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Alla Triennale di Milano, nell’ambito di JazzMi, presentazione di Canterò di Paolo Jannacci, 4 novembre 2019

Alla Triennale di Milano, nell’ambito di JazzMi, presentazione di Canterò di Paolo Jannacci. Paolo Carnevale sul Corriere della Sera: «“È un disco di canzonette. Come direbbe mio papà”. Come il padre, racconta storie semplici di persone comuni, di derelitti ed emarginati. Paolo Jannacci, pianista, compositore, figlio dell’indimenticabile Enzo, ha deciso di seguire le orme paterne con Canterò, un disco scritto da lui, alternando inediti a cover, con importanti collaborazioni, tra cui J-Ax, Claudio Bisio e Michele Serra. […] Quando ha pensato di diventare cantautore? “Quando ho iniziato a fare il concerto-tributo a mio padre. Mi hanno detto che la mia voce non era male, e nel tempo sono nati brani originali. Ho scritto con istinto, cercando di tradurre un’immagine, uno stato d’animo”. Com’è nata la collaborazione con Michele Serra? “Volevo ispirarmi a Lettera da lontano di mio padre, in cui esprimo il mio desiderio di cantare, ed è nata Canterò. Mi sembrava un bel brano, e ho pensato di consultare uno più bravo di me nel raccontare storie con fine umorismo. Mi ha risposto subito positivamente”. E quella con Bisio? “Siamo diventati amici dai tempi di Zelig: gli ho chiesto un testo che si sposasse subito con la musica che gli ho mandato. Ci siamo fusi artisticamente. Ed è nata Mi piace, un brano r&b che sembra arrivare dall’èra Motown”. […] Il pezzo più jannacciano? “Credo Pizza, un brano sviluppato con il mio amico Paolo Re, che ha avuto questa idea. Ci ho messo tutta la mia jannacceria, partendo da una storia simpatica del portatore di pizze, che sarei io. Un elemento surreale, per poi raccontare quello che ci succede intorno, attraverso immagini di attualità e sociali”. Come ha scelto le cover? “Ci sono canzoni che mi sono entrate nelle ossa per ragioni sentimentali, familiari. Siccome erano considerati brani minori, ho voluto restituirgli dignità con suoni moderni. E allora… Concerto, ad esempio, è un brano di mio padre quasi dimenticato, ma ancora attualissimo. Parla del disagio giovanile e del flagello dell’eroina o di oltre sostanze stupefacenti. Fotoricordo… Il mare, invece, tratta il tema dell’esclusione e dell’emarginazione. Bisogna sempre parlare di questi temi, anche per proteggere i giovani in difficoltà. Com’è difficile di Tenco è stato invece il primo brano che ho interpretato quando ho iniziato a cimentarmi col canto, il primo che ho dedicato a mio padre perché era quello che suonava piano e voce da solo in concerto”. […] Cosa avrebbe detto suo padre di questa avventura? “Avrebbe detto: ‘E adesso?’. Io avrei risposto: ‘Speriamo bene’. E lui avrebbe sorriso”».

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