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La tartaruga nei sogni

Nei sogni, la tartaruga con il suo incedere lento e metodico, indica al sognatore la necessità di una maggiore consapevolezza delle sue azioni, di una “lentezza” che si esprima in riflessione e metodo e non esploda in impulsività e fretta. In questo prospettiva la tartaruga può comparire allo scopo di equilibrare periodi stress, di movimento frenetico o di pensieri incontrollabili.

Il suo ritrarsi all’interno del guscio è l’equivalente simbolico di introversione e meditazione, qualità che possono aiutare il sognatore a superare situazioni che sfuggono al suo controllo, o che, come sopra, possono equilibrare componenti di superficialità o istintività, di avventatezza o di estrema passionalità. Può riferirsi anche alla preghiera e al bisogno di centrarsi, recuperando un contatto spirituale.

La resistenza e robustezza della tartaruga sono il simbolo di una forza che il sognatore può trovare in se stesso, così come la longevità e la leggendaria pazienza la rendono immagine degli attributi che si ha forse bisogno di recuperare: una visione a lungo temine che non si arresti all’immediato, una capacità di spaziare con la mente e con i progetti volgendosi al futuro, una sicurezza e fiducia nel fare un passo dopo l’altro anche in condizioni avverse.

Per il suo contatto con l’elemento terra, partecipa anche di significati relativi all’abbondanza, al senso di rigenerazione e fecondità, può rappresentare la generatività del femminile, una femminilità attenta e materna, solida e tollerante.

La tartaruga nei sogni può rappresentare la madre, l’anziana nutrice o una figura di riferimento saggia e comprensiva, la sposa che attende paziente, una Penelope che sa sfidare l’urgenza del presente e la cui sicurezza non viene alimentata dalla speranza, ma dalla fede.

da: Tartaruga nei sogni.

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“Probabilmente la propensione già dalla tenera età ad esercitare più sguardo e ascolto che linguaggio era un indizio predittore di quello che avrei voluto “fare da grande”. E così sono diventata psicologa, affascinata dal funzionamento della struttura psichica di coloro che, per definizione clinica, vedono disgregata la propria personalità. Guarigione improbabile, ma uno spazio infinito per poter agire sull’individuo e sulla società. Ecco perché ho scelto la riabilitazione psico-sociale nel settore della malattia mentale. Da quindici anni il mio interesse è rivolto al problema della demenza, ai malati che smarriscono la loro identità, alle loro disperate famiglie e agli operatori che li assistono. E se si considera l’ultima tappa della vita la forma estrema del dissolvimento, allora anche lì ho trovato una collocazione, accanto ai morenti. Qualcuno, leggendo il mio profilo, potrebbe fare gesti di scongiuro. Eppure il contatto con queste realtà è straordinariamente arricchente, poiché ti insegna a guardare all’esistenza con un orientamento necessariamente costruttivo, positivo e progettuale. Un po’ alla maniera di Stannah, che ha interpretato il bisogno del movimento come proprio cavallo di battaglia per rendere più agevole le salite, non solo quelle fatte da gradini, ma anche quelle delle opinioni, dei giudizi e dei pregiudizi. E chissà che proprio da queste pagine arrivino notizie e proposte incoraggianti per coloro che credono che la terza età corrisponda all’inizio della discesa!”

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