L’espressione “terzo terzo” della vita si riferisce generalmente alla fase finale dell’esistenza umana, quella che segue la giovinezza (primo terzo) e l’età adulta o maturità (secondo terzo).
Sebbene non esista una definizione cronologica rigida, questo concetto viene spesso utilizzato in ambito sociologico, psicologico o filosofico per descrivere il periodo che va dai 60-65 anni in poi. [1]
Caratteristiche principali
Questa fase è oggi oggetto di grande attenzione perché, grazie all’aumento dell’aspettativa di vita, non è più vista solo come “vecchiaia”, ma come un’opportunità di rinascita:
- Longevità attiva: Molti esperti sottolineano come questa parte della vita possa durare 20 o 30 anni, trasformandosi in un periodo di progettualità, volontariato o apprendimento continuo.
- Libertà dal dovere: Spesso coincide con l’uscita dal mondo del lavoro (pensione), permettendo di dedicarsi a passioni precedentemente trascurate.
- Bilancio e consapevolezza: È il momento in cui si tende a fare una sintesi delle proprie esperienze, cercando un senso più profondo e spirituale.
Il concetto di “Terza Età” e “Quarta Età”
A volte il “terzo terzo” viene ulteriormente suddiviso per distinguere tra:
- Terza età (65-80 anni): Caratterizzata da buona salute e indipendenza.
- Quarta età (oltre gli 80 anni): Fase in cui possono insorgere fragilità fisiche più marcate.
In sintesi, parlare di “terzo terzo” significa riconoscere dignità e valore a un’ampia porzione della vita che un tempo era considerata solo come un lento declino, mentre oggi è vista come un’età di compimento.
[1] https://www.nationalgeographic.it
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