Tartarughe esotiche in guerra

A 15 minuti dal mio giardino esiste una proprietà in cui abitano “tartarughe extracomunitarie” di varie provenienze. Sono bellissime. Le guardo sempre come un’adolescente ammira le topmodel. In particolare le geochelone sulcatahanno un fascino incredibile: enormi, con grosse zampe rivestite da squame e una bocca capace di divorare una grossa zucchina in 4 bocconi.

Anche quest’anno (il terzo dal loro arrivo) ho chiesto notizie al proprietario e, più in generale, se tutto l’eterogeneo allevamento dei miei consimili avesse superato bene questa difficile primavera.

L’aggiornamento ricevuto mi ha profondamente turbato. Un geochelone ha brutalmente decapitato un esemplare più giovane di dimensioni inferiori e un altro si è procurato lesioni così gravi e mortali da far pensare a un caso di suicidio.

La crescita ponderale conquistata in un anno, inoltre, ha costretto l’amatore di questi esemplari a cercare spazi ancora più ampi di quelli già cospicui messi a disposizione.

Ma non è finita. Altre tartarughe terrestri africane, nonostante il terrario protetto e climatizzato, sono state sorprese dalle repentine variazioni climatiche (escursioni fino a 20° nell’arco di 24 ore) e sono decedute per probabile polmonite.

Insomma, una tragedia.

Nella mia caparbietà di TartaRugosa, curiosa soprattutto di capire il perché di questi attacchi guerrieri fra maschi geocheloni (e anche con femmine) ho consultato il libro di Fabrizio Pirotta “Tartarughe terrestri. Imparare a conoscerle per allevarle con cura e rispetto del loro benessere” Ed. Calderini, trovando la seguente testimonianza dell’autore: “Altro problema, questa volta di autolesionismo, consiste nel forte senso di territorialità di questa specie. In natura ogni esemplare, maschio o femmina che sia, conduce infatti una vita solitaria attorno alla tana che ognuno si scava nel terreno. Questa esistenza solitaria è interrotta solo durante la stagione degli accoppiamenti. Per tutto il restante periodo dell’anno gli animali saranno particolarmente aggressivi con chiunque osi invadere il loro territorio. Ciò significa che in cattività non si potranno assolutamente tenere altre tartarughe nello spazio dedicato alle Sulcata; se così fosse, gli intrusi, sicuramente di dimensioni inferiori, sarebbero sottoposti a ripetuti attacchi, soprattutto da parte dei maschi, che oltre ad essere possibili cause di pericolosi capovolgimenti, potrebbero anche causare gravi ferite inflitte dai poderosi rostri sporgenti dalla parte anteriore del piastrone. Purtroppo questa aggressività, tipica dei maschi, si manifesta al di fuori del periodo degli amori anche verso le femmine della stessa specie”.

L’autore conclude dicendo che ben pochi sono i lati positivi nell’allevare testuggini così particolari. Le difficoltà sono talmente elevate che ben presto ci si potrebbe trovare nella condizione di volersi liberare a tutti i costi degli animali allevati.

Non sempre l’amore per le tartarughe giustifica la pretesa di volerle adattare in un clima che non corrisponde a quello delle loro origini.

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