Storia di un bicchiere di cristallo Racconto per bimbi dagli anni 4 agli anni 6 Riproduzione; 8-12-1965

TartaRugosa legge TartaRugosa

L’inverno è finito e l’aria tiepida di primavera stimola alla pulizia della tana.

Tutto intorno è ormai fiorito e anche Giove, appiattito fra i fusti dell’enorme cespuglio di margherite gialle, con il muso appena appena  affacciato e gli occhi vigili, segnala che è ora di darsi da fare.

Inauguro quindi oggi l’apertura dell’Argomento  “Pagine dal passato”.

Non so bene come sia giunta a questa idea. Forse una spintarella è arrivata anche dagli ultimi post di dodo e ale, ma a dire il vero è da un po’ che ci meditavo, nel buio della profondità invernale.

Uno dei tanti progetti che si accumulano nel campo delle intenzioni e lì restano, in attesa del tempo propizio.

E fra le varie intenzioni, scelgo quella più facile: rileggere e ricopiare antiche pagine che provengono dal passato. Di TartaRugosa.

Così, nel rispolvero della scrivania, spazzate le pile dei testi che si sono succedute in questi mesi secondo i ritmi di TartaRugoso, ora appare il raccoglitore di cartone rosso, sul cui dorso un’etichetta preparata con la dymo  annuncia “Scritti”.

Da parecchi lustri vengono lì gelosamente custoditi fogli, quaderni, cartellette, libricini prodotti da TartaRugosa, nel periodo compreso tra infanzia (aurea) e adolescenza (oscura).

E’ singolare rivisitare con gli occhi da adulti le premesse e le promesse embrionali. Sono infatti già presenti tutti quei segni che, se fossero stati colti a tempo debito, forse avrebbero determinato un altro destino. Sliding-doors? Serendipity? Mah!

Lascio per il momento da parte gli svolgimenti dei temi delle prime classi elementari (archiviati nel cubotto di legno in soggiorno) e inizio con il primo scritto “impegnativo” della seconda elementare.

A quel tempo vigeva ancora l’esame di passaggio alla terza e la prova di italiano rivestiva la sua importanza. I compiti a casa riguardavano esercizi di grammatica, di vocabolario, di prosa, di sintesi, di dettatura. A scuola ero incantata dalla bravura della mia maestra (più o meno cinquantenne) e dalla sua capacità di incantarci con storie e racconti.

Il testo di lettura mi pare fosse titolato “Ore liete” e raccoglieva brani antologici tratti  da libri per bambini, nonché storie, filastrocche stagionali, poesie, rime e giochi di parole in grado di arricchire fantasia e competenza linguistica  dei piccoli cervelli in fase evolutiva. Passione coltivata anche a casa: i miei amici preferiti erano i libri di fiabe che arrivavano in grande quantità sotto forma di regali o come prestito dalla biblioteca.

Del racconto che segue potrei ora riconoscere alcune “citazioni”: il cofanetto di tre volumi della Bibbia illustrata per i piccoli; le fiabe del  brutto anatroccolo, dei tre porcellini,  di pollicino e del soldatino di piombo; Gian Burrasca e i gendarmi di Pinocchio.

Della memoria autobiografica riconosco invece:  alcuni modi di dire dialettali (i miei genitori talvolta fra di loro conversavano in dialetto friulano e “buono come il pane” era una frase tipica); i cardellini dello zio Crippa; il servizio di tazzine per le bambole in una scatola dal coperchio trasparente; il criceto che mi sarebbe arrivato solo qualche anno dopo poiché mio padre destava i “topi” (e infatti fu poi dato via per i disastri combinati); i viaggi in treno verso Udine con cambio a Venezia ; l’antipatia per le vacanze fatte con le zie; le difficoltà di socializzazione all’inizio della scuola; il concetto del “perdono” che rendeva i bambini buoni e li preservava dall’odio (reminiscenze dell’asilo presso le suore che avevo voluto subito abbandonare, forse perché non trovavo coerenza fra l’insegnamento religioso e il comportamento delle donne velate).

Una certezza/incertezza: la data di stesura è quella indicata, ma la ricopiatura no. Le pagine utilizzate infatti sono quelle di quarta e quinta elementare.

In prima avevo una calligrafia pessima. Temo anche nelle classi successive.

Il doppio voto sul foglio di quinterno del compito in classe riguardava contenuto e calligrafia. Quest’ultimo era sempre una sofferenza e la maestra suggeriva esercizio, esercizio, esercizio.

Chissà. Forse la “rilegatura a libretto” corrisponde a un esercizio di “copiatura in bella”, derivata dall’abitudine di fare una prima stesura in brutta (su cui si poteva pasticciare) per poi ricopiare appunto in “bella”.

A quei tempi non avevo ancora scoperto le parole ristampa e nuova edizione ….perciò la data finale (e di eventuali correzioni) rimane un mistero.

Storia di un bicchiere di cristallo

Racconto per bimbi dagli anni 4 agli anni 6

Riproduzione; 8-12-1965

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Era un bicchiere come tanti altri, ma ebbe un passato burrascoso, che i suoi compagni stentavano a crederci, quando lo raccontava. Era appena costruito, che ebbe già un’avventura formidabile. Piccolo come era, si pensò di metterlo in un servizio di porcellana, ma dopo cambiarono idea e lo misero in uno di cristallo, dove fece molte conoscenze, non a tutti però era simpatico, e si assicurava ogni notte con Dio, di farlo volare nel regno dei Cieli, dove soltanto lì sarebbe stato felice. E una notte sognò …

Suoni e canti di angeli accoglievano il suo arrivo, cammina e cammina, si trovò d’innanzi al cospetto di Dio, e lo ringraziò di tanta felicità provata mai così.

Ma ad un certo punto si risvegliò e come al solito si trovò nella scatola buia dove non filtrava nemmeno un filino di luce. Ad un tratto Cristallino (nome del nostro amico) ebbe un’idea terribile: fuggire.

Con tutte le sue forze, aprì la scatola, un attimo di silenzio … era andata bene; si guardò intorno e visto che nessuno lo spiava, sgaiottolò  fuori, e si mise a correre a perdifiato.

Ma purtroppo c’era sì uno che lo spiava, ed era il suo peggior nemico: Porcellano, che svegliò tutti i suoi compagni, i quali si dettero subito all’inseguimento del povero Cristallino, che poteva considerarsi morto quando vide una casetta, subito s’intrufolò dentro lasciando ad un palmo di naso i suoi inseguitori. Ma i suoi guai non erano finiti, una vispa bambina di cinque anni lo prese di malumore e lo scaraventò nel laghetto che era poco distante dalla casetta. Povero Cristallino! Era tutto fradicio e tutto bagnato.

Fortunatamente era sicuro di non aver nessuno che lo seguiva.

Cristallino camminò cinque giorni e cinque notti, senza sapere dove metteva i piedi, finché non venne accolto da una bambina buona come il pane, che si chiamava Lori. Lori desiderava da tempo un bicchiere bello come Cristallino, perché lo voleva regalare per il compleanno della sua bambola. Così Cristallino fece conoscenza con una bella bambola, buona come Lori, e si chiamava Donatella.

Al primo sguardo si può notare che è una figura fragile e delicata, si può considerare sui due anni, un visino magro e lievemente sciupato alle gote, ornato di ciocche bionde lunghe fino alla vita. Eh! sì, per Cristallino era un onore far da servo alla leggiadra bambola.

Cristallino stava con Donatella, Donatella con Lori e così tutti e tre messi insieme formavano un trio inseparabile.

Passarono due anni, che Lori dovette partire per Venezia, chiamata da sua zia Elisa, e naturalmente portò con sé Donatella e Cristallino. Durante il viaggio, Cristallino fece conoscenza con due topolini bianchi e due cardellini.

Così Cristallino e i suoi amici ne combinarono una veramente grossa. Viaggiavano, appunto, in treno, quando videro una maniglia penzolare nel vuoto. Il primo impulso fu quello di tirare quella strana cosa, e, unite tutte le loro forze, la tirarono, ci fu un sobbalzo … il treno si era fermato.

Un tumulto salì nel cuore delle persone, che si erano fatte attorno ai carabinieri e all’infermiere giunti nel  frattempo. Per Lori e Donatella le cose si mettevano male, molto male. Le guardie, giunte nello scompartimento in cui era stato dato l’allarme, trovarono Lori molto spaventata: – Dunque – dissero con voce arcigna – sei tu che  ti diverti a dare l’allarme, eh!. – No – disse la povera Lori, stringendosi al cuore Donatella – non sono stata io, non è colpa mia, io non c’entro -. – Poche storie – ripresero le guardie – ti conviene confessare altrimenti saranno guai -.

– Aspettate qua, – intervenì Cristallino, rivolto ai suoi amici – vedrò io di sistemare ogni cosa -.Cristallino salì all’orecchio di Lori e, poiché ella comprendeva ogni cosa di quanto dicesse, le chiarì la faccenda. – Ecco, – si difese Lori – è stato il mio Cristallino con i suoi amici a tirare la maniglia. – Io non ci credo, – disse il primo carabiniere – ma, poiché ho il cuore tenero per questa volta la affido al vento, ma la prossima volta la pagherai cara -.

Così detto, le guardie e l’infermiere, ritornarono indietro, attendendo il prossimo segnale di allarme.

Lori, tanto buona, perdonò subito Cristallino e si diede la briga di consegnare gli animaletti ai legittimi proprietari.

Cristallino, poi, se ne resto mogio, mogio, fino a quando furono arrivati.

La zia Elisa raccolse molto volentieri Lori e Donatella, ma non così Cristallino, perché lo cacciò fuori malamente.

Povero bicchiere indifeso!

Cristallino vagabondò per giorni e giorni, e, proprio quando non ce la faceva più, incontrò un bicchiere, e, indovinate chi era?

Sì, avete indovinato, era proprio Porcellano, che anticamente era il suo peggior amico.

Ad uno, ad uno, ritrovò i suoi cattivi compagni, e, naturalmente, li perdonò tutti.

Insieme, trovarono una siepe e lì presero alloggio.

Erano grandi amici, ormai, e decisero di non separarsi mai più.

Cristallino, ogni tanto, pensava alla buona Lori e alla simpatica Donatella, e avrebbe voluto volentieri essere con loro, ma non voleva correre rischi, e grattacapi.

Passarono i giorni, i mesi, gli anni, Cristallino e i suoi amici non invecchiavano mai, infatti là nella siepe, stavano insieme, raccontandosi a turno le loro avventure.

Finalmente venne l’estate, la meravigliosa estate, e una sera Cristallino e i suoi amici si logorarono, e i mille cristalli che si innalzavano nel cielo, vi finiranno di raccontare le loro avventure passate.

Fine

Finito di stampare: 28-12-1965

 

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