Silvia Montefoschi, Tu sei in quanto io ti penso …

http://www.divshare.com/flash/playlist?myId=5942322-b78Il canto d’amore del Vivente ovvero l’epifania dell’infinito

 

Tu sei

in quanto io ti penso

quale pensante me

e io sono

in quanto tu mi pensi

quale pensante te

sicchè

tu non cessi di pensarmi

e quindi di esserci

finchè io ti penso

e io non cesso di pensarti

e quindi di esserci

finchè tu mi pensi

 

E se

è il mio pensarti

a far sì che tu ci sia

quale pensante me

ed è il tuo pensarmi

a far sì che io ci sia

quale pensante te

tu non puoi cessare

di pensare me

perché io non posso cessare

di pensare te

e noi

non possiamo che

pensarci all’infinito

 

Ma se

è il nostro reciproco pensarci

a porci in essere

nell’infinito dirci

“Tu sei”

che

quale atto supremo dell’amore

ci fa l’un l’altro

garanti della vita

noi stessi siamo l’infinito

 

L’infinito infatti

si dà solamente

nell’intersoggettività

dove

il soggetto che pensa

non ha più bisogno

per esserci

quale pensante

di conoscersi nella finitudine

del suo pensato

perché si riconosce

nel pensare infinito

dell’altro soggetto che pensa

 

E se noi stessi

siamo l’infinito

l’infinito

finalmente è

perché

l’infinito non è

se non

in chi è infinitamente

 

 in Silvia Montefoschi,  La glorificazione del vivente nell’intersoggettività tra l’uno e l’altro, Golden Press, Genova

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