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Bill Callahan – Apocalypse, All’improvviso, fra i raggi di sole del mattino, l’apocalisse. Grazie BirdAntony !

Bill Callahan – Apocalypse (Drag City, 2011)
Nella vita di un mandriano, nel respiro di un bimbo mai nato, nel sarcasmo feroce sulla patria, nel racconto di un annegamento, nelle solitudini senza rimorso, nella ricerca del significato di libertà, sotto il sole di una giornata estiva giunge infine la fine del mondo. Sette affreschi intrisi di prosa purissima da ognuno dei quali potrebbe essere tratto un intero romanzo per quanto a fondo e dettagliatamente Callahan riesce a farti entrare dentro ad altre esistenze con poche righe di testo. Disco registrato in presa diretta, senza alcun intervento di post produzione, in cui vengono abbandonate certe, pur piacevoli, velleità cameristiche degli ultimi suoi lavori per tornare alla sonorità secca e tagliente dei tempi in cui il nostro era semplicemente Smog. Che infine qualcuno provi anche ad ingabbiarlo dentro le vuote scatole definitorie musicali. Folkman, crooner, indierocker, alternative singer-songwriter. Callahan non è niente di tutto ciò. Callahan è un classico. Unico e a se stante

 

da: Almost Blue In Reverse: All’improvviso, fra i raggi di sole del mattino, l’apocalisse.

Paolo Ferrario Mostra tutti

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