E.M. Cioran, Dopo aver dettato legge ai due emisferi, gli occidentali sono sul punto di diventarne lo zimbello: spettri inconsistenti, sopravvissuti



“Nella metropolitana, una sera, mi guardavo attentamente intorno: eravamo tutti venuti da qualche altro posto… Fra noi, tuttavia, due o tre facce di qui, sagome imbarazzate che avevano l’aria di chiedere scusa d’esser lì. A Londra, lo stesso spettacolo.
Le migrazioni, oggi, non avvengono più per spostamenti compatti ma per infiltrazioni successive: ci si insinua a poco a poco fra gli ‘indigeni’, troppo esangui e troppo superiori per abbassarsi ancora all’idea di un ‘territorio’. Dopo mille anni di vigilanza, si aprono le porte… Quando si pensa alle lunghe rivalità tra francesi e inglesi, poi tra francesi e tedeschi, si direbbe che tutti quanti, indebolendosi reciprocamente, avessero il solo compito di affrettare l’ora della comune disfatta, affinché altri campioni d’umanità venissero a dar loro il cambio. Allo stesso modo della vecchia, la nuova Voelkerwanderung susciterà una confusione etnica di cui non si possono prevedere nettamente le fasi. Davanti a queste facce così disparate, l’idea di una comunità anche solo appena un po’ omogenea è inconcepibile. La possibilità stessa di una moltitudine così eteroclita suggerisce che nello spazio che essa occupa non esisteva più, presso gli autoctoni, il desiderio di salvaguardare nemmeno l’ombra di un’identità. A Roma, nel terzo secolo della nostra era, su un milione d’abitanti, sessantamila soltanto sarebbero stati di ceppo latino. Non appena un popolo ha condotto a buon termine l’idea storica che aveva il compito d’incarnare, non ha più nessun motivo di preservare la propria differenza, di coltivare la propria singolarità, di salvaguardare i propri tratti in mezzo a un caos di volti.
Dopo aver dettato legge ai due emisferi, gli occidentali sono sul punto di diventarne lo zimbello: spettri inconsistenti, sopravvissuti nel vero senso della parola, votati a una condizione di paria, di schiavi deboli e fiacchi, alla quale sfuggiranno forse i russi, questi ultimi bianchi. Essi hanno ancora un qualche orgoglio, che è il motore, no, la causa della storia. Quando una nazione non ha più orgoglio, e cessa di considerarsi la ragione o il pretesto dell’universo, si autoesclude dal divenire. Ha capito – per sua fortuna o per sua disgrazia, secondo il modo di vedere di ciascuno. Se affligge l’ambizioso, in compenso essa affascina il meditativo un tantino depravato.” 

E.M. Cioran, da Squartamento, traduzione di Mario Andrea Rigoni, pagg. 30-31

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