Vai, Cretino d’Agosto! Rifondazione è con te di Giampaolo Pansa. Nel chiamare ‘assassini’ Biagi e Treu, Caruso si è limitato a interpretare quel che pensano molti elettori di Rc

Vai, Cretino d’Agosto! Rifondazione è con te

di Giampaolo Pansa

Nel chiamare ‘assassini’ Biagi e Treu, Caruso si è limitato a interpretare quel che pensano molti elettori di Rc.

Francesco Caruso, deputato di
Rifondazione comunista

Il deputato Francesco Caruso ha sbagliato a sospendersi dal gruppo di Rifondazione comunista. E Rifondazione ha sbagliato ad accettare, o a fingere di accettare, la sua sospensione. Il motivo è lampante: Caruso rappresenta meglio di tanti big del partito di Fausto Bertinotti l’opinione media del militante rifondarolo. Nel chiamare ‘assassini’ Marco Biagi e Tiziano Treu si è limitato a interpretare quel che pensano molti elettori di Rc. Nella sua mezza marcia indietro (“Assassine sono le leggi” che risalgono a quei due), Caruso si è dimostrato anche più sottile. Indicando alla sinistra regressista l’obiettivo della campagna d’autunno: sbaragliare il precariato e le norme che lo sostengono.

Insomma, il Cretino d’Agosto, come lì per lì lo ha definito per convenienza ‘Liberazione’, non è affatto uno sciocco sbruffone. Certo, da Caruso non comprerei un’auto usata. Ed è arrivato alla Camera come capolista di Rc in Calabria non per scelta degli elettori. Bensì perché il vertice del partito, e in primis il Parolaio, l’aveva nominato, in virtù della legge Calderoli, la famosa ‘porcata’. Detto questo, il caso Caruso va osservato da una prospettiva tutta diversa da quella di tanti giornali. Sulla stampa è prevalsa l’indignazione per le parole scellerate. Ma indignarsi non serve a capire quel che è accaduto e ciò che presto avverrà.

Per riuscirci, bisogna partire dall’ultimo test elettorale: le amministrative del 27-28 maggio. Le sinistre arretrano, ma Rifondazione sprofonda. In molte aree ha un’emorragia di voti. Tanto che il segretario, Franco Giordano, dirà: “Ci hanno sradicato dal Nord”. È da quel momento che Rc comincia a temere il crack del partito. E inizia a domandarsi se le convenga o no restare dentro la maggioranza di centro-sinistra. Certo, se Rifondazione abbandona Romano Prodi, il governo cadrà. Ma a Bertinotti e C. del governo non importa nulla. Per loro, prima di tutto, viene la salvezza della parrocchia e la salvaguardia dei voti che la sorreggono.

Ed ecco la prima mossa di un piano evidente. All’inizio dell’estate, i capi di Rc annunciano che, in autunno, si terrà un referendum tra i loro elettori. Con un quesito solo: dobbiamo rimanere dentro il governo del Professore? È una consultazione bizzarra, mai vista nell’Italia dei partiti. Si terrà? Non si terrà? Questo lo vedremo, dicono i big di Rc. Quel che importa è brandire la proposta come un’arma contro il governo, per renderlo più disposto ad accettare le richieste rifondarole.

La seconda mossa è di indire una campagna d’ottobre, da concludere con una manifestazione di piazza a Roma, il sabato 20, sei giorni dopo le primarie del Partito democratico. Lo slogan agitatorio dice tutto: ‘Il governo così non va, uniamoci e diamogli una scossa’. Anche il tema numero uno della campagna è chiarissimo: la lotta al precariato. Ecco una scelta astuta. Che fa presa su milioni di giovani e sulle loro famiglie.

Che cosa accadrà dopo il 20 ottobre nessuno può prevederlo. Ma una lettura attenta di ‘Liberazione’ rivela che la exit strategy dal governo Prodi ha già una base teorica. Domenica 12 agosto l’ha esposta in modo limpido il direttore del quotidiano, Piero Sansonetti. E proprio partendo “dall’offensiva dei conservatori di entrambi gli schieramenti sul caso Caruso”. In Italia, scrive, esistono due destre. Una sta nella Casa delle libertà, l’altra nel centrosinistra, “e forse non è minoritaria”. “La vera anomalia italiana è questa”, conclude Sansonetti. Le due destre “si sovrappongo perfettamente, per le proprie posizioni politiche-economiche, e spesso culturali”. Anche se “non si amano e non coincidono nel ceto politico”. Almeno per ora, aggiungo io.

Ecco la torta al veleno preparata dai cuochi del Parolaio. A metterci la ciliegina ci ha pensato un deputato di Rc, Massimiliano Smeriglio, segretario della federazione romana di Rc. La ciliegia riguarda il probabile leader del Pidì, Walter Veltroni. Lui non è soltanto un gollista, come l’aveva definito ‘Liberazione’. È assai di più e di peggio: “È un conservatore, un oligarca. E vuole cambiare la politica per un’alternanza neoliberista”.

(23 agosto 2007)

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