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La generazione 1946-1950: lo stesso Tempo


1946
: Bruno Tabacci, Hallstrom Lasse , David Lynch, Giacomo Marramao, Giorgio Montefoschi, Michele Placido, Nicola Piovani, Renzo Foa, Riccardo Cocciante, Vittorio Giardino

1947: Alessandro Dal Lago, Alessandro Haber, Alessandro Dalai, Carlo Buzzi, Carlo Freccero, Ermanno Cavazzoni, Francesco Giavazzi, Giulio Tremonti, Guido Crainz, Mario Draghi, Mario Luzzatto Fegiz, Paul Auster, Riccardo Chiaberge, Renato Mannheimer, Rob Reiner, Roberto Formigoni, Roberto Piumini, Salman Rushdie, Stephen King, Umberto Ranieri, Walter Siti; Walter Tobagi (assassinato dalla Brigate rosse della sinistra)

1948: Alberto Garuti, Aldo Busi, Aldo Grasso, Angelo Panebianco, Beppe Grillo, Bernard – Henry Levy, Al Gore, Brian Eno, Carlo Panella, Cesare Damiano, Enrico Deaglio, Ezio Mauro, Fabio Mussi, Gabriele De Ritis, Gerard Depardieu, Gerardo Monizza, Giancarlo Bosetti, Gino Strada, Giulio Sapelli, James Ellroy, Jean Reno, Ian McEwan, Luigi Manconi, Massimo D’Antona (1948-1999), Marco Tronchetti Provera, Maurizio Nichetti, Nick Drake, Remo Girone, Sergio Chiamparino, Sergio Cofferati, Sergio Cusani, Stefano Benni, Stephen King, Toni Capuozzo, Tullio Solenghi, Basilio Luoni; Alberto Manguel, Renzo Martinelli, Romano Madera, Tony Judt (1948 – 2010)

1949: Akeng, Almodovar, Antonello Venditti, Giorgio Legrenzi, Enrico Bordogna, Haruki Murakami, Lorenzo Arduini; Martin Amis, Massimo D’Alema, Stefano Folli, Mino Fuccillo, Nando Dalla Chiesa, Mark Knopfler, Paolo Mereghetti, Paolo Mieli, Patrick Suskind, Philippe Daverio, Piero Fassino, Richard Gere, Stefano Folli, Stefano Rulli

1950: Angelo Branduardi, Carlo Verdone, Giorgio Faletti, Gabriele Salvadores, Guglielmo Epifani, Peter Gabriel, Luca Ricolfi, Marco Tullio Giordana, Maurizio Sacconi, Nino Frassica, Philippe Delerm, William Hurt, Piergiorgio Odifreddi, Renato Zero

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0 pensieri riguardo “La generazione 1946-1950: lo stesso Tempo Lascia un commento

  1. Le donne pare siano portate dalla cicogna e non nascano; questo vizio tutto maschiole di selezionare il mondo e l’universo eliminando o taglando via il Femminile (e le donne) è un viizo duro a morire, poi quando scrivo che il patriarcato è l’apologia millenaria dell’onanismo maschile, son o forse eccessiva???

    • rispondo solo per gentilezza
      questo blog è una autobiografia e questo post è per ricordare i miei contemporanei di sesso maschile. e non è offensivo verso le donne.
      quanto al mio rapporto con le donne la migliore testimone è mia moglie e non certo una superficiale passante

  2. La nostra anonima amica mai nata sa fin troppo bene che si nasce di donna, e le donne ci ricordano ad ogni piè sospinto che i maschi non nascerebbero proprio se non ci fossero le donne. Hanno, però, contemporaneamente, il vezzo di trascurare il dettaglio che non si nasce per partenogenesi. Le donne senza il maschio sono sterili: non generano nulla.
    L’obiezione facile di una mia alunna, secondo la quale i maschi sarebbero ormai inutili, grazie alle Banche del seme, dimostra la miseria culturale, e conseguentemente morale, di chi non comprende l’effetto dirompente esercitato dalla Tecnica sull’Etica: la nostra esperienza ne è uscita stravolta rispetto a tutti gli ambiti della nostra esperienza, dal nascere al morire.
    La Banca del seme serve alle donne che non riescono ad essere madri. Servirsene come argomento contro i maschi è stupido: di seme maschile si tratta. si potrebbe insinuare che ricorre a questi argomenti chi ha rabbia da smaltire ancora e non si capisce bene nei confronti di chi: assumere l’intero genere umano maschile come affetto da vizi atavici e brandire la clava del senso di colpa – devi scontare quello che hai fatto negli ultimi millenni – è come accusare le donne di essere anaffettive, incapaci di essere mogli madri casalinghe nello stesso tempo. I cahiers de doléances sarebbero infiniti: tutti abbiamo motivi per recriminare contro qualcuno, per i torti subiti, le incomprensioni…

    Io e Paolo apparteniamo alla schiera non piccola dei maschi che negli ultimi trent’anni hanno subito un’autentica mutazione antropologica: la mutazione antropologica subita dalle donne è andata avanti parallelamente a questa.
    Non si tratta di elencare ciò che di femminile io so fare, in casa e altrove.
    Il dato cruciale è l’assunzione piena della fine della metafisica dei sessi: non esistono (più) il Maschio e la Femmina. Non c’è più da rivendicare un’identità di genere da portare in dote nelle relazioni umane.
    Siamo singoli, persone dotate di sensibilità umana e politica, che ci permette di fare e di non fare. Siamo interamente responsabili di quello che facciamo, tranne il fatto di essere nati in un certo luogo e in una certa famiglia.
    Come sostiene in maniera definitiva Nadia Fusini, se mi chiedono che uomo sia l’uomo che ho di fronte e che donna sia la donna che ho di fronte, vado a vedere come quest’uomo sia uomo con la sua donna e come questa donna sia donna con il suo uomo. Questo è collocarsi oltre ogni metafisico dissidio dei sessi e delle culture: quando incontriamo qualcuno, incontriamo persone non razze o generi.

    Il suggerimento di Paolo di andare a vedere chi sia Luciana – la ‘sua’ Luciana – è la migliore risposta. La lista è incompleta, certo. Se leggiamo attentamente, però, che tipo di maschio Paolo abbia messo nelle sue liste, anno per anno, ci renderemo conto facilmente del fatto che sono “vere presenze”, cioè persone grandi e piccole che hanno scandito tempi felici e no della sua vita. Non si tratta di liste valide per tutti: sono le sue liste. Il fatto che ci sia anche il mio nome, accanto a quello di grandi del nostro tempo, ne è la conferma.

    I nomi delle donne che hanno guidato e che guidano ancora la nostra vita non è meno lungo.

    • grazie, gabriele
      hai ben capito la mia ricognizione fra questi contemporanei maschi.
      rileggo i nomi. ogni tanto mi accorgo che altri dovrei aggiungere. fra quei nomi vedo i morti .
      ricordare (o come dice emanuele severino “credere di ricordare”) è uno degli agganci fondanti al nostro camminare lungo il tempo
      e qui non c’entrano nulla le esclusioni femminili. ben altro è il mio intento
      un caro saluto a te
      paolo

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