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Il Mart, Museo di Arte Moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, 13 gennaio 2009

Il Mart, Museo di Arte Moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

L’architetto Mario Botta vive a mezz’ora da Como, in Svizzera. Oggi pomeriggio, in libreria, mi dicevano che è molto simpatico e gradevole nell’incontro. Costui ha avuto la competenza e la fortuna di realizzare costrutti urbani di grande valore:

Ne parlo perché è lui, assieme a Giulio Andreolli, il progettista del

Museo d’arte moderna e contemporanea Mart di Trento e Rovereto ,

dove si tiene la

Mostra Il secolo del Jazz, curata da Daniel Soutif, che abbiamo visitato il 2 gennaio a Rovereto.

 

Già il fatto che nel mezzo di una valle, lontano dai grandi flussi di traffico e in una piccola cittadina di provincia, sia stato realizzato un museo di tale bellezza e capacità culturale la dice lunga sulle attitudini della classe dirigente locale di quel territorio. Ricordo, infatti, che furono politici locali di estrazione democristiana a realizzare negli anni ’60 la facoltà di sociologia, a Trento. Ed ora Rovereto è sede di una Facoltà di scienze cognitive. Mica male in tema di “fare cose grandi in luoghi piccoli” !

 

Per arrivare al Mart, dalla stazione ferroviaria 

 

 

si percorre corso Carlo Rosmini (latinista e storico della prima metà dell’Ottocento che nacque qui)


 

fino ad arrivare all’omonima piazza, da dove si svolta a sinistra per imboccare corso Bettini

 

 

Una abilità progettuale di Mario Botta è la sua capacità di stabilire un equilibrio formale fra la nuova costruzione ed il vecchio contesto urbano. Lo si può osservare anche in questa realizzazione (nuova Sede della Banca Nazionale di Grecia):

 

 

La costruzione del Mart è arretrata rispetto alle vecchie case che si affacciano sulla via

 

 

L’effetto integrativo delle due tipologie edilizie è ottenuto con quel corridoio che passa fra gli edifici di prima fila

 

 

 

Indubbiamente l’effetto visivo più affascinante è la grande cupola in acciaio e plexiglas cui manca uno spicchio:

 


 

 

In genere siamo abituati a meravigliarci davanti alle grandi opere del passato: chiese gotiche, edifici neoclassici, strutture rinascimentali, tanto che sembra impossibile che nella modernità si possano ripetere simili meraviglie. In questo caso, invece, il Mart di Mario Botta e Andreolli,riesce a reiterare lo stupore che si prova guardando verso l’alto con mezzi e culture architettoniche del tutto moderni:

 

 

Un’altra peculiarità di forte impatto è l’uso dei lastroni di pietra gialla di Vicenza, tradizionalmente usata da Andrea Palladio che rivestono il muro tondeggiante dell’area circolare antistante:

 

 

 

Una porta girevole automatica consente l’accesso al museo, che si struttura su quattro livelli: il sotterraneo, pianterreno e altri due piani

 

 

 

 

 

 

I due piani adibiti alle esposizioni sono fra loro collegate una scala a pianerottoli principale e, inoltre, da due originali scale circolari che si prestano a diventare spazi per raccogliere frasi, scritti  e graffiti. Dalle feritoie è possibile rimirare la cupola.

 




 


 

La mostra è situata al secondo piano

 


Non ci sono dubbi: per tanti motivi Rovereto ed il suo Mart è un Luogo potente.

Lo dimostra questa lettera di Simona Rinaldi che arriva qui a distanza di ormai 5 anni:

Accolgo con affetto e ammirazione questo tuo post, il Mart, sia come edificio, sia per il luogo nel quale è ubicato, sia per le mostre in corso e per la forza che rappresenta, sono a me molto cari. Ti lascierò qua un piccolo contributo in merito. Ti scrivo, per dirti, che mi fa piacere che questo contenitore magico sia oggi custode di tracce, suoni, a te così cari, come il jazz e la sua storia. Io c’ero a Dicembre, il 15, all’inaugurazione della mostra al mezzanino, Alchimia dell’immagine, di una speciale e cara amica, Giusy Calia, autrice anche dell’immagine “Corpo Celeste” a rappresentare la Magnifica Ossessione che avrete sicuramente visitato. Vedere queste tue foto, mi rassicura, perchè in un certo senso, mi sembra che, giocando con il tempo, le nostre orme si siano incontrate a spasso tra spazi d’arte e poesie. Rovereto è luogo di musica(Mozart), di futurismo(Depero), di genius loci (valli e vini), di urla (museo della grande guerra) uno spazio racchiuso, limitato, che può a tratti indurre claustrofobia, ma dove ci si sente anche pervadere da una sorta di scintilla intuitrice….che riscalda come il percorso che avete fatto, Corso Rosmini, ( dove ho soggiornato diverse volte, all’hotel Rovereto), la stazione, la piazza crocevia, dove si erge il bel palazzo liberty….passi, densi di significato per me. Come andare al Mart a visitare la mostra di un’amica; una mostra alla quale assisti e che per la quale sei stata coinvolta nel percorso creatore, che si è sviluppato per più di un anno, da dietro al sipario. Fare quel percorso, quei passi che ti portano dalla stazione al Mart, compresi gli stop, i semafori e le biforcazioni, diventa così luogo indelebile della mente, come ogni nostro caro luogo….Paolo, ogni nostra condivisione nell’etere.

Sai, quella stazione dei treni, quella piccola stazione, io l’associo a questo:
http://www.artemagazine.it/arte-classica-e-moderna/3922/giorgio-de-chirico-al-castello-aragonese-di-otranto/

  •  Fotografie di Luciana

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Vacanzine

Paolo Ferrario Mostra tutti

https://mappeser.com/paolo-ferrario-2/

4 pensieri riguardo “Il Mart, Museo di Arte Moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, 13 gennaio 2009 Lascia un commento

  1. Accolgo con affetto e ammirazione questo tuo post, il Mart, sia come edificio, sia per il luogo nel quale è ubicato, sia per le mostre in corso e per la forza che rappresenta, sono a me molto cari. Ti lascierò qua un piccolo contributo in merito. Ti scrivo, per dirti, che mi fa piacere che questo contenitore magico sia oggi custode di tracce, suoni, a te così cari, come il jazz e la sua storia. Io c’ero a Dicembre, il 15, all’inaugurazione della mostra al mezzanino, Alchimia dell’immagine, di una speciale e cara amica, Giusy Calia, autrice anche dell’immagine “Corpo Celeste” a rappresentare la Magnifica Ossessione che avrete sicuramente visitato. Vedere queste tue foto, mi rassicura, perchè in un certo senso, mi sembra che, giocando con il tempo, le nostre orme si siano incontrate a spasso tra spazi d’arte e poesie. Rovereto è luogo di musica(Mozart), di futurismo(Depero), di genius loci (valli e vini), di urla (museo della grande guerra) uno spazio racchiuso, limitato, che può a tratti indurre claustrofobia, ma dove ci si sente anche pervadere da una sorta di scintilla intuitrice….che riscalda come il percorso che avete fatto, Corso Rosmini, ( dove ho soggiornato diverse volte, all’hotel Rovereto), la stazione, la piazza crocevia, dove si erge il bel palazzo liberty….passi, densi di significato per me. Come andare al Mart a visitare la mostra di un’amica; una mostra alla quale assisti e che per la quale sei stata coinvolta nel percorso creatore, che si è sviluppato per più di un anno, da dietro al sipario. Fare quel percorso, quei passi che ti portano dalla stazione al Mart, compresi gli stop, i semafori e le biforcazioni, diventa così luogo indelebile della mente, come ogni nostro caro luogo….Paolo, ogni nostra condivisione nell’etere.

    Sai, quella stazione dei treni, quella piccola stazione, io l’associo a questo:
    http://www.artemagazine.it/arte-classica-e-moderna/3922/giorgio-de-chirico-al-castello-aragonese-di-otranto/

    • che bel pezzo di memoria. nulla mi stupisce di te: conosco ormai la tua infaticabile e continua ricerca delle tracce. sono legatissimo a quelle terre: ho studiato a trento fra il 1969 e il 1972. ho avuti lì l”iniziazione sessuale” (ero un giovane tardivo). e poi ho fatto il militare fra trento e bolzano. ma mi mancava il mart. e ci voleva il jazz per spingermi di nuovo in quel territorio che mescola così bene i grandi comuni della convalle e gli erti monti. il tuo commento è così bello che vorrei incollarlo anche nel post
      grazie tantissime per la tua esistenza e la nostra amicizia

  2. Per un meraviglioso scherzo dell’inconscio, solo ora, mi rendo conto, che lo hai visitato nel 2009, e trovo questo fatto, egregia testimonianza della circolarità del tempo e della forza delle reverie.
    Il potere dei luoghi e dell’immaginario desiderio, che sono i ricordi per la mente , sono capaci di fare riemergere anche eventi sincronistici laddove il mai accaduto è l’unica realtà vissuta.

    • ciao carissima
      il fatto è questo: sto piano piano recuperando tutti i post di quando avevo il blog su splinder
      è un lavoraccio improbo
      ma ho, come te il culto della memoria
      un caro saluto

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