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Io, gli altri, motivo conduttore della Fiera internazionale del libro, Torino 2009

La conoscenza del prossimo ha questo di speciale: passa necessariamente attraverso la conoscenza di se stesso».Così Italo Calvino.

La scelta dell’Io come motivo conduttore della Fiera 2009 nasce dalla constatazione di quanto oggi l’Io sia malato. Esibizionista, egoista, autoreferenziale, indifferente al destino e alle necessità degli altri, ha perso il senso della comunità ed è incapace di elaborare progetti condivisibili, di riconoscersi in una causa di utilità comune. Un Io che non sa guardarsi dentro, e invece di affrontare una coraggiosa autoanalisi preferisce creare un alter ego virtuale da far circolare in rete, offrendo di sé un’immagine edulcorata che non corrisponde al vero: non il ritratto di quello che si è, ma di quello che si vorrebbe essere. Un inganno romanzesco, una proiezione immaginaria.

La riflessione sul motivo conduttore della Fiera 2009 si apre con le neuroscienze. Come funziona il nostro cervello, sede deputata dell’identità? Quali sono le conoscenze acquisite e quali le direzioni della ricerca? Ne parla Edoardo Boncinelli, biologo di sperimentate capacità divulgative. Insieme a lui, Giacomo Rizzolatti, che con il suo team dell’Università di Parma ha scoperto i cosiddetti neuroni-specchio, che attraverso l’osservazione dei comportamenti altrui finiscono per avere un ruolo importante nell’apprendimento.

Toccherà poi alla psicoanalisi, che cento anni fa ci ha rivelato come l’Io sia tutt’altro che monolitico, ma piuttosto una trinità, secondo l’ipotesi freudiana: Io, Es, SuperIo. Autorevoli esponenti delle tre maggiori scuole psicoanalitiche, la freudiana, la junghiana e la lacaniana, ci daranno le rispettive definizioni.

Come si è sviluppata nel Novecento la percezione e la rappresentazione del Sé? Siamo passati da un Io che si doveva dissolvere nelle grandi masse, nei partiti, nei movimenti, reprimendo il proprio narcisismo e il proprio diritto alla gratificazione, a un Io edonista che ricerca unicamente il proprio utile e piacere individuale. La società è diventata non una aggregazione di sodali, ma una somma di atomi, una massa inerte in adorazione di figure carismatiche. Il cesarismo è appunto al centro della lectio magistralis di Luciano Canfora. Dall’ipertrofie dell’Io alle sue fragilità (il fenomeno dell’anoressia, testimoniato dalla scrittrice francese Isabelle Caro). Mentre Enzo Bianchi ripropone la fraternità e la condivisione come unica via d’uscita a una crisi che prima di essere economica e finanziaria è anzitutto morale.

Dall’Io al noi, al gruppo, agli altri, ai diversi. Negli ultimi vent’anni, il diverso è diventato l’icona stessa del Male, il nemico potenziale, l’aggressore cui è soltanto possibile opporre la violenza. E’ questo il tema del dialogo tra Luce Irigaray e Marco Aime, tra filosofia e antropologia. Il filosofo Giovanni Reale ci ricorda che «l’Io non è un vero Io senza un rapporto con il Tu». E ai diversi e ai loro diritti è dedicato il nuovo libro di Annamaria Bernardini De Pace.

Come si sono visti e rappresentati gli uni gli altri, nei secoli, arabi, ebrei e cristiani? Rispondono autorevoli studiosi quali Paolo Branca, Giulio Busi e Ermis Segatti. La violoncellista Elena Cheah, che suona nella Divan Orchestra di Daniel Barenboim, ci ricorda l’esperienza di un gruppo di giovani musicisti ebrei, arabi e cristiani che suonano insieme anche nei momenti più tormentati della storia di questi anni, come la guerra del Libano.

Esiste un «noi» europeo? Il grande storico inglese Donald Sassoon, che riceve a Torino il Premio Alassio Internazionale, parla dell’identità culturale degli Europei dall’Ottocento a oggi.

In che modi l’Io si racconta in opere letterarie, autobiografie, memoriali, lettere? Che cosa significa lo scrivere di Sé? L’autobiografia è davvero un’occasione di disvelamento o è piuttosto un occultamento, un travestimento, la costruzione della maschera che intendiamo porgere agli altri? Di questo discutono critici e scrittori come Alfonso Berardinelli, Giorgio Ficara, Elena Loewenthal, Giulio Ferroni, mentre Rosetta Loy dialoga con Daria Bignardi su come si racconta la famiglia, motore primo di ogni approfondimento romanzesco. La voce che dice Io in letteratura è oggetto della lectio di Alberto Manguel. Melania Mazzucco, appassionata biografa di Tintoretto, dialoga con Rosellina Archinto sull’Io tra letteratura e pittura. Margherita Oggero e Bruno Gambarotta parlano di come si può scrivere di sé parlando d’altro: scrivendo le favole con animali.

Paolo Ferrario Mostra tutti

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