Terroristi e il concetto di "Identità di riserva".

La vita breve: agenda del terrorismo

22 luglio 2005

Nella grande quantità di commenti (ma di quanti micromegalomani è costituito il gruppo degli “opinionisti” !) mi sembra molto interessante quello che propone il concetto di “Identità di riserva”.

“Al terrorismo di Al Qaeda rischia di non mancare la manodopera: c´è una gioventù islamica che si sente umiliata da un senso di inadeguatezza della propria appartenenza religiosa e culturale, che teme ossessivamente la contaminazione con il sistema di valori occidentale. Sensazione che coinvolge anche parte dei musulmani in Occidente, incapaci di vivere una non facile identità plurima. E che di fronte a un integrazione che può apparire, talvolta. soddisfacente sul piano economico e sociale ma non su quello culturale, fanno ricorso, saccheggiandone il repertorio simbolico, alla loro identità originaria. Un´identità di riserva, talvolta inabissata, ma come in un fiume carsico, pronta a riemergere impetuosamente nel momento in cui vi è bisogno di marcare una differenza antagonista. Identità rivisitata non secondo i canoni tradizionali ma attraverso quelli islamisti radicali, capaci di parlare a individui che vivono nella modernità, anche spuria, e di fornire risposte che semplificano la complessità di un ambiente sempre più permeato dal “politeismo dei valori”. Quando quei giovani, occidentali o meno, si arruolano nelle file qaediste e decidono di “sacrificarsi” il loro obiettivo non è tanto la nascita o la liberazione di una nazione ma la ricostituzione della comunità. O meglio di una neo-comunità. Una neo-umma continuamente agognata ma impossibile da ricostituire, minata com´è in partenza dal suo essere comunque contaminata dalla quotidianità e dal contatto con l´Occidente divenuto globale. Il “martirio” diventa così, anche, l´inconscio tentativo di sfuggire alla morte della comunità impossibile; di spargere lutto per evitare di elaborare, nuovamente, il lutto.” LA STRATEGIA DEL PANICO di Renzo Guolo, La Repubblica, 22-07-2005

Occorrono pensieri “forti” per far decantare la crescente insicurezza ed ostilità che provoca no le derive integraliste dell’islamismo.

Trovo questo frammento di Amos Oz::

“Immaginare l’altro è l’imperativo morale”

Bellissime parole, impegnativo compito. Ma faccio fatica a integrarle nella mia personalità.

Da una parte gli individui, sempre più soggettivizzati, sempre più “individuati”. D’altra testi religiosi agitati come verità assoluta. Leggi assoggettate a giudizi morali. Teocrazie che si pensava appartenessero al buio passato e che invece risorgono come gli zombie della fantasceenza. “A volte ritornano” (Stephen King).

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