A Attesa Collocazione

Sono a pagina 367 di David Brun-Lambert, Nina Simone, una vita, traduzione di Laura Cecilia Dapelli e discografia di Gianni Del Savio, Kowalski editore, Milano 2008, p. 440

Caro Paolo,

sono quasi alla fine. Pagina 367…non voglio che finisca. 
E’ come se mi preoccupassi della vita di una persona ormai finita da tempo. Ho paura che muoia, che si faccia del male, ma Nina è gia morta.

‘Non c’è fine alle sue pene.’ 
Nina lascia Andy. Quindi Barbados, San Francisco, Barbados,poi torna a casa, dove una nuova delusione l’aspetta: il padre.
Scoraggiata, delusa anche dall’unica persona rimastale, Nina interpreta My Sweet Lord, di George Harrison, e la magnifica Isn’t it a Pity: “constatazione dell’impotenza di fronte alla sete di distruzione del genere umano. Dice che dobbiamo donare, donare per ricevere, aprire le nostre porte per credere nell’amore e nella compassione come virtù essenziali alla salvezza della nostra anima. Perchè la bellezza e tutta intorno a noi, che vergogna essere ciechi fino a questo punto.”

Ma allora perchè compie gli stessi errori della madre? perchè abbandona Lisa così frequentemente? Perchè si comportò con la figlia come la sua stessa madre fece con lei? La malattia?
Le crisi aumentano e comincia per lei un periodo di bancarotta affettiva e finanziaria. Bisognerà aspettare la fine degli anni ottanta a Nijmegen, Olanda, per 
rivedere Nina in gran forma, circondata da un team di persone fidate che si interessano a lei, alla sua salute, alla sua musica, alla sua vita.

Non c’è fine alle pene di Nina, ed è come se lei sapesse che non sarebbe mai stata felice, non lei. Nina potrebbe essere uno dei bellissimi personaggi shakespeariani, un Macbeth, che, consapevole di ciò che non può essere, nonostante tutto, non riesce a cambiare il suo destino, non le è concesso. 
Eppure, noi che leggiamo la sua vita, che ascoltiamo la sua musica, non la giudichiamo, non la colpevolizziamo; al contrario, proviamo per lei simpatia e affetto. La ammiriamo. La amiamo. Le portiamo fiori.

Simona di Taranto

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6 risposte »

  1. grazie simona per avermi ricordato questa fase della vita di nina simone
    il suo declino è davvero terribile
    credo abbia inciso tutto quanto dici (la malattia, il rapporto con quella stronza di sua madre, quello con il padre, i fratelli forse solo strumentali per i suoi successi)
    sta di fatto che la sua vita è del tutto incompatibile con la sua arte.
    arte e vita davvero scissi in lei.
    c’è una canzone fra le prime da lei cantate, quando era all’apice del successo, che anticipa quel destino: Black Swan. la trovi in Live at carnegie hall

    ciao e ancora grazie
    buoni giorni
    e fiori, fiori per nina, nina simone

  2. intervista a rufus wainwright su repubblica 02.4.2010
    ” Io sono cresciuto con Schubert, Gainsbourg, Nina Simone. E li rispetto”

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