Film visti durante la pace estiva del 2005. Agosto/Settembre

Il cinema racconta ….

Film visti durante la pace estiva del 2005. Agosto/Settembre:

* A SPASSO CON CATHERINE

di LEITCH CHRISTOPHER, USA 1998, 86′

Anziana signorina, turbata per la morte di una amica fa un lungo viaggio con un taxista.

Fa nuove amiicizie e ritrova energia per vivere ancora.

Film che sa raccontare una storia

* AMICI PER LA VITA

di GLEESON DAVID, IRL 2003, 91′

Crescere.

Uno lavora come impiegato , ma vorrebbe dedicarsi alla pittura. L’altro studi da sarto di moda ed è gay.

Si aiuteranno a vicenda per cercare la loro strada nella vita

Bel film di formazione

* BALLROOM – GARA DI BALLO

di LUHRMANN BAZ, AUSTRALIA 1992, 94′

Ottimo ballerino di liscio trova una nuova compagna per fare un ballo diverso.

Gioioso e coinvolgente

* BETTY LOVE

di LABUTE NEILL, USA 2000, 110′

Betty Sizemore, cameriera sognatrice e sensibile di Oaks nel Kansas, è una fedelissima fan della soap

opera “A Reason to Love”. La donna è sposata ad un marito ignorante e fedifrago che nonostante tutto ama. Il giorno del suo compleanno, mentre guarda la sua soap, assiste all’omicidio del marito da parte di due killer. La scena è devastante e nella mente di Betty la sottile linea che demarca realtà e fantasia ha uno smottamento. Così la donna comincia a scambiare il mondo catodico per la vita reale. Betty si allontana dal Kansas e approda a Los Angeles sul set della soap, alla ricerca del dottor Ravell che crede uno suo ex fidanzato, inseguita dai killer e dalla polizia.

* LE BICICLETTE DI PECHINO

di XIAOSHUAI WANG, CINA 2001, 113′

Storia costruita attorno ad una bicicletta che due ragazzi si contendono.

Recensione da http://www.cinefile.biz/pechino.htm

Pechino, oggi. Il giovane Guo arriva dalla campagna in cerca di un lavoro che gli possa garantire un

futuro migliore di quello da agricoltore; supera la selezione per diventare “Pony Express” in bicicletta per una ditta che consegna documenti urgenti. Gli viene affidata una mountain bike nuova fiammante, che potrà riscattare lavorando (fino ad allora non sarà pagato) e che poi potrà tenere per sempre. Comincia in questo modo l’avventura del giovane, che si trasformerà presto in disavventura quando la preziosa

bicicletta gli verrà rubata e successivamente venduta ad un giovane studente, Xiao…

Cui Lin e Li Bing”Le biciclette di Pechino” è uscito nelle sale italiane quasi in sordina, ed è un peccato,

perché è sicuramente una pellicola che merita di essere vista. Innanzitutto poiché alle spalle ha una

sceneggiatura scritta davvero bene, senza cedimenti o incongruenze, molto equilibrata, che tiene bene dall’inizio alla fine del film. Molto bella è infatti la vicenda dei due giovani, ferocemente in lotta l’uno contro l’altro per tenere la bicicletta che, se per il primo è mezzo di sostentamento e di liberazione dalla schiavitù di una vita senza futuro, per il secondo è mez zo di emancipazione di fronte ai suoi compagni ed alla ragazza della quale è innamorato e sulla quale vuole fare colpo. La Pechino che gli autori ed il regista ci presentano è la città delle incongruenze: lussuosissime terme private e poverissimi negozi di alimentari; fiumi di biciclette e palazzi desolati in costruzione; uffici iper-tecnologici e desolanti quartieri di bambini nudi e cani randagi, ed è lo sfondo ideale per una narrazione di impostazione sicuramente neorealista, che deve molto a certo cinema europeo dell’immediato dopoguerra.

Dal punto di vista tecnico segnaliamo una fotografia interessante, che rappresenta senza

mezze misure un mondo spietato nel quale solo chi è più forte ha qualche chance di emergere; la

scenografia praticamente inesistente, tanto che si ha la sensazione che nella maggior parte dei casi il

girato sia stato realizzato in presa diretta, e che le comparse non siano nemmeno state selezionate o

informate su quello che stava accadendo, ma vogliamo soprattutto evidenziare la recitazione di ottimo

livello dei due protagonisti, molto spontanei e convincenti in ogni momento del film (entrambi premiati al Festival di Berlino come miglior attore protagonista).

“Le biciclette di Pechino” è un film da vedere, soprattutto se si vuole aprire un po’ il proprio orizzonte

cinematografico, e non finire per fossilizzarsi nelle produzioni europee, ma soprattutto americane, che

hanno preso ineluttabilmente il sopravvento su tanto buon cinema.


* IL BRACCIO VIOLENTO DELLA LEGGE

di FRIEDKIN WILLIAM, USA 1971, 104′

Jimmy Doyle, della squadra narcotici di New York, malvisto dai superiori per i suoi metodi poco

ortodossi, è sulla pista di un grosso traffico di droga. Dopo un parziale insuccesso il caso gli viene tolto, ma lui continua le indagini. Quando finalmente è in grado di ottenere un importante risultato, non tutto va per il verso giusto.

Uno dei polizieschi migliori di sempre, diretto con mano sicura dallo specialista Friedkin. Memorabile la

sequenza, lunghissima, dell’inseguimento tra automobile e metropolitana. Contesto iperreale dove i

confini tra “bene” e “male” sembrano inesistenti: il poliziotto è un violento perverso, lo spacciatore un

europeo raffinato. Ridisegnata la geografia del noir e del gangster movie. Parecchie polemiche seguirono la distribuzione, data la violenza di alcune scene. Cinque Oscar: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista (il bravissimo Hackman, lanciato da questo film), montaggio e sceneggiatura. Con un buon seguito, diretto da John Frankenheimer.

* CONCORRENZA SLEALE

di SCOLA ETTORE, ITA 2001, 110′

Fascismo.

Le leggi razziali contro gli ebrei del 1938 fanno finire le rivalità fra due commercianti di stoffe e danno

avvio ad una amicizia

Recensione da: http://www.cinematografo.it/bdcm/bancadati_scheda.asp?sch=37734

Nel 1938 due commercianti di stoffe hanno i propri negozi nella stessa via di Roma. Fanno lo stesso

lavoro, hanno famiglie simili, appartengono alla stessa classe sociale. Dapprima sono divisi da una

rivalità professionale che alimentano con furbizia, ma poi diventano amici quando uno dei due, di

religione ebraica, è privato delle libertà fondamentali dalle leggi razziali. TRAMA LUNGA Una strada di

Roma, nel 1938. Il milanese Umberto ha un negozio di sartoria, e proprio a fianco c’è la merceria di

Leone, romano, estroverso, simpatico. I due non hanno una buona convivenza, anzi si detestano.

Umberto vede che quando abbellisce la vetrina o attacca dei cartelli promozionali, subito Leone sfrutta quelle idee a proprio vantaggio. Se i genitori sono in contrasto, i figli invece si frequentano: quelli piccoli vanno a scuola insieme, giocano, e uno di loro commenta gli avvenimenti; quelli grandi (il figlio di Umberto e la figlia di Leone) si innamorano e vorrebbero fidanzarsi. Un giorno dopo l’ennesima lite, Umberto apostrofa Leone: “Voi ebrei siete tutti uguali”. Leone si ritira in negozio con l’anziano padre. Di lì a poco il Governo promulga le leggi razziali contro gli ebrei. Leone e famiglia devono restituire la radio, licenziare la cameriera ariana e il piccolo è costretto a lasciare la scuola. Quando Leone si ammala, Umberto va a casa a trovarlo, e tra i due nasce una istintiva complicità. Ma ormai il meccanismo si è messo in moto. Poco dopo essere tornato in negozio, Leone è costretto a chiudere. Una mattina carica mobili e masserizie, fa salire la famiglia poi si siede accanto a loro. Il camion si allontana. Umberto lo saluta con sguardo preoccupato.

“Ettore Scola ha fatto un bel film, sobrio e toccante, delicato e divertente, per raccontare come e quanto gli italiani possano essere razzisti, anche se di sé pensano il contrario. Due famiglie di commercianti rivali, una ebrea e l’altra no, sono testimoni di cosa accadde nel 1938, l’anno in cui vennero promulgate le leggi fasciste contro gli ebrei, a Roma città di Mussolini e di quel Vaticano che rimase inerte di fronte alla legalizzazione dell’antisemitismo. La vicenda è discontinuamente vista con gli occhi (e con i disegni) di un bambino. Diego Abatantuono è, tra gli interpreti italiani e francesi, il più eloquente, il più bravo”. (Lietta Tornabuoni, ‘La Stampa’, 23 febbraio 2001)

“Il soggetto di Furio Scarpelli parte da uno spunto originale: la concorrenza di due negozi contigui, una

sartoria di tradizione in calo gestita da Umberto e una merceria emergente sotto la spinta di Leone, che si trasforma ben presto (forse troppo) in una solidarietà quando interviene la campagna razziale. I rivali sono Diego Abatantuono e Sergio Castellitto ed entrerà nelle antologie la scena in cui scoppiano a ridere sulla disavventura di un parente fascista che si è sparato al piede. In un film che tende a privilegiare la descrizione sulla narrazione, Scola si conferma un maestro nel far rivivere al naturale gli ambienti e i personaggi dell’epoca che già illustrò nel suo capolavoro ‘Una giornata particolare’. ‘Concorrenza sleale’ è prodotto alla grande da Franco Committeri, con una strada che sembra vera creata dallo scenografo Luciano Ricceri, una espressiva fotografia di Franco Di Giacomo e un commento musicale ‘firmato’ al pianoforte dal grande Armando Trovajoli”. (Tullio Kezich, ‘Corriere della Sera’, 24 febbraio 2001)

“Da ‘Una giornata particolare’ a un angolo de’ Roma nel sedicesimo anno dell’era fascista. Sempre per

raccontarci la solidarietà tra gli esclusi e il rifiuto di marcare i ‘diversi’ da parte delle anime semplici. In

‘Concorrenza sleale’ c’è in più un tentativo di coralità, in meno tutto il resto. Scola si avvale di un

soggettista-sceneggiatore della vecchia guardia, Furio Scarpelli, e gli affianca due figli d’arte. L’intento evidente è quello di tessere a più mani, attorno ai due personaggi centrali – titolari di negozi

d’abbigliamento attigui – una serie di quadretti d’ambiente che un po’ alla volta facciano sbalzare il profilo drammaturgico della storia. Questo però non avviene. Soltanto i duetti tra il burbero milanese Umberto, gestore della premiata sartoria Melchiorri, e il merciaio Leone, ebreo col senso dell’umorismo de’ noartri, raggiungono momenti toccanti e di buona tenuta spettacolare. Così la storia dei due acerrimi concorrenti in commercio che scoprono nell’ingiustizia la molla della conciliazione fa l’effetto di una minuscola perla preziosa incastonata nell’ottone. Abbonda invece il macchiettismo: nella famiglia ariana c’è addirittura un cognato fannullone simil-Amarcord, e i piccoli Lele e Pietruzzo eleggono la moglie del profumiere a Gradisca di turno. Imperdonabile è soprattutto il personaggio del prof Depardieu, fratello d’Abatantuono, buttato là a sobillar le coscienze e non degnato di un cenno di commiato”. (Alfredo Boccioletti, ‘Il Resto del Carlino’, 25 febbraio 2001)

“Ettore Scola torna alla ‘giornata particolare’ delle leggi razziali fasciste del ’38, ma espande l’unità

temporale, focalizza il racconto su due commercianti e manifesta, purtroppo quasi in forma didattica e

picaresca, l’infelice ordine nuovo che portò alla deportazione ebraica. Nel ‘quasi’, però, ci sono i margini positivi della visione: il quartiere-set dove, tra negozi, vicini di casa, posto di polizia e osteria, ricrea l’Italia solidale e ignara rotta e divisa dalla partecipazione alla ‘soluzione finale’; il duo mattatoriale, equilibrato e rattenuto, composto dal sarto d’altri tempi Diego Abatantuono e l’esercente ebreo d’abiti confezionati Sergio Castellitto. Sono invece segnatamente accattivanti e convenzionali, lo stratagemma narrativo dello sguardo infantile e la costellazione di figurine di contorno del piccolo mondo antico, di cui, però, a volte c’arriva in picchiata un’eco di semplicità e orgoglio, un frammento di vita vissuta. La sceneggiatura è firmata da Scola con Furio Scarpelli e con i figli d’entrambi. Che non erano ancora nati”. (Silvio Danese, ‘Il giorno’, 24 febbraio 2001)

“I personaggi di ‘Concorrenza sleale’ sono figurine d’epoca: il gerarchetto e la commessa innamorata del principale, il commissario ed il maestro di pianoforte, il nonno combattivo e l’orologiaio fuggito dalla Germania. In questo, il film di Scola evoca ‘Amarcord’, memoria che torna anche nell’attrazione dei due ragazzini per la bella profumeria. Però, man mano che procede verso la fine il film vira all’amarezza e alla malinconia quando la presunta bonomia italiana non vale a impedire la peggiore ingiustizia. Nella dettagliata ricostruzione d’epoca, tra Idrolitica e le figurine Liebig, Abatantuono e Castellitto immettono i loro talenti recitativi moderni. Basta veder la scena in cui cercano di non ridere per l’incidente occorso al cognato fascista del primo: roba buona come poc’altra per le prossime antologie del cinema italiano”.

(Roberto Nepoti, ‘la Repubblica’, 11 marzo 2001)

“Che bel film è ‘Concorrenza Sleale’. Guardando ai lavori di Scola, potremmo dire che incrocia l’epoca e

l’unità di ‘Una giornata particolare’ con la coralità de ‘La famiglia’ per la mano sicura con cui Scola e

Scarpelli tratteggiano i due mondi contrapposti (…) E senza mai cadere nell’anedottico, ma dando

all’insieme la massima vivacità a forza di invenzioni, precisione di linguaggio, ovvero di cura per tutti quei dettagli che danno il sapore di un’epoca…” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 22 febbraio 2001)

* L’ IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNEST

di ASQUITH ANTHONY, GB 1952, 95′

Due ricchi sapoli “dandy”, decisi a sposarsi dopo le avventure giovanili, si inventano una seconda

personalità che risponde al nome di “Earnest” (“serio” in inglese).

Due ragazze credono così di amare uno stesso uomo, poi si rendono conto di essere state ingannate.

Alla fine Jack scoprirà di essere stato abbandonato in fasce, che Algernon è suo fratello e che il suo vero nome è proprio Ernesto.

Infallibile e perfetta commedia ad incastri

* LOVE ACTUALLY – L’AMORE DAVVERO

di CURTIS RICHARD, GB 2003, 135′

Molte storie che si intrecciano in affresco dedicato all’amore

* MATILDA 6 MITICA

di DE VITO DANNY, 1996, 93′

Tema: meglio nascere orfani.

al centro una bambina capace di autogestirsi perfettamente. Matilda sa cucinare, è una grande lettrice ed è sensibile. Peccato che abbia dei genitori decisamente odiosi. Diventa allora indispensabile cercare di allontanarli da sé. Come diventare orfani volontariamente.

* MOONLIGHT MILE. VOGLIA DI RICOMINCIARE

di SILBERLING BRAD, USA 2003, 112′

Ferite e rielaborazione del lutto.

La fidanzata viene uccisa. Il ragazzo, in un percorso personale, aiuta i suoi genitori a superare il loro

grande dolore e riesce anche a cominciare una nuova storia.

Film in cui predomina il sentimento e che insegna la possibilità di riprendere il cammino anche dopo la

caduta.

Scene da ricordare: Sarandon alla macchina da scrivere; Hoffman che parla a Jake Gyllan e lo invita ad

andare

* MY LIFE – QUESTA MIA VITA

di RUBIN BRUCE JOEL, USA 1993, 116

Il tempo che resta.

Diagnosticato come malato terminale di cancro, vuole lasciare una traccia di sé e recupera col cuore la sua storia familiare.

Scene da ricordare: la comunicazione della diagnosi; il rapporto con il terapeuta cinese e con la

infermiera negra.

Intensa e dolorosa l’interpretazione di Michael Keaton

* OMICIDI DI PROVINCIA (FLESH AND BONES)

di Kloves Steve, USA 1993, 111′

Giallo esistenziale.

Il figlio ritrova adulta ed amabile la bambina che il padre (un carogna veramente tremenda) vorrebbe

uccidere, dopo avergli sterminato i genitori.

Il tema è l’amore impossibile ed il film è hopperiano e bellissimo

* LE PAGINE DELLA NOSTRA VITA

di CASSAVETES NICK, 2004, 127

Una donna anziana affetta dal morbo di Alzheimer si sente narrare da un altro ricoverato la storia di un

amore nato negli anni Trenta.

In realtà quell’amore non è frutto della fantasia di uno scrittore.

* LE PAROLE DI MIO PADRE

di COMENCINI FRANCESCA, ITA 2001,

* PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO E ANCORA PRIMAVERA

di KIM KI-DUK, COREA 2003, 103′

E’ il racconto della vita che si svolge in un luogo non luogo, immerso nella natura di Taiwan. In una casa-isola su un laghetto si svolgono gli insegnamenti e le esperienze di due monaci, uno adulto e uno

giovane. Le stagioni passano, e ognuna di esse è un periodo dell’esistenza, vissuta fra felicità e dramma, sotto la veglia di un’immancabile e insostituibile spiritualità.

* QUANDO VENNERO LE BALENE

di REES CLIVE, GB 1989, 100

Come
un quadro: una bellissima bambina e il suo amico su un’isola difficile e un vecchio sordo che

intaglia uccelli.. Sullo sfondo la Guerra 1915-1918.

In un villaggio delle isole Shilley, al largo della costa inglese, nasce un’amicizia tra un vecchio solitario

che emerge da un passato inquietante (è il superstite di una tragedia che seguì una moria di balene) e

due ragazzini. La storia delle balene si ripete: i cacciatori vorrebbero farne sterminio. Allora il vecchio

profetizza una sciagura uguale a quella da lui vissuta per chi ucciderà i cetacei. Ma i ragazzi

convinceranno gli abitanti dell’isola a non farlo e a riportare al mare un narvalo spiaggiato. Così salvano se stessi e la sorgente riprende a scorrere

Bei paesaggi. Bella storia di amicizia e formazione

* IL RAPPORTO PELIKAN

di PAKULA ALAN, USA 1993, 141′

Studentessa di legge scopre che dietro l’omicidio di due giudici della corte costituzionale c’è una potente industria che aveva finanziato la campagna elettorale di un presidente Usa. Cercano di eliminarla, ma lei è aiutata da un giornalista “etico” …

Julia Roberts è meravigliosa, Denzel Washington è rassicurante

* REINETTE E MIRABELLE

di ROHMER ERIC, FRA 1986, 98′

La ragazza di campagna è per la morale, quella di città per la libertà.

L’occhio dii Rohmer fa vedere scampoli di vita quotidiana come se fossero romanzi.

Bellissima la scena in cui si sorprendono a cogliere l’attimo del passaggio dalla notte all’alba, l’ora più

bella. Come nel Raggio verde

* RESPIRO

di CRIALESE EMANUELE, ITA 2002, 100′

In un villaggio di pescatori sull’isola di Lampedusa Grazia è troppo diversa per essere accettata dalla

comunità locale. Il marito la ama, ma cede alle pressioni sociali. Vorebbe farla curare in una clinica del

nord.

Lei, aiutata dal figlio, scappa e si nasconde in una grotta.

Recensione di di Luca Baroncini in http://www.ondarock.it/cinemarec/respiro.html

Sole, roccia, mare. Sembra la ricetta della vacanza ideale, invece per Grazia la vita sull’isola di

Lampedusa risulta molto problematica. Difficile adeguarsi alle regole sociali quando si e’ per natura

anticonformisti. Grazie e’ una donna giovane e ancora bella, madre e moglie, che alterna solarita’ e

dolcezza a introversione e rabbia. La sua guida e’ l’emotivita’, vive tutto all’ennesima potenza, con

conseguenti ed improvvisi sbalzi di umore. Emanuele Crialese, regista e sceneggiatore alla sua opera

seconda, costruisce un bel personaggio femminile, che pare cucito addosso a Valeria Golino, interprete

discontinua capace di spaziare dalle grandi produzioni hollywoodiane ai piccoli film
indipendenti. Grazia

e’ naturalmente contradditoria e la sceneggiatura non cerca di trasformarla in un’eroina in lotta contro il bigottismo e l’arretratezza culturale del microcosmo in cui vive. Grazia, infatti, sarebbe ribelle e

disubbidiente alle regole in qualsiasi epoca ed ambiente. Sicuramente in un altro contesto la sua

irrazionalita’ potrebbe essere etichettata come originalita’ e magari (ma non e’ detto) troverebbe meno

barriere nella sua possibile espressione, mentre in un’isola lontana dal mondo diventa una malattia da

curare, qualche cosa che mina l’equilibrio, il quieto vivere, il tacito perpetuarsi della tradizione. Sembra

davvero di essere fuori dal tempo, in un’atmosfera di memoria verghiana: il ritmo delle giornate scandito dal lavoro in mare, sotto il sole cocente, o sulla terraferma, a pulire il pesce o a fuggire il caldo. La descrizione della natura e dell’ambiente in cui si muovono i personaggi diventa parte integrante del racconto, un personaggio che racchiude tutti gli altri, una sorta di primitiva ancora radicata in ognuno degli isolani. La macchina da presa osserva luoghi e volti senza giudicare, costruendo un racconto in cui le immagini e i suoni diventano pagine di sceneggiatura. Anche i dialoghi, spesso parlati in siciliano stretto, contribuiscono ad entrare nell’ambiente in cui i personaggi vivono. Gli interpreti, in maggior parte non professionisti, risultano quasi sempre spontanei senza cadere nel bozzetto da esportazione.

Bravissimo il giovane Francesco Casisa, il figlio maggiore della protagonista legato alla madre da un

rapporto molto forte, che esprime, attraverso gli occhi e la postura, tutto il suo disagio. La tragedia e’

dietro all’angolo, ma Crialese non cede alle facili lusinghe del dramma, vuole comunicare altro rispetto

alla circolarita’ di un racconto. E le immagini che concludono il film colpiscono per bellezza, poesia e

* RITORNO A COLD MOUNTAIN

di MINGHELLA ANTHONY, USA 2004, 155′

America, 1860. Il soldato Inman, ferito in battaglia, intraprende un difficoltoso viaggio di ritorno per tornare da Ada, la sua amata.

Intanto la donna si ritrova a dover impedire, da sola, che la fattoria del padre finisca in rovina. L’aiuto le arriva da una vagabonda di nome Ruby che le insegna cosa siano la forza e la fiducia in se stessi.

La fatica di vivere ed amare in un ambiente ostile

* SE SCAPPI TI SPOSO

di MARSHALL GARY, USA 1999, 116′

Inseguirsi.

Un giornalista è licenziato per un pezzo troppo piccante su una donna che è sfuggita più volte al

matrimonio.

Naturalmente si sposeranno.

Julia Roberts è come sempre deliziosa.


* SIDEWAYS

di PAYNE ALEXANDRA, USA 2004, 124′

Alexandra Payne è anche l’autrice di A proposito di Schmidt.

Crescere da adulti.

Due amici quasi quarantenni fanno un viaggio nella California dei vigneti e dei vini.

L’estroverso si rivela un po’ vile. L’introverso forse troverà un nuovo amore.

Filmetto piacevole.

Bellissime le scene in c
ui parlano di “qualità” e dei valori esistenziali del vino.

Recensione di http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=35494

Le vie del vino sono infinite, ma anche profumate, gustose, limpide come il cristallo di un balloon. Il gusto di queste emozioni, hanno dato vita a un film, un road movie, dove l’amicizia fra due uomini di mezza età,

è la dolceamara riflessione sul continuare a essere dei “novelli” giovani o apprezzare i piaceri della

maturità, dell’invecchiamento.

Jack (Thomas Haden Church) è un attore di soap opera in procinto di sposarsi. Il suo migliore amico

Miles (Paul Giamatti), bruttino, dolorosamente divorziato da due anni , e scrittore non proprio di

successo, decide di fargli un regalo speciale. Una settimana sulle strade del vino della California, per un piacevole e intenso addio al celibato fra calici di nettare e campi da golf. Incontreranno anche l’amore, e Miles conoscerà Maya (Virginia Madsen), che, come lui, vive per la gioia di una buona bottiglia.

Ironico e riflessivo, il film di Alexander Payne, delinea i personaggi, le loro forze, le loro debolezze, e le

mette in parallelo al vino, alle modalità dell’invecchiamento, di conservazione, di degustazione. I sette

giorni che Miles e Jack trascorrono insieme sono il percorso di crescita di due uomini, profondamente

diversi fra loro, ma legati da un’amicizia ventennale. La cultura di Miles, espressa da un irresistibile Paul Giamatti (le sue battute scandiscono il film), si scontra con l’istinto animale e grezzo di Jack. E le donne per loro vanno di pari passo con il vino. Per lo scrittore devono essere rare e uniche (come la ex-moglie), da apprezzare e da sorseggiare nella loro maturità; per il belloccio divo da soap opera, devono avere l’immediata esplosività di un “frizzantino”.

Sideways,lento nell’apertura, ironico nel suo incedere, prende vita attimo dopo attimo (verrebbe da dire, sorso dopo sorso), quando le vineyards californiane e le cantine illuminano la scena. E’ la sottile magia di un film, che realmente va lasciato decantare, per apprezzarne le qualità.

Come dice Maya, in uno dei momenti più intensi del film, il vino è vivo, come ognuno di noi. Nasce,

cresce e raggiunge la maturità. In quel momento, ha un gusto fantastico.

* SOGNANDO BECKAM

di CHANDA, USA GB 2002, 112′

Speranze e frustrazioni di Jes e Jules, due ragazze londinesi desiderose di sfondare nel mondo del

football. Purtroppo devono scontrarsi con le rispettive famiglie, che le contrastano duramente: la madre

di Jes, originaria del Punjab, preferirebbe che l’aspirante centravanti imparasse la ricetta per fare il

chapati, il tradizionale pane indiano, mentre quella di Jules vorrebbe che la figlia indossasse abiti più

femminili e si accasasse…

* I SUBLIMI SEGRETI DELLE YA – YA SISTER

di KHOURI CALLIE, USA 2002, 115′

Romanzo familiare visto dalle donne (“Chick Flick”: denominazione americana dei film al femminile).

Le vecchie amiche, in alleanza “terapeutica” con solide ed affettive presenze maschili e nel loro rituale

“ya-ya sister”, aiutano la figlia a riallacciare i rapporti con la madre non poco “disadattata”.

Sullo sfondo: musica Blues e Cajun in una Louisiana piena di fiumi.

Ritemprante

* TI PRESENTO I MIEI

di ROACH JAI, 2000, 108′

Greg, infermiere e di origine ebrea, chiede alla sua ragazza, Pam, di sposarlo. Deve però passare il test

di Jack, il padre di Pam, un De Niro che interpreta professionalmente un personaggio di un’antipatia

sovrumana. Il weekend avrà sviluppi inverosimili e demenziali grazie anche al gatto di Jack, l’himalayano Jinxie. Altre sorprese verrano da un altro matrimonio concomitante e dal fatto che il paparino afferma di essere un ex-agente della Cia anche se in cantina ha ancora una fornita strumentazione di spionaggio.


* TU DEVI ESSERE IL LUPO

di MORONI VITTORIO, ITA 2004, 95′

Vale non ha più una madre. Quattordici anni, desideri, dubbi, domande; la sua vita ruota intorno a Carlo, il padre, giovane tassista con la passione per la fotografia. Hanno un rapporto forte, gioioso ma così esclusivo da non permetterne altri. Ora il loro equilibrio vacilla, Carlo è costretto a fare delle scelte e per Vale l’istinto di ribellarsi si scontra giorno dopo giorno con la paura di rimanere sola. A Lisbona una donna sembra inaspettatamente pronta ad aprirsi ad una convivenza, all’ipotesi di un figlio, ma quando questa possibilità si fa concreta lei scompare. Un giorno Carlo riceve una busta dal Portogallo… Un film anomalo nel panorama italiano. Non certo anomalo perché nessuno lo voleva distribuire (ma poi ha vissuto il suo weekend di gloria nella top five dei film più visti)perché questoi accade a molti. Anomalo perché ha trovato un a sua strada autonoma e perché tratta temi spesso ign orati dal nostro cinema con onestà e attenzione alla psicologia dei personaggi. Che poi ci sia qualche snodo narrativo un po’ ingrippato non è poi così importante. Ciò che conta è il modo in cui lo sguardo viene rivolto a un rapporto (anche questo anomalo nel nostro modesto panorama cinematografico) tra padre e figlia che non devia nell’incesto ma che è così stretto da rischiare di chiudere il resto del mondo al di fuori. Una storia narrata con pudore e partecipazione senza mai scadere nel mélo.

IN http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=35695

* TUTTO O NIENTE

di LEIGH MIKE, GB 2002, 127′

Storie di vita marginali in un quartiere popolare di Londra.

L’improvvisa malattia del figlio mette nuova energia nei rapporti familiari.

Attori di bravura assoluta: “Gli interpreti più che recitare sembrano vivere” (Tullio Kesich).

Scene da ricordare: il padre che chiede in prestito i soldi alla moglie e alla figlia, la fatica del lavoro nella casa di riposo, il figlio che esplode nella difesa del padre …

* TWIN PEAKS – seconda serie (episodi 8-29)

di LYNCH DAVID, USA 1991, 405′

Twin Peaks è una serie televisiva andata in onda all’inizio degli anni ’90 e frutto del lavoro di David Lynch

e Mark Frost. Le vicende sono ambientate in una tranquilla cittadina degli Stati Uniti al confine con il

Canada chiamata appunto Twin Peaks ed iniziano con il ritrovamento del cadavere di Laura Palmer,

ragazza modello da tutti conosciuta e stimata (di cui però si scopriranno particolari agghiaccianti),ed il

conseguente arrivo per l’indagini dell’agente speciale Dale Cooper. Quest’ultimo troverà nella cittadina

amore e amicizie che lo legheranno al luogo sentimentalmente pur riscondrando una doppia vita nella

maggior parte degli abitanti i quali nascondono ognuno numerosi segreti. Ad aiutare l’agente nella

soluzione del caso saranno esseri e situazioni soprannaturali che si uniranno alle sue doti sensitive ed

intuitive. Non di secondo piano si dimostrerà il lavoro dei membri della polizia locale di Twin Peaks come lo Sceriffo Truman, Hawk e Andy che si riveleranno anche ottimi amici. Questa è solo una piccola descrizione della storia che ovviamente è molto più complessa e ricca di personaggi senza contare che anche dopo la scoperta dell’assassino la serie continua e, anzi, si fà ancora più interessante. Moltissimi sono i messaggi o le immagini che si susseguono di continuo nella serie (come il fuoco,la luna, il semaforo,i gufi o la cascata) ma il cui vero significato rimane sempre oscuro.

Compaiono inoltre numerosi personaggi enigmatici il cui ruolo non è mai veramente chiaro come

Bob,Mike, il gigante o il nano che però sembrano tutti legati a luoghi denominati rispettivamente loggia

bianca e loggia nera (ne capirete di più guardando la serie). L’intera serie è stata girata a Snoqualmie ed a Bend, nello stato di Washington.

* UN GIORNO PER CASO

di HOFFMAN M., USA 1996, 108

Entrambi sono divorziati con figli.

Si incontrano, si scontrano. Alla fine si amano


* WILL HUNTING, GENIO RIBELLE

di VAN SANT GUS, USA 1998, 100′

Nei quartieri poveri a sud di Boston, Will Hunting, venti anni, vive in modo precario e disordinato insieme ad alcuni amici teppisti e guadagna qualcosa, lavorando come inserviente nel dipartimento di

matematica del famoso MIT. Tra una chiacchiera e l’altra, e in incontri occasionali, Will si lascia andare ad improvvise citazioni storiche e risolve senza fatica un problema di matematica che sembrava difficilissimo. Tutto ciò attira l’attenzione del prof. Lambeau, che comincia a seguire Will fin quando il ragazzo, arrestato dopo l’ennesima rissa in un bar, viene condannato alla prigione. Lambeau interviene e ottiene la libertà, promettendo al giudice di affidarlo, per un adeguato trattamento, ad uno psicologo.

Dapprima Will deride i medici che provano a curarlo, poi Lambeau decide di affidarsi a Sean, vecchio

compagno di università. I due cominciano a parlare. Sean ha perso da poco la moglie, ed è un vuoto che non riesce ancora ad assorbire. Will lo capisce e se ne serve per metterlo in difficoltà. Tra i due si instaura un rapporto difficile ma molto schietto che tuttavia sembra sfociare in una rottura. Molto seccato per l’andamento delle cose, Lambeau rimprovera aspramente Sean, facendo riaffiorare antichi attriti dei tempi dell’università. Intanto Will, che ha rifiutato importanti proposte di lavoro, conosce Skylar, una studentessa di Harvard, con la quale inizia una relazione. Skylar gli confessa di essere innamorata ma lui rifiuta qualunque discorso affettivo, memore delle delusioni e delle violenze ricevute durante l’infanzia e l’adolescenza. Avendo passato le stesse difficoltà, Sean trova finalmente gli argomenti e le parole giuste per arrivare ad una nuova comprensione con il suo paziente, che alla fine scoppia in lacrime e si lascia convincere ad andare in California a raggiungere la ragazza che lo ama. Will allora parte sull’auto che gli amici gli hanno regalato per i suoi 21 anni.

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