Dialoghi con il sogno: una serata con Paolo Cozzaglio, Paola Manzoni, Sergio Bettinelli

Dio, che pioggia!

Da Como oltrepasso Cantù, passando per vie conosciute. Mi perdo una volta, poi trovo la strada giusta per Mariano Comense

… Dio, che pioggia …

Gli scrosci delle pozzanghere fanno traballare la precaria Hyunday. Sempre qualcuno dietro con le sue luci, sempre qualcuno di fronte con le sue luci. Non sono tranquillo: sono un viaggiatore da treni

Oltrepasso lo svincolo, faccio la discesa, vedo un cartello “Centro”, ma il centro svanisce. Mi sono perso per la seconda volta. Vedo una persona: “si va di là, poi gira a sinistra e torna indietro: il paese è così”.

Mi perdo per la terza volta. Decido di tornare a Como. Ma riprovo: una ragazza sotto la tenda del bar mi dice: lì a destra. Insomma: sono arrivato.



La questione è che occorre re-imparare a raccontare i sogni, come si è già fatto alle origini delle civiltà umane.

Ma prima ancora occorre imparare a riconoscerne il valore.

Dunque: è ancora una volta questione di apprendimento ed intenzione


E’ questo il cuore del libro:

a cura di Paolo Cozzaglio, DIALOGHI CON IL SOGNO: incontri diurni e notturni con l’inconscio, Zephyro Edizioni, Collana ANIMA & SPIRITO a cura di Baldo Lami


Tre fra gli autori (Cozzaglio stesso, Paola Manzoni e Sergio Bettinelli) argomentano sul tema in un incontro pubblico alla sala civica di Mariano C. , la sera del 2 aprile 2009.

Ben 50 persone in sala, di cui 10 uomini. E’ è sempre così, un po’ per la mortalità più precoce, un po’ perché sono le donne quelle che più tendono alla creatività. Vista la pioggia a dirotto e lo stato della cartellonistica è un successo.

Ma c’è un perché.

Molti dei presenti hanno già fatto un corso sui sogni con il dott Foieni (non so se ho sentito bene il nome) all’interno delle iniziative per la vecchiaia attiva della Unitre – Università della terza età.

Lui è accogliente e bravo. Dice che il corso era centrato sulla storia dei sogni, i loro tipi, e sulla lettura in gruppo. Sembra proprio che gli incontri siano andati bene.



Ecco gli ingredienti alchemici di un incontro serale riuscito: un tema che ci tocca personalmente, un po’ di preparazione personale, un docente che sa fare il suo mestiere, tre esperti senza spocchia professorale.



Ma alle spalle e sotto la superficie c’è ancora qualcosa: un editore di nicchia qualitativa e il fantasma di una vivente.

L’editore Zephyro e l’animatore della collana Baldo Lami, che hanno pubblicato il libro su come apprendere a dialogare con il sogno (grande opera a mio modesto giudizio) e Silvia Montefoschi.

Beh sì: Silvia era lì. In quella sala vedevo concretamente il suo grande progetto filosofico e psicologico: il lavoro sulla propria singola e personalissima psiche è un lavoro sociale. Nella psiche individuale si rispecchia e rifrange la psiche universale. E la psicoanalisi è lo strumento relazionale che rivela questa connessione, perché è:


il culmine del momento conoscitivo umano del reale,

che rivela l’essere così com’è,

nell’atto di interrogarsi su se stesso

citato in Cozzaglio, op.cit. p. 18


Vengo agli appunti della conversazione della sera.

Paolo Cozzaglio, in una sintesi davvero magistrale, sviluppa il suo ragionamento attorno a 5 punti:



  • La modernità ed il positivismo hanno fatto perdere il significato che le persone hanno sempre dato al sogno. Le neuroscienze, tanto in auge oggi, vanno sempre di più in questa direzione. Perdiamo così qualcosa di noi.
  • Freud produce una prima rivoluzione affermando che: i sogni hanno un significato; parlano al singolo sognatore; dicono qualcosa d’altro alla persona, gli suggeriscono altri aspetti di sé. Tuttavia per Freud il sogno è un occultamento, piuttosto che uno svelamento: si presentano camuffati, per evitare i conflitti con le grandi forze che presiedono la psiche umana (eros e thanatos, amore e aggressività, pulsione di vita e pulsione di morte). “per Freud il linguaggio onirico è l’attuazione mascherata di un desiderio proibito” (op. cit. p. 28)

  • Jung va oltre ed imbocca un’altra strada. Il sogno non è solo una espressione della propria psiche individuale. Il sogno, attraverso i simboli, ci mette a contatto con il patrimonio di tutti gli esseri umani, così come fa l’arte. Dunque il sogno non occulta, bensì svela: dice cose nuove sull’individuo ma anche sulla umanità tutta

  • Silvia Montefoschi parte da Jung, ma a sua volta va oltre ed imbocca ancora un’altra strada. Il sogno ha un significato universale, perché i problemi personali rispecchiano la situazione sociale. La singola persona, attraverso il processo che lei chiama “intersoggettività” esprime la condizione umana di fronte alla sua storia. In questa prospettiva Montefoschi definisce il simbolo in due modi “il modo di dire di un indicibile”, e il “modo di dirsi di un indicibile” (op.cit. p. 18). Colloca cioè il lavoro di rapporto con i simboli nel quadro di relazioni intersoggettive significative

  • I sogni non hanno la stessa valenza emotiva. Ed occorre lasciar parlare anche quelli negativi , perché sono interlocutori di noi stessi che danno orizzonti di senso attraverso le immagini



Paola Manzoni ha sviluppato questo ragionamento:

  • Occorre prestare attenzione ad una serie di sogni (perfino quelli di un anno). Attraverso i loro mutamenti noi apprendiamo anche il nostro mutamento. Vedendo come cambiano le nostre immagini interiori prendiamo consapevolezza che noi stessi mutiamo. E questo allarga la superficie della consapevolezza

  • I sogni non aiutano a trovare la felicità, tuttavia aiutano a trovare un senso: il che non è poca cosa

  • Mettiamoci in gioco, come fanno i bambini. Giochiamo con i sogni. Apriamo le orecchie : “ascolta questa voce”

  • Il mondo occidentale tende a separare mente e corpo. Ma noi siamo esseri unitari. Solo partendo dalle nostre ferite (la sofferenza psichica e somatica) possiamo intraprendere le vie della conoscenza


  • In questa chiave anche un incubo ci dice: … ascolta … allarga lo sguardo. Se ci lasciamo andare il sogno diventa un compagno prezioso



Sergio Bettinelli ha sollecitato l’attenzione al tema del transfert. Però lo ha detto con parole semplici ed empatiche:

  • Il sogno è una manifestazione dell’inconscio e quindi aiuta a conoscere i problemi

  • Ma la questione cruciale è : quale è il problema?

  • Quando i due inconsci (quello del paziente e quello dell’analista) cominciano a parlarsi ecco che si istaura una benefica relazione per entrambi i soggetti, che si parlano attraverso i sogni. Il sogno, dunque, è l’oggetto comune della relazione intersoggettiva. E’ questa triangolazione a produrre l’energia necessaria a far fronte alle esigenze di trasformazione personale



Le persone del pubblico hanno immediatamente interagito con i relatori, mentre il dott. Foieni era in evidente soddisfazione per il successo formativo del corso e per l’andamento veramente sereno e produttivo della serata.



Riassumo qui ancora qualche punto significativo in termini di apprendimento ed allargamento della coscienza:

  • Meglio scrivere i sogni. Sono materiali preziosi da non perdere. Magari si ricorderà solo qualcosa, ma piano piano si riacquisterà l’abitudine a ricordarli. Si scopriranno cose fantastiche

  • Non esagerare con l’interpretazione. Talvolta l’interpretazione è una gabbia razional razionalistica che ne riduce la forze espressiva.

  • La domanda giusta non è “cosa vuol dire il sogno”? ma “cosa vuoi dire con il sogno”? e questo è possibile farlo solo attraverso rapporti dialogici

  • Il tempo per sè della pre-vecchiaia diventa una opportunità straordinaria per riflettere, per darsi spazio e tempo per fare riemergere queste dimensioni assopite. In proposito mi è venuta una associazione con un altro libro molto arricchente della collana Anima & Spirito: Jane R. Prétat, La terza donna: gli anni d’oro della trasformazione della terza età (Coming to age. The croning Years and Late-Life Transformation, 1994), Zephyro edizioni, 2001. Sostiene questa autrice: “Uno dei cambiamenti più importanti che si verificano nella nostra vita sta cominciando solo da poco a essere oggetto di attenzione. Negli anni compresi fra la mezza età e la vecchiaia, in quel periodo della vita in cui non si è più nel fiore degli anni ma neppure ancora davvero vecchi, la maggior parte di noi subisce un processo di transizione. Corpo ed anima indugiano sulla soglia della vecchiaia. Fra i cinquanta e i settant’anni siamo chiamati ad affrontare una profonda trasformazione. La vita cambia radicalmente e lo stesso succede a noi, al nostro corpo, alla nostra psiche, alla nostra mente e al nostro spirito. Questo, anche se è augurabile, è proprio ciò che ci fa paura” op.cit. p. 13

  • I sogni hanno anche una valenza compensativa: raccontano la parte di te che non volevi riconoscere

  • Cos’è l’inconscio collettivo? Sono le radici salde che vanno oltre noi. Un albero con radici forti regge alle bufere

  • Il Cepei- Centro di psicologia evolutiva intersoggettiva da qualche anno raccoglie in forma anonima i sogni che le persone inviano spontaneamente. Non c’è interpretazione, che richiede un rapporto intersoggettivo. Tuttavia questa raccolta ha già oggi il valore di far intra-vedere quel valore universale dei simboli, di cui parlavano Jung e Montefoschi



Conclusione

In quella sala, in una cittadina della Brianza comasca, dentro una notte buia e piovosa, 50 persone si sono ritrovate, come in un rituale sociale, a recuperare la possibilità di conoscersi meglio (e così di conoscere il mondo esterno).

Lei, Silvia Montefoschi, la pioniera della unità fra persona e società attraverso la mediazione della psiche, era lì a trovare conferma della fecondità della sua teoria del vivente

0 replies

  1. Comprerò questo libro.Ho fatto un lungo percorso con Lorenzo Bignamini sui sogni. Parlavamo e analizzavamo i miei quasi quotidiani sogni, pieni di simboli e spesso premonitori.Ora lavoro come counselor clinico, i sogni sono rimasti i miei elementi guida e ponte- canale di comunicazione e intercessione con il collettivo e continuano ad essere un elemento importantissimo nel mio percorso spirituale.Sono contenta di aver "incontrato" questo libro e in qualche modo "rincontrato" Lorenzo Bignamini. Leggerò presto e lascerò un mio commento a fine lettura.Daniela Milano

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  2. e io, cara daniela milanosono altrettanto contento che hai trovato questo mio piccolo ricordo di quella serata di presentazione.fra i tanti libri sui sogni, questo è davvero molto bello e di produttiva lettura.buoni giorni a te

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