TartaRugosa ha letto e scritto di: Robert Walser (1976) La passeggiata, Adelphi edizioni

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Robert Walser (1976)

La passeggiata, Adelphi edizioni

Passeggiare è un’arte sempre più in disuso. Lo constato con rammarico quando io stessa mentalmente inveisco contro coloro che si attardano lungo il marciapiede, apparentemente senza giustificato motivo. Qualche scambio conversazionale, un cono gelato, i prezzi delle merci esposte in vetrina, carezze a un cucciolo, sia di cane, sia di uomo. E intanto ostruiscono il passaggio.

Anche diffuse norme salutistiche invitano al passo sostenuto, poiché, per procurare giovamento al fisico, la camminata non deve incontrare pause o rallentamenti.

E così, almeno nelle metropoli, l’andare e il venire furiosamente combattono contro il giro d’orologio, e quel vagare senza meta e senza scopo – originario significato della passeggiata – acquista valore di rarità.

Ne rispolvera il senso lo svizzero Walser, il quale attraverso una minuziosa descrizione della sua preferita attività (tale era che morirà nel giorno di Natale proprio durante una solitaria passeggiata invernale) ci trascina con sé nel fascinoso incedere dell’errare osservando.

Alle persone che siedono in una sbuffante automobile io mostro sempre la faccia feroce … non potrò mai capire che gusto ci sia a passare velocissimi davanti a tutte le immagini e gli oggetti che la nostra bella terra ci offre, come se si fosse impazziti e si dovesse correre per non disperare. In realtà io amo la calma e ciò che è calmo, la parsimonia e la moderazione, e rifuggo nel modo più assoluto da ogni fretta e precipitazione”.

Che qualche remora sulla predisposizione al passeggiare già esistesse anche agli inizi del secolo scorso è ben dimostrato dall’incauta osservazione del sovraintendente chiamato dal protagonista a rinunciare all’aumento delle tasse, data la sua precarietà economica: “ma lei, la si vede sempre andare a spasso!

Quale onta! Quale ignoranza!

A spasso … senza passeggiate sarei morto … senza andare a caccia di notizie … senza passeggiate non potrei collezionare appunti né osservazioni. … L’andare a spasso non è per me solo salutare, ma anche profittevole… Una passeggiata mi stimola professionalmente, ma al contempo mi procura anche uno svago personale; mi consola, allieta e ristora, mi dà godimento, ma ha anche il vantaggio di spronarmi a nuove creazioni … Ogni passeggiata è piena di incontri, di cose che meritano d’esser viste, sentite. Di figure, di poesie viventi, di oggetti attraenti, di bellezze naturali brulica letteralmente, per solito, ogni piacevole passeggiata, sia pur breve. … Senza passeggiate e la relativa contemplazione della natura, senza questa raccolta di notizie, che allieta e istruisce insieme, che è ristoro e incessante monito, io mi sento perduto, e realmente lo sono”.

E, con gli occhi del nostro passeggiatore, magicamente si riesce a risvegliare l’occhio vigile e attento, pronto a cogliere i piccoli dettagli che fanno grande il mondo attorno, a stupirsi della bellezza dei colori, a nutrirsi di odori e profumi, a sorprendersi per come una bottega di cappelli nulla abbia da invidiare a “un quadro squisito”.

Perdigiorno? Bighellone? “Mentre me ne andavo bel bello per la mia via … distintissimo vagabondo, giramondo e fannullone …davanti a me una quantità di orti pieni di ogni bendidio di prosperi legumi, a fiori e a profumi di fiori, ad alberi da frutta e a filari di fagioli pieni di baccelli, … stupendi campi lussureggianti di cereali come segale, avena e frumento … un deposito di legname con legna e trucioli di legna, erbe ricche di linfa e acque dal gentile scroscio, torrenti o fiumi che fossero, … ogni sorta di gente come simpatiche donne del mercato dedite ai loro traffici … un circolo ricreativo adorno di allegre bandiere … gemme di fragole o meglio ancora rosse fragole già mature…

Riduttiva può sembrare l’esultanza per un paesaggio che già di suo la natura imbastisce, indifferente all’umano giudizio. Ma l’arte del passeggiare consiste anche nell’emozionarsi per ogni vibrazione percettiva: un angolo di strada, l’insegna di un negozio, le sembianze di un qualsiasi cittadino che per casualità incrocia il nostro passo. Potremmo mai riuscire a descrivere con preciso acume volto, espressione, postura dei camminatori incontrati nel nostro peregrinare?

Walser lo fa: “Serio, solenne, imponente, il professor Meili procedeva come l’autorevolezza indiscussa .. Il naso era un severo, imperioso, tagliente naso aquilino o nobiliare. La bocca era giuridicamente stretta e sigillata….Dai seri occhi, nascosti dietro sopracciglia arruffate, lampeggiava la storia universale e il riflesso di eroiche, remotissime gesta… Il suo cappello sembrava un inamovibile autocrate”.

E anche gli incontri casuali possono dar avvio a un’educata interpellanza: “Perdoni se alle labbra di una persona a lei totalmente sconosciuta urge, al vederla, una domanda certo temeraria: lei non è stata un tempo attrice? …Lei sorride! Dunque non me ne vuole per questo mio disinvolto discorso? A me sembra meraviglioso che ogni tanto due persone che non si conoscono parlino fra loro in piena libertà e confidenza: è a questo fine, dopo tutto, che a noi abitanti di questo errante ed enigmatico pianeta sono state date una bocca, una lingua, la facoltà di parlare…

Così come il godimento dell’intonazione di un canto: “terminato che ebbe la giovane il suo canto semplice quanto stupendo, aria mozartiana o melopea pastorale che fosse, mi avanzai alla sua volta, la salutai, chiesi di potermi congratulare con lei per la bella voce e le feci i miei complimenti per quel canto che sgorgava dal profondo dell’anima”.

Non si dia però per così scontato che una passeggiata sia solo d’indolente e costruttiva osservazione. Sulla strada di un cammino più noto possono essere distribuite piccole incombenze, più o meno fastidiose, ma comunque da affrontare. Per esempio il trattare col sarto “cocciuto, caparbio, chiaramente persuaso sotto ogni aspetto dell’infallibilità della sua indiscussa maestria, totalmente compenetrato del suo valore come delle sue capacità professionali …Si trattava di sconfiggerlo, dominarlo, soverchiarlo e scompaginarlo”.

E la non nobile conclusione della missione seguita dall’ulteriore seccante faccenda dell’aumento delle tasse e del colloquio di negoziazione per convincere che “io sono oltremodo privo di ricchezze, mentre al contrario sono carico di ogni specie di povertà”.

Sarà proprio con il sovrintendente (ricordate? Quello che si era permesso di dire Lei la si vede sempre andare a spasso) che il nostro passeggiatore darà libero sfogo ai lati più oscuri del suo incedere “Lei non crederà assolutamente possibile che in una placida passeggiata del genere io m’imbatta in giganti, abbia l’onore di incontrare professori, visiti di passata librai e funzionari di banca, discorra con cantanti e con attrici, pranzi con signore intellettuali, vada per boschi, imposti lettere pericolose e mi azzuffi fieramente con sarti perfidi e ironici. Eppure ciò può avvenire, e io credo che in realtà sia avvenuto”.

L’arte del passeggiare, sollecitata dalla penna di Walser, ci conduce in una sorta  di imagerie costellata da personaggi e luoghi fantasticati, certo di un tempo ormai lontano, ma non per questo oggi irraggiungibili.

Si tratta solo di rallentare il passo e di offrirsi a ciò che si mette in mostra davanti al nostro sguardo ormai imbarbarito: “Con grande attenzione e amore colui che passeggia deve studiare e osservare ogni minima cosa vivente: sia un bambino, un cane, una zanzara, una farfalla, un passero, un verme, un fiore, un uomo, una casa, un albero, una coccola, una chiocciola, un topo, una nuvola, un monte, una foglia, come pure un misero pezzettuccio di carta gettato via, sul quale forse un bravo scolaretto ha tracciato i suoi primi malfermi caratteri”.

E’ triste dover ammettere che se così non è:

Diversamente egli passeggia solo con metà del suo spirito, il che invero vale assai poco”.

Categorie:Letture

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