Il discorso del Presidente Napolitano in occasione dell'incontro con l'Associazione ebraicaKeren Hayesod

Signor Presidente,

a poco meno di un anno di distanza dalla mia visita di Stato in Israele – compiuta nel sessantesimo anniversario della fondazione di Israele e nel sessantesimo anniversario della Costituzione repubblicana italiana – accolgo con piacere al Quirinale Lei – che è un amico di vecchia data dell’Italia e che per anni ha risieduto e operato in questa città – e i Delegati della “Keren Hayesod“, confluiti a Roma da ogni parte del mondo.

La decisione della Vostra Associazione di tenere nella capitale italiana la Conferenza Mondiale annuale è una testimonianza ulteriore della profonda amicizia che lega le nostre due nazioni.

E’ un’amicizia che trascende i tradizionali vincoli politici, diplomatici o economici tra Stati, grazie alla straordinaria ricchezza delle interrelazioni tra le nostre società civili, prima ancora che tra le nostre Istituzioni.

E’ un legame che si è arricchito grazie anche al contributo – sempre vitale, generoso e ricco di ingegno – degli ebrei d’Italia. Essenziale è stata la loro partecipazione ad alcuni dei momenti fondanti della storia di questa nazione, dal Rinascimento al Risorgimento, fino alle battaglie per l’unità d’Italia.

E siamo da sempre, voi e noi, portatori di quella civiltà mediterranea, che presenta profondi elementi unitari sul piano culturale e religioso al di là delle distinzioni e diversità.

Keren Hayesod” incarna gli ideali che hanno animato il processo di edificazione e di consolidamento dello Stato di Israele, e che sono alla base dell’amicizia tra l’Italia moderna e il moderno Israele. Tra essi, la solidarietà occupa un posto centrale. Sappiamo quale funzione la vostra Associazione abbia svolto innanzitutto come efficace strumento di ricerca e mobilitazione delle risorse sociali, politiche, economiche e finanziarie atte a sostenere la costruzione del nuovo Stato, e di essenziale legame di fratellanza tra la diaspora e Israele.

E non ci sfugge come, con i suoi programmi a beneficio dei figli degli emigranti in Israele, e con le sue iniziative a sostegno della formazione e dell’integrazione di quanti giungono e vengono accolti in Israele, la “Keren Hayesod” dimostri di dedicarsi, con lungimiranza, alle giovani generazioni, all’istruzione e alla coesione sociale.

Tra i fondatori della “Keren Hayesod” – nel 1920 a Londra – figura, tra gli altri, Haim Weizman, futuro Presidente dello Stato di Israele. Da allora iniziò quel grande processo nazionale e umano che condusse migliaia di ebrei da tutto il mondo a popolare la Terra di Israele, trasferendovi le conoscenze e le esperienze maturate nei Paesi d’origine per porre le fondamenta di uno Stato indipendente e vitale, libero e democratico.

Il nuovo Stato sorgeva – grazie anche all’opera di Associazioni come la “Keren Hayesod” – sulla base di un’indelebile coscienza unitaria, sopravvissuta a due millenni di dispersione del popolo ebraico, forte di una fede religiosa comune, ma anche dell’amore per la scienza e per la tecnologia. Non è un caso se, il mese scorso, l’Istituto scientifico che nel 1933 fu fondato, prima ancora della nascita dello Stato, sempre da Haim Weizman e che oggi ne porta il nome, ha visto assegnato ad uno dei suoi scienziati, la Professoressa Ada Yonath, il Premio Nobel per la Chimica.Nella sua lunga storia il popolo israelitico è sopravvissuto a traversie che avrebbero annientato qualunque altro popolo ; ha affrontato ingiustizie e prove durissime e, nel secolo scorso, l’immane tragedia della Shoah.

Anche quando le decisioni del governo di Israele possono risultare controverse, deve restare netta la distinzione tra ogni critica, sempre possibile, all’operato di chi di volta in volta guida Israele, e la negazione, esplicita o mascherata, – mascherata, anche, da antisionismo – delle ragioni storiche dello Stato di Israele, del suo diritto all’esistenza e alla sicurezza, del suo carattere democratico.

Memore del passato, l’Italia respinge con forza i proclami di quanti ancora si levano a invocare scenari di morte e distruzione di Israele. Le aberrazioni di quella Shoah di cui qualcuno vorrebbe occultare la tragica storia, non debbono mai ripetersi in nuove forme di persecuzione, fino al genocidio, in nessuna parte del mondo.

Ma la grande sfida che Israele deve ancora vincere è la sfida della pace : l’unica garanzia duratura per continuare a crescere e prosperare entro confini sicuri e col più ampio riconoscimento internazionale, accanto ad uno Stato palestinese indipendente, stabile e vitale. E’ una sfida che richiede una determinazione e una fede non minori di quelle che Israele ha dovuto impiegare per assicurarsi prima la sopravvivenza e poi la propria affermazione come Stato. Da amici sinceri, senza nascondere le nostre preoccupazioni, confidiamo che la saggezza e il coraggio di Israele si tradurranno nelle decisioni e nei gesti indispensabili, anche se difficili, perché possa al più presto riprendersi e giungere finalmente a conclusione il negoziato israelo-palestinese, il processo di pace nel Medio Oriente.

Posso assicurarvi che Israele potrà sempre contare – nel non semplice c
ammino verso la pace – sul convinto appoggio dell’Italia, condiviso da tutte le forze parlamentari e dall’opinione pubblica, animate da sentimenti di genuina simpatia e solidarietà nei confronti di Israele.

Sento anche di potervi esortare – alla vigilia della tanto attesa entrata in vigore del Trattato di Lisbona – ad avere fiducia nell’Unione Europea e nella sua aspirazione ad agire con maggiore incisività per l’affermazione nel mondo dei suoi valori fondanti, che sono la pace, la democrazia, il rispetto dei diritti e del diritto internazionale, il dialogo e la tolleranza. L’Europa intende fare ancor più la sua parte per favorire la pace in Medio Oriente, nella consapevolezza che sia questo un passaggio essenziale per la stabilità dell’area e del mondo intero.

Con questo forte auspicio, formulo i miei più sentiti voti di successo per i lavori della Conferenza Mondiale della “Keren Hayesod“, che Roma ha il piacere di ospitare.

Fonte: Presidenza della Repubblica

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