad Amaltea di Coatesa va spesso a finire che partiamo per i primi giorni con i “mattoni intellettualoidi”, dopo di che fa sempre a finire che la scelta cade su qualcosa di più soft.
Così gira la ruota: non so se quando saremo più vecchi, sempre ammesso di arrivarci, saremo ancora in grado di apprezzare la densità di ciò che ora accantoniamo o se saremo più attratti da filmati più centrati sulla comicità elementare. La regressione in vecchiaia è un pericolo ben compensato dal fatto che siamo nel diritto di far vivere il bambino che dimora in ognuno di noi.
Bene, allora buona continuazione di visione e a presto.
Tartarugosa

Tartarugosa Mostra tutti

“Probabilmente la propensione già dalla tenera età ad esercitare più sguardo e ascolto che linguaggio era un indizio predittore di quello che avrei voluto “fare da grande”. E così sono diventata psicologa, affascinata dal funzionamento della struttura psichica di coloro che, per definizione clinica, vedono disgregata la propria personalità. Guarigione improbabile, ma uno spazio infinito per poter agire sull’individuo e sulla società. Ecco perché ho scelto la riabilitazione psico-sociale nel settore della malattia mentale. Da quindici anni il mio interesse è rivolto al problema della demenza, ai malati che smarriscono la loro identità, alle loro disperate famiglie e agli operatori che li assistono. E se si considera l’ultima tappa della vita la forma estrema del dissolvimento, allora anche lì ho trovato una collocazione, accanto ai morenti. Qualcuno, leggendo il mio profilo, potrebbe fare gesti di scongiuro. Eppure il contatto con queste realtà è straordinariamente arricchente, poiché ti insegna a guardare all’esistenza con un orientamento necessariamente costruttivo, positivo e progettuale. Un po’ alla maniera di Stannah, che ha interpretato il bisogno del movimento come proprio cavallo di battaglia per rendere più agevole le salite, non solo quelle fatte da gradini, ma anche quelle delle opinioni, dei giudizi e dei pregiudizi. E chissà che proprio da queste pagine arrivino notizie e proposte incoraggianti per coloro che credono che la terza età corrisponda all’inizio della discesa!”

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