A Attesa Collocazione

Le FASI DELLA VITA e i suoi OBIETTIVI: Elliott Jacques, Carl Gustav Jung, Wolfang Roth, scheda di Paolo Ferrario, 29 dicembre 2007

In tema di personalità e fasi della vita

In fondo anche la scansione delle fasi della vita è un problema di fini e di mezzi.
Ogni fase della vita ha i suoi obiettivi, perchè il corpo la mente sono nel frattempo cambiati. Occorre accorgersene, però.
Molte “scentrature” derivano proprio dalla incomprensione del fatto che dobbiamo commisurare i nostri mezzi (corpo e mente) agli obiettivi possibili. Quelli che si impongono proprio per quella fase della vita.
E infatti sono così penosi e penose quegli uomini e donne che fanno gli adolescenti quando sono, invece, alla penultima tappa del loro ciclo esistenziale.
Proprio oggi, nel riordinare una parte della mia biblioteca, mi sono imbattuto in questa riflessione:

“Tutti conoscono i tentativi coatti fatti da molte persone di mezza età, di ambo i sessi, per restare giovani,le loro preoccupazioni ipocondriache per la salute e l’aspetto, la comparsa della promiscuità sessuale, con lo scopo di dimostrare la loro giovinezza e potenza, la loro fatuità e l’incapacità di godersi relamente la vita.
Sono tutti tentativi di una gara contro il tempo. Oltre all’impoverimento della vita emotiva come conseguenza delle precedenti attività, c’è il pericolo di un vero deterioramanto del carattere. La perdita di contatto con la realtà psichica incoraggia la disonestà intellettuale, indebolisce la struttura morale e il coraggio”

in Elliott Jacques, Lavoro, creatività e giustizia sociale, Boringhieri, 1978, pag 73-74

Crescere ed educarsi, perchè l’adulto dovrebbe educarsi, anche alla luce della esperienza, ad ogni età.

Che affascinante progetto!

Sulla soglia del mio cinquantavovesimo anno  così mi rappresentavo il tempo trascorso:

INFANZIA (1959 meno 1948: vita durata 11 anni); 

ADOLESCENZA (1963 meno 1959: vita durata 4 anni); 

FORMAZIONE (1973 meno 1963: vita durata 10 anni);

ETA’ ADULTA (2003 meno 1973: vita durata 30 anni); 

LAVORO (2007 meno 1973: vita durata 34 anni); 

ANNI DI VENEZIA (2003 meno 1997: vita durata 7 anni); 

AMORE (2007 meno 1982: vita durata 25 anni);

POLITICA (2001 meno 1973: vita durata 28 anni); 

PRE-VECCHIAIA (2007 meno 2003: vita durata finora 4 anni)

Wolfang Roth, inseguendo Carl Gustav Jung, la racconta così:

L’infanzia, l’adolescenza, l’età media, la maturità e infine la «saggezza» e l’approssi­marsi della morte sono cinque fasi fondamentali che han­no bisogno di forze archetipiche specifiche per la loro rea­lizzazione.
Il compito principale nell’infanzia consiste nel fare i pri­mi passi verso un Io stabile, ovvero di differenziare in sen­so junghiano il complesso dell’Io. Poiché l’Io, con le funzio­ni della coscienza, nasce dalla matrice originaria dell’in­conscio collettivo e può essere dunque concepito come una «propaggine» del Sé, all’archetipo del Sé spetta qui un ruo­lo decisivo. Nell’interazione con i genitori si attivano le strut­ture archetipiche che corrispondono all’elemento materno e paterno. Qui si origina il compito evolutivo del distacco e della differenziazione rispetto ai complessi genitoriali.
Questo processo si prolunga nell’adolescenza. Nella fa­se del distacco dai genitori e del raggiungimento dell’auto­nomia, è soprattutto l’archetipo dell’eroe ad acquistare un significato particolare. L’esplorazione e la conquista del mondo risalgono prevalentemente a quelle esperienze «eroiche» che nella storia dell’uomo sono state raccolte e, per così dire, «archetipicamente archiviate» in innumerevoli variazioni. Anche gli archetipi centrali del femminile e del maschile, l’Anima e l’Animus, si presentano nell’adole­scenza all’uscita dalla fase di latenza e vengono esperiti proiettivamente nei primi innamoramenti.
Nella prima età adulta, che abbraccia all’incirca il perio­do tra i 25 e i 40 anni, l’archetipo dell’eroe è ancora impor­tante, ma stavolta si tratta della capacità di imporsi e del su­peramento della realtà nei confronti di molteplici resistenze e pericoli disseminati lungo la strada che porta all’identità personale e professionale. Nell’archetipo dell’eroe sono pre­senti le capacità necessarie per potere resistere al risucchio della regressione, ovvero l’«essere nuovamente inghiottiti» dall’elemento materno e, più in generale, dall’inconscio. Contemporaneamente viene raggiunta una fase di vita in cui può delinearsi una svolta fondamentale dall’estroversione prevalente, fino ad allora necessaria, all’introversione.
L’età adulta intermedia, che va all’incirca dal quarantesimo al cinquantacinquesimo anno di vita, va intesa come un «superamento dello zenit», come un volgersi definitivo verso la seconda metà della vita. In questa fase si costella in modo particolarmente frequente l’archetipo del Fanciullo «divino», che si riflette, per esempio, in sogni di bambini. In tal modo si riattiva e si rigenera il «fanciullo inferiore» con le sue doti creative e spirituali. Si possono così scoprire e sta­bilire nuovi compiti di vita e una nuova ricerca di senso.
Questo processo prosegue nell’età adulta successiva (maturità), che va all’incirca dai 55 ai 75 anni. Con l’approssimarsi del­la «saggezza» possono schiudersi nuove libertà rispetto ai ruoli predefìniti. Può attuarsi, grazie a un atteggiamento di introversione, uno sguardo retrospettivo sulla vita condot­ta fino a quel momento e può prodursi un legame con la «to­talità». L’archetipo del «Vecchio saggio» ha qui un compito centrale. Il confronto e l’integrazione dei temi della «sag­gezza» non soltanto si uniscono allo sguardo retrospettivo e alla ricerca approfondita del senso della vita, ma sono ca­ratterizzati allo stesso tempo dal senso di una separazione prossima, dunque dall’approssimarsi della morte.
Verso la fine della vita, questo processo può essere ca­ratterizzato daun’ulteriore e più profonda introversione, nella quale si perviene anche a un’«organizzazione rove­sciata» delle funzioni dell’Io, che trova la sua espressione nell’indebolimento e nella perdita. In questa fase di allen­tamento e di addii, dunque di disposizione a morire, l’ar­chetipo della morte, che si può esprimere simbolicamente, per esempio con l’immagine del barcaiolo, ha un significa­to particolare.

In Wolfang Roth, Incontrare Jung – introduzione alla psicologia analitica(2003), Edizioni Magi, 2005, p, 166-168

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