Caro Paolo, mi chiedi cosa intendo io per verità.
Se fossi “io” a risponderti dovresti gettare la mia risposta nel cestino perché ogni io empirico è un continuo errare e quindi non può arrivare alla verità. La verità abita in un suo luogo.
Diciamo allora che quanto si ritiene il prodotto ultimo della verità, sta invece all’origine. Pensa a Hegel, al percorso della ‘Fenomenologia’: dalla “caverna” della sensibilità fino alla verità come un ‘ad quem’, un termine o un risultato. E invece no: la verità è non solo originaria, ma ciò che è originariamente manifesto nella coscienza in quanto tale, quindi anche nelle coscienze che supponiamo “inferiori”: la coscienza del bambino, dell’idiota, del folle, del primitivo.
Se in una coscienza si apre un mondo, si apre la struttura originaria della verità: Questo è un grande presupposto del nostro discorso. Quindi se qualcosa è presente, è manifesto, allora è manifesta la verità. La verità nella determinatezza del suo significato, nella struttura del suo significato. Dunque, se qualcosa appare, appare la verità, allora la verità è proprio ciò a cui si voltano le spalle quando ci persuadiamo che la terra è la regione sicura. Se qualcosa appare, appare la verità. Ma noi siamo normalmente convinti che il “sicuro” è qualcosa che non ha nulla a che fare con ciò che stiamo chiamando “verità”: il “sicuro” è la terra, iol quotidiano, i problemi della nostra vita.
Allora: l’atto che qualifica la terra come “il sicuro” è l’atto che isola la terra dalla verità. E’ l’isolamento della terra. L’isolamento della terra è l’errore. L’errore è la volontà di potenza. La verità è l’innegabile, e uno dei momenti fondamentali dell’innegabile è ciò che effettivamente appare. Quindi ciò che autenticamente appare è l’innegabile. Dunque la variazione del contenuto ( il divenire) appare. Il motivo per il quale si afferma la variazione dello spettacolo è l’apparire della variazione. Dunque bisogna dire che la variazione dello spettacolo (il divenire), innanzitutto appare. Questo è ilmotivo per il quale la variazione (il divenire) non può essere negata.
Dunque il mutamento c’è. Ma a questo punto sia la parola “stare”(lo stare della verità), sia la parola “mutamento” hanno acquistato un altro significato””: un significato per il quale si deve dire che ciò che autenticamente diviene è l’eterno. Una prima e affrettata conclusione (ma iol discorso dovrebbe durare a lungo): La verità – definiamola in modo formale – è l’apertura di senso che è incontrovertibile, perché è l’unico senso che goda di questa proprietà: di essere ciò la cui negazione è autonegazione. Se poi mi sichiede se la verità è dicibile, rispondo senz’altro positivamente.
Ma aggiungo che questo non vuol dire che il dire sia un riuscire a esprimere o a comprendere. Certamente non si può dire che il linguaggio porti nella parola la trasparenza dell’incontrovertibile. Il linguaggio, anzi, arrischia l’Incontrovertibile nell’equivoco. la dicibilità qui non ha nulla a che vedere con il sogno neopositivistico della costruzione di un linguaggio perfetto che tolga gli equivoci tra gli uomini.No, incontrovertibilità non vuol dire questo.
Tutti gli uomini sono individui e dunque errori;e quindi il loro dialogo è essenzialmente un equivoco; e quindi è illusorio ogni tentativo degli uomini di buona volontà di mettere d’accordo l’umanità attraverso il dialogo. Questo sì che è “utopia” nel senso negativo del termine! E’ impossibile capirci, per noi, in quanto individui! Se dicibilità vuol dire il capirsi fra individui, allora la verità ‘non’ è “dicibile”.
Caro Paolo, il discorso dovrebbe continuare e a lungo. Ma tu capisci che qui non è possibile portarlo innanzi. Spero intanto che ti basti quello che fin qui sulla verità ho scritto.
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sono completamente in linea con la risposta di V.
Ni sento solo di aggiungere che la Verita’ e’ anche molto pericolosa.
Grazie, Paolo, per aver condiviso un tema cosi’ importante e sottile!
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grazie per la tua partecipazione, anna
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