Politica sociale e pensioni


12 aprile 2005. Sul treno, verso Monza per un incarico di lavoro.

La mia mente si apre ad una prospettiva sulla vecchiaia. Una ipotesi e decisione molto semplice: non andrò in pensione.

Continuerò con questi incontri di lavoro formativo, se e quando saranno richiesti. Fino a quando sarà possibile e ne avrò la forza e se gli occhi, le gambe e il cuore mi aiuteranno.

Fino ad ieri pensavo in termini polarizzati: o lavoro a ritmi forti o, all’opposto, tempo di riposo introspettivo.

Invece non è così: c’è un’altra via. Ci sono i tempi flessibili, il mantenimento delle mie linee di studio, l’adesione a domande compatibili con queste competenze.

Non so se questa ipotesi / decisione sarà realistica.

Per ora so solo che mi tranquillizza e rasserena.

Di nuovo nella mia vita si riaffaccia la sincronicità, individuata da Carl Gustav Jung: eventi fra loro slegati che convergono come oggetti sulla sabbia ad indicare un percorso. A dargli significato.

Infatti questo pertugio del mio ciclo di vita si è presentificato in occasione della lettura del libro Die Broke di Pollan e Levine. Ed è stato sincronicamente sottolineato da due proposte di lavoro che sono arrivate una per telefono ed una per E-Mail.

Così un libretto americano di economia domestica ha indicato una prospettiva di cambio di atteggiamento e di rotta. Davvero “viva la globalizzazione delle idee!”.

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