JARRETT TRIO Al LAZZARETTO DI BERGAMO


Nel corso del tempo il trio è divenuto una macchina sempre più perfetta, eliminando orpelli e contenendo esuberanze. Basta vedere il ruolo di De Johnette, mai cosi’ basilare e fondamentale nel suono complessivo, e sempre assolutamente controllato e minimale. Esattamente il contrario di quello che accade invece nella maggior parte dei progetti personali del batterista. Anche l’apporto di Peacock mi è parso particolarmente concentrato ed in evoluzione; mai solo supporto ritmico ma sopratutto melodico, liricamente alternativo al leader, con un suono di inconfondibile bellezza.
Il repertorio è ovviamente il solito: la grande canzone americana più qualche brano preso direttamente dalla penna di grandi jazzisti (Thelonious Monk, John Lewis,…). Due set, il primo di circa 50 minuti con la musica che sale progressivamente di intensità, raggiungendo il culmine nella coda improvvisata dell’ultimo pezzo. Sono momenti di magia pura, con Jarrett che inventa una melodia costruita su poche note ripetute. Tensione e rilascio, bellezza e rapimento. I piatti che scandiscono meravigliosamente il tema, poi la musica si acquieta e purtroppo giunge la pausa che spezza l’incantesimo.
l’intero articolo qui:

PARANOIE E MAGIE: JARRETT TRIO A BERGAMO su Mondo Jazz

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