“Sii te stesso!”, “Abbi fiducia in te stesso e agisci a beneficio degli altri” – Le metamorfosi di Hermann Hesse come modello di pensiero | di Reinhard Stöhr

giovedì 17 marzo, festa dei 150 della unità d’Italia, siamo riusciti ad andare  alla casa di Hermann Hesse,  a Montagnola del Canton Ticino, ora diventata Museo alla sua memoria

“Sii te stesso” è stato il tema principale della vita e dell’opera dello scrittore epremio Nobel per la letteratura Hermann Hesse (1877-1962). Vi si è dedicato instancabilmente e desta tuttora l’interesse di tantissimi suoi lettori.

Tuttavia il motto “essere se stessi” ha il suo senso se si è veramente pronti ad avere un’identità che funzioni e che possa mettersi in giusto contatto con il mondo circostante. Altrimenti si rischia l’irrigidimento in un caparbio egocentrismo che porta soloa collisione e distruzione. Spesso non agiamo secondo la nostra identità genuina autenticamente costruita e consolidata, ma abbiamo dei comportamenti simili a quelli del lupo alfa, che per difendere la propria posizione deve ringhiare e minacciare i suoi simili.

La sfida: “Diventare se stessi”

Per prima cosa bisogna “Diventare se stessi“! – Questo tipo di percorso ha permeato tutti i romanzi di formazione di Hermann Hesse, da “Demian” (1918) a “Siddhartha” (1922), “Il lupo della steppa” (1927), “Narciso e Boccadoro”(1930), fino a “Il gioco delle perle di vetro” (1943).

Nell’introduzione di “Demian. Storia di un giovane” l’autore scrive:“La vita di un individuo è il percorso verso se stessi, il cercare vie e tracce per trovare la giusta direzione. Nessuno è mai riuscito ad essere in pieno se stesso; prova a diventarlo; c’è chi si avvicina vagamente, chi con più successo, ciascuno come può. Ognuno di noi trattiene i residui della propria nascita, muco e gusci d’uovo di un mondo primitivo e li porta con sé fino alla fine. Alcuni non diventano mai uomini, rimangono rane, lucertole, formiche. Qualcuno sopra è uomo e sotto è un pesce. Ma tutti sono un parto della natura verso l’umanità?”

Nella sua raccolta di racconti “Guerra e Pace” che raccoglie pensieri riguardanti lo shock culturale a seguito della guerra mondiale, Hesse concretizza queste sue affermazioni:“Il nostro compito in quanto esseri umani è: compiere ulteriori passi per la nostra trasformazione da esseri animali a esseri umani, nella nostra vita personale e individuale. [… ] L’essere umano costruisce la propria cultura con la trasformazione degli istinti animali in impulsi spirituali, attraverso il senso del pudore, la fantasia e la conoscenza“.

I protagonisti dei romanzi di Hesse sono sempre alle prese con questo tipo di percorso. Il suo “Siddhartha” prova e sperimenta diversi ruoli come essere umano – uomo di vita e poi asceta, commerciante e poi mendicante – prima di giungere alle sponde del fiume – il fiume della vita – accanto al traghettatore Vasudeva, lontano dal mondo dell’avidità e dell’egoismo, dove finalmente trova la pace interiore.

Anche Harry Haller “Il lupo della steppa” dell’omonimo romanzo sperimenta i vari percorsi indotti dalla sua brama e dalle sue aspirazioni, vive l’esperienza del “Teatro magico” e alla fine riesce a intuire quello che è il senso della vita e trova un modo per percorrere la sua esistenzaminata dal suicidio: “Oh, riuscii a capire tutto,… conoscevo perfettamente le centomila figurine del gioco della vita che avevo in tasca, afferravo sconvolto il senso del gioco, volevo ricominciare a giocare e a rabbrividire nella sua assurdità, ritornare a vagare nell’inferno del mio intimo. Volevo giocare ancora una volta alle figurine e farlo meglio. Forse questa volta avrei imparato a ridere…”, dice alla fine del romanzo.

Con questo tipo di concezione è possibile trovare se stessi e affrontare la propria vita di conseguenza. Hermann Hesse è alla continua ricerca di “un’espressione di dualità, dove la molteplicità diventa unità, dove ognischerzo contenga anche serietà. La vita per me deve essere un fluttuareattraverso i polo opposti, intesi come le chiavi di volta del nostro mondo”(da “Kurgast” ).

Nel 1922 Hermann Hesse ha trasposto questa sua visione del mondo in forma poetica e ricca di parabole con la favola ” Le metamorfosi di Piktor“. In quel periodo si trovava in una fase della propria vita in cui la contrapposizione delle polarità lo assillava in modo particolare: vuoi per lo shock generato dalla prima guerra mondiale, vuoi per lo sgretolamento della sua famiglia e del suo matrimonio. D’altro canto il suo trasferimento a sud nellabella cornice paesaggistica del Ticino gli stava dando nuova energia e creatività. Rimane il fatto che a 45 anni sentiva già il peso della vecchiaia che si avvicinava, ancora più acutizzato dal fatto che lo scrittore in quel tempo si era follemente innamorato di una ragazza, Ruth Wenger, di vent’anni più giovane. Era costantemente in conflitto con numerosi poli contrastanti: vecchie responsabilità e nuova innocenza (cioè un nuovo impegno), tra un orientamento alla giovinezza e quello alla vecchiaia, tra voglia di vivere conbramosia e ricerca della pace e dell’ascesi…

E’ in questo contesto psicologico e psicoanalitico che scrive la favola “Le metamorfosi di Piktor”. La prima versione con il testo scritto in acquarello la regalò alla sua giovane amata Ruth Wenger. Più avanti eseguì diverse altre versioni scritte a mano e a macchina con disegni unici in acquarello che regalava ad amici o donava a scopi caritatevoli.

“Diventò cervo, pesce, uomo e biscia, nuvola e uccello. In ogni sua forma però costituiva una coppia, sole e luna, uomo e donna, scorreva come un fiume binario
attraverso le lande, era una stella doppia nel cielo” (finale di “Le metamorfosi
di Piktor”).

Il pittore Piktor è alla ricerca del paradiso. Quando vi entra chiede ad un bellissimo uccello variopinto:”O uccello, dove si trova la felicità”? – “La felicità?”, dice il bell’uccello, “La felicità amico mio è ovunque, sulla montagna, nella valle, nei fiori e nei cristalli”. E davanti agli occhi del pittore si trasforma in un fiore, poi in una farfalla e infine in un cristallo. Allora il pittore capisce che lui stesso deve poter cambiare. Il serpente gli sussurra all’orecchio che deve prendere il cristallo con sé: “Ti fa trasformare in ciò che desideri. Su, esprimigli il tuo desiderio prima che sia troppo tardi”! 
Piktor afferra veloce il cristallo e vuole essere trasformato in un albero, “perché gli alberi gli sembravano così tranquilli, forti e imponenti”. All’inizio è felice di essere così tranquillo e ben piantato fisso nel terreno, poi comincia ad avere un po’ di invidia per tutto quanto gli sta intorno in movimento e continua mutazione, allora desidera di diventare anche lui così. Un giorno si avvicina una ragazzina che si appoggia al suo tronco. Piktor sente ancora di più la sua solitudine e vorrebbe sentirsi parte della società e sentire l’unione con la bellezza.
Quando la ragazzina percepisce la sua solitudine e i suoi desideri arriva in volo un uccello colorato che lascia cadere nell’erba ai suoi piedi un cristallo magico.
Appena lei lo prende in mano si trasforma e si unisce a Piktor in un unico insieme. Piktor è felice: “Ora era tutto bello? Piktor non era più un vecchio albero triste…
Era trasformato.

E siccome questa volta aveva raggiunto la mutazione giusta, poiché era la metà di un insieme, poteva modificarsi tutte le volte che voleva. In lui scorreva ormai il fluido magico costante della mutazione e Piktor era così parte del creato in continua trasformazione.

Nella primavera del 1919 Hesse si trasferisce a Montagnola, in casa Camuzzi, dove si dedica intensamente al lavoro e scopre la gioia della pittura. Qui vive un periodo di continua alternanza tra piacevoli momenti a contatto con la natura, lo stile di vita del Ticino, le passeggiate rilassanti, le notti con il vino e lo spettro della depressione, della insoddisfazione, del dubbio e dell’incertezza


In prima battuta la favola “Le metamorfosi di Piktor” può sembrare una bella parabola biografica sull’esperienza di un Hermann Hesse che preoccupato dalla vecchiaia, si rapporta con la giovane e carina Ruth Wenger. Egli stesso ha detto che si trattava di “un’allegra favola per bambini”. Ma rappresentava anche “una parafrasi rigorosa e consapevole dei segreti della vita”.

Il messaggio chiave de “Le metamorfosi di Piktor” è che l’individuo deve essere sempre in grado di evolversi e trasformarsi per poter vivere in maniera vivace e creativa.

Nella sua famosa poesia “Gradini” contenuta nella raccolta “Il gioco delle perle di vetro” viene chiaramente espresso il credo di Hermann Hesse nei confronti della vita: “Quando la vita chiama, il cuore sia pronto a partire ed a ricominciare, per offrirsi sereno e valoroso ad altri, nuovi vincoli e legami. Ogni inizio contiene una magia che ci protegge e a vivere ci aiuta?”.


Il suo interesse si basava soprattutto sull’evoluzione dell’arte del vivere, sulla necessità di costante adattamento al corso delle cose (“Niente è più costante del cambiamento“) e allo stesso tempo esortava a rimanere fedeli e al passo con il processo di civilizzazione dell’individuo. Trasporre questo concetto nella realtà della nostra società organizzata contemporanea, dove si vive costantemente sotto pressione e il pensiero dell’opportunismo impera, è cosa tutt’altro che facile. Le forze contrapposte sono innumerevoli e i grandi potenziali creativi che possono risultare dal libero gioco della trasformazione spesso non vengono neppure notati o sono annientati per questioni di potere e d’invidia. Ma “Per noi non c’è altra via per l’evoluzione e la realizzazione se non quella della completa affermazione del nostro essere seguendo il principio chiave: “Sii te stesso”.

Questo tipo di percorso sarà ostacolato da mille scogli morali e da diverse difficoltà, il mondo ci vuole ubbidienti, compassati e conformati. Per questo l’essere umano trova conflittuale vivere in maniera individuale. Ognuno di noi però deve essere in grado di decidere, a seconda delle proprie forze e necessità, se e quanto è disposto a sottostare alle convenzioni della società.
Se si opta per il rifiuto delle convenzioni, delle responsabilità legate alla famiglia, allo stato e alla comunità, bisogna essere consapevoli che è a proprio rischio e pericolo. Non è possibile determinare a priori in che misura siamo in grado di sopportare eventuali ripercussioni e quali siano i pericoli correlati. Dobbiamo essere pronti a fare ammenda delle nostre azioni quando superiamo i nostri limiti. Se valutiamo bene le nostre capacità possiamo comunque percorrere il cammino per la nostra evoluzione spirituale con successo e progredire”, (Hesse in una lettera dell’anno 1956). Da qui nasce il conflitto civile tra il  processo diumanizzazione e di civilizzazione dell’individuo e il concetto di gruppo e di società. Implicite sono le correlazioni di un comportamento responsabile all’interno della società, particolarmente dal punto di vista politico ed economico.

Hesse in età matura, nella sua grande opera “Il gioco delle perle di vetro” esprime il seguente imperativo inequivocabile valido in egual modo per questioni di educazione, di politica e di economia: “Ogni gradino in più in direzione di un reparto o un ufficio non significa un passo verso la libertà bensì un vincolo. Più è grande il potere di questo ufficio più è duro il servizio da prestarvi. Più la personalità è forte, meno tollera la tirannia”.


Hesse elabora anche il principio di responsabilità. In un’era in cui gli imperativi di potere e carriera sono dominanti è necessario riscoprire e ricreare quello della responsabilità. Se il management sostiene con forza il principio di responsabilità è possibile evitare e annientare eventi negativi per la civilizzazione, per esempio nel campo dell’economia.
Sempre più spesso però in questi ambienti il motto “Sii te stesso” sta a significare: “Io sono la legge. Chiunque si opponga a me e ai miei interessi deve essere annientato”. Secondo Hermann Hesse sono proprio questi gli atteggiamenti che arrestano e rallentano il processo di civilizzazione e intrappolano l’essere umano nel suo stadio atavico e di mezza bestia. Nel 1920 Hermann Hesse,  sui politici, si è espresso così:”Dobbiamo iniziare a puntare su personalità che rispecchino di nuovo spiritualità e umanità se vogliamo garantirci un futuro”. Queste persone (uomini e donne) devono prima di tutto assimilare e fare proprio un concetto che Hermann Hesse indica come una delle più importanti massime fondamentali per la vita: “Abbi fiducia in te stesso e agisci a beneficio degli altri”.

di Reinhard Stöhr

da: “Sii te stesso!” – Le metamorfosi di Hermann Hesse come modello di pensiero | Sedus Place 2.5 – Forum per il benessere produttivo.

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