Nesso: Quel fiumicello forma la ricchezza della terra di Falco della rupe, perchè alimenta due buoni stabilimenti in seta, torchio d’olio d’oliva e … | da Antonio Balbiani, Como, il suo lago, le sue valli e le sue ville. Nuova guida storica, artistica, industriale e commerciale, editore Francesco Pagnoni Tipografo, Milano/Napoli 1877, ristampata da Arnaldo Forni editore, 1977, pagg. 162-163

Siamo a Nesso, che ci ricorda i Greci (Nasso) mandati da G. Cesare. Conta 1284 abitanti, ed ha uffizio postale, con unita Cassa governativa di Risparmio, ed anche una banda musicale. Divisa è questa terra in due parti per un fiumicello formato da freddissime sorgenti che giù dall’altissimo monte discendono. Giunto al margine del dirupo su cui Nesso è fra le cascate d’acqua con cui adeschino gli sguardi del passaggiero le Najadi tributarie del Lario. Quel fiumicello forma la ricchezza della terra di Falco della rupe, perchè alimenta due buoni stabilimenti in seta, torchio d’olio d’oliva e linseme, un maglio, cartiere e mulini. V’è pure una fabbrica di polvere.
Noi possiamo salire e, per erta e sassosa stradicciuola a traverso il villaggio, arriviamo al ponticello che sovrasta al torrente, quasi sull’orlo della cateratta. Da quel pittoresco punto l’occhio rimira le sottoposte onde che rimbalzano e frangonsi, indi sfugge e lontano spazia pel lago, ovvero guarda dall’ altra parte l’alpestre letto del lume e va tra dirupati monti perdendosi. Singolare è la freschezza di questo sito, quando la torrida canicola stendesi altrove sulla superficie dei campi.
Raccogliamoci nel terrazzo dell’ osteria, donde comodamente osservare si può la cascata. Quivi l’ onda cadente non abbandona la rupe per formare specchio convesso, come in altre cascate di grido maggiore ; ma, quasi a perpendicolo traboccando, essa lambisce l’opaco e luccicante masso, e di perpetuo tremito commuove gli arboscelli, che crescono in qualche distanza dal suo passaggio.
Vogliamo anche vederla dal basso, e fatto spingere una peschereccia barchetta alquanto dentro i biancheggianti flutti del torrente caduto, saltiamo sui macigni coperti di muschio e sdrucciolevoli pel continuo sprizzo delle acque. L’aria, in giù cacciata dalle precipitevoli acque, diventa vento che reca sulle fredde sue ali minutissima, qual polve, la pioggia che lo sprazzo delle onde forma.
A’ piedi affatto della cascata, dal sentimento del sublime ci troviamo compreso l’animo, quando, innalzando verticalmente gli occhi, vediamo pendere sul capo que’ rovinosi canuti flutti, e miriamo i corrosi fianchi del nereggiante dirupo, che ivi ha figura dell’ interno di una immensa antica piramide, da cui a forza venisse tolta via una parete.
O natura, sempre bella anche nella selvatichezza e nell’orrore, per gli uomini di fredda immaginazione, oh come senza favella giacciono le tue maraviqlie!

In: Antonio Balbiani, Como, il suo lago, le sue valli e le sue ville. Nuova guida storica, artistica, industriale e commerciale, editore Francesco Pagnoni Tipografo, Milano/Napoli 1877, ristampata da Arnaldo Forni editore, 1977, pagg. 162-163

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