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Paolo Giordano La solitudine dei numeri primi | TartaRugosa

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Paolo Giordano (2008)

La solitudine dei numeri primi, Mondadori

Il bandolo è la violenza. La matassa è la vita.

Alice e Mattia – i due numeri primi gemelli – una violenza subita, la prima, ed una agita, il secondo.

Per entrambi la mancata rielaborazione del dramma, ombra tragica che incombe sul percorso della vita in divenire.

Una bambina, un bambino. Una ragazza, un ragazzo. Una donna, un uomo. Due destini le cui strade si incontrano perché “lui rifiutando il mondo e lei sentendosi rifiutata dal mondo, si erano accorti che non faceva poi una gran differenza”.

L’incomunicabilità del dolore subito, ma non sufficientemente sofferto, peserà come un macigno su Alice e Mattia, chiusi nella loro bolla diautoesclusione dal mondo. Quella violenza originaria è ora una soluzione disponibile a tutti e due per vivere la vita.

Alice mediante l’anoressia, sottile, giocata con astuzia, ma non sufficientemente per nascondere l’annullamento della propria femminilità quando tenta l’esperienza matrimoniale con uomo che non ama, “perché l’amore di chi non amiamo si deposita sulla superficie e da lì evapora in fretta”.

Mattia mediante l’autolesionismo che prende il sopravvento in forma spontanea ed automatica ogni qualvolta c’è la richiesta di un contatto, una relazione, un avvicinamento.

“… la pelle delle mani gli era diventata così asciutta che l’unico modo per accorgersi che quegli arti erano ancora i suoi era di passarci sopra una lama.”

”Dimmi cosa hai fatto alle mani. … Vuoi davvero sapere cosa ho fatto alle mani? … Allora guarda qui … Strinse il coltello con tutte e cinque le dita. Poi se lo piantò nell’incavo tra l’indice e il medio e lo trascinò giù fino al polso”.

L’impenetrabilità di Mattia, la sua chiusura, l’ordine protettivo del suo mondo numerico lo mantengono ad avere come referente unicamente se stesso, annullando ogni possibile accoglienza dell’altro che lo vorrebbe come soggetto d’amore.

Ma violenza anche sullo sfondo di queste due vite, scure pennellate di atteggiamenti che rinforzano la solitudine dei due numeri primi gemelli.

Genitori assenti, travolti anch’essi dalla propria sofferenza che impedisce di ricevere corpo, volontà e progetti dei figli. “Lo sai che è soltanto colpa tua se io sarò così per sempre. Il padre di Alice appoggiò la forchetta sul bordo del piatto. Con una mano si coprì gli occhi, come se stesse riflettendo profondamente su qualcosa. Poi si alzò e uscì dalla stanza. … Fernanda disse oh Alice, senza compassione o rimprovero, solo scuotendo la testa rassegnata. Poi seguì il marito nell’altra stanza”.
“La lettera era indirizzata al Dott. Mattia Balossino .. Sua madre non gliel’aveva mostrata fino a cena, forse per l’imbarazzo di averla aperta senza permesso. Non l’aveva fatto apposta, non aveva nemmeno guardato il nome del destinatario: Mattia non riceveva mai posta. … la madre di Mattia sentì un calore avvampare alla faccia. Si accorse che non aveva a che fare con il timore di perderlo. Al contrario, desiderava con tutte le forze che lui accettasse, che sparisse da quella casa, dal posto che ogni sera a cena occupava di fronte a lei, con la sua testa nera crollata verso il piatto e quell’alone contagioso di tragedia che lo circondava”.

Amiche spietate tra cui Viola, modello su cui Alice pone il suo desiderio di identificazione, e che dimostra essere in realtà una capetta meschina che le amiche “le aveva scelte una per una e da ognuna aveva preteso un piccolo sacrificio, perché la sua amicizia te la dovevi meritare”.

E quando arriva il turno di Alice le sarà riservata una prova umiliante: una caramella al gusto di fragola che “Viola, tenendola tra pollice e indice … trascinò lentamente lungo tutta la parete … a filo dello spigolo, dove lo sporco era coagulato in batuffoli di polvere e grovigli di capelli … si avvicinò al lavandino, dove le ragazze si sciacquavano le ascelle e la faccia dopo l’ora diginnastica. Con la caramella raccolse la mucillagine biancastra che ricopriva la parete interna dello scarico …Tornò di fronte ad Alice e le mise quella schifezza sotto il naso … Alla fragola, come volevi tu”.

Ma violenza anche come possibilità relazionale perché chi non sa riconoscersi nel proprio destino, diverso da come lo si sarebbe voluto, ci si avviluppa come in una prigione che resiste ad ogni possibile cambiamento.

Violenza quindi per chi ama e non può essere riamato.

Denis, amico omosessuale, compagno di banco innamorato di cui “in tutta la durata della loro amicizia Mattia aveva pronunciato il nome sì e no tre volte, perché Denis era sempre vicino a lui, come un’estensione naturale dei suoi arti”, ma che non può ottenere nulla a proprio favore.

“Aprì il libro di storia a caso e iniziò a studiare a memoria la sequenza di tutte le date che trovò stampate da quellapagina in poi. Quell’elenco di cifre, messe in fila senza un senso logico, formò una striscia sempre più lunga nella sua testa. Seguendola, Mattia si allontanò lentamente dal pensiero di Denis in piedi nella penombra e si dimenticò del vuoto che adesso stava seduto al suo posto”.

Fabio, marito di Alice, scoprirà la circolarità ineluttabile del far male “Lui prese la confezione in cartone del riso … Inclinò il pacchetto e il riso comiciò a rovesciarsi a terra …Alice tirò uno schiaffo allo stinco di Fabio. Lui reagì scuotendo la gamba con forza e colpendola con un calcio appena sotto la spalla sinistra. Il ginocchio difettoso di sua moglie fece quel che potè per tenerla su, si piegò prima avanti e poi indietro, come un cardine disassato, e poi la lasciò cadere a terra”.

Nadia, che riesce a far vivere a Mattia la sua prima notte d’amore, un istinto “che venne fuori con violenza e guidò i suoi gesti con sicurezza”. Ma nell’ascolto del sonno di lei “Mattia pensò che se il rapporto tra i periodi dei loro respiri era un numero irrazionale, allora non c’era alcun modo di combinarli e trovare una regolarità”.

E così, tra i goffi tentativi di liberarsi dalle proprie catene, si conferma l’inesorabile sorte dei numeri primi: “ I numeri primi … sono numeri sospettosi e solitari. …tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero”.

Anche Alice e Mattia ingaggiano seduttive danze per aggirare l’incomodo ostacolo che sta fra loro nel mezzo, con la fatica estrema di dover ogni volta inventare un nuovo passo e ogni volta dover prendere coscienza che quell’ostacolo da lì non si potrà mai smuovere, perché, come è nella logica della successione numerica, tra l’11 e il 13 il numero 12 è ineluttabile.

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