ANDRES BARBA, Ha smesso di piovere, traduzione di Federica Niola, Einaudi, 2015. Recensione di Mario Fortunato

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dal risvolto di copertina:

Un musicista che riscopre nel figlio tutte le ombre di un’infanzia che voleva dimenticare; la presenza schiacciante di una madre anziana e capricciosa; l’estate di una ragazza che non conosce l’amore, ma che – scoprendo il tradimento del padre – si accorge di aver già perso qualcosa; un uccello del paradiso che tenta una fuga impossibile e ostinata dalla cupola di vetro di un centro commerciale: nei quattro lunghi racconti di questo libro c’è tutto il talento di Barba, la sua scrittura precisa e sottile, fatta di scorci quotidiani e imprevisti repentini, di rivelazioni capaci di illuminare all’improvviso il volto sconosciuto delle cose piú familiari. Sono tutti racconti che parlano di genitori e figli.

E sono tutti, in modi sempre diversi, racconti crudeli: perché sembra inevitabile e crudele la distribuzione dei ruoli nella specie, tra chi nasce carnivoro e chi per forza deve essere preda, tra chi sembra senza rimorsi e chi deve accettare la propria inferiorità.

Eppure, in questi racconti come nella vita, a un certo punto «smette di piovere». Smette di piovere e si alleggeriscono i pesi che premono sulle vite delle persone, quando uno scatto di consapevolezza regala la possibilità di guardare il mondo in maniera diversa. Smette di piovere all’improvviso, quando senza fatica si abbandona un dolore, quando ci si può voltare e riprendere a camminare per andare da qualche parte invece di muoversi soltanto per allontanarsi.

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Un «romanzo fatto di racconti», quattro variazioni sullo stesso tema: una persona, all’improvviso, riesce finalmente a comprendere la vita di un altro. Paternità, infedeltà, l’incapacità di dare voce ai sentimenti, le traiettorie del desiderio, la forza detonante dell’amore: sono i temi di questi quattro racconti perfetti del piú importante scrittore spagnolo dell’ultima generazione, Andrés Barba. Quattro storie di genitori e figli, quattro storie crudeli e fragili in cui trionfa la vita «misteriosa, ingovernabile, stupefacente».

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